Ha resistito al tempo, alla concorrenza, ha cambiato aspetto, formula, è sparita e tornata. Ed è di nuovo lì. Quando alle 18 il Paris Saint-Germain sfiderà in finale il Flamengo non ci sarà una partita di calcio, ci sarà la Coppa Intercontinentale, una volta valeva il tetto del mondo, non c’era niente di grande, si era campioni solo così: «Era il trofeo dei trofei — racconta Aldo Serena che l’ha vinta nel 1985 insieme a Platini, Tacconi, Cabrini e gli altri di quella Juventus di Trapattoni campione d’Europa — si parlava solo di portarla a casa. Ero arrivato in estate, c’era una partita per la storia e un’attesa forte.
Ne ero affascinato da bambino, erano le emozioni dell’infanzia, l’eco di racconti mitologici, del Milan in Argentina, di Combin picchiato, di partite mitiche». Quella del 1969 tra gli argentini dell’Estudiantes e il Milan di Rocco finì con una caccia all’uomo, giocatori minacciati e arrestati, Nestor Combi…
Ha resistito al tempo, alla concorrenza, ha cambiato aspetto, formula, è sparita e tornata. Ed è di nuovo lì. Quando alle 18 il Paris Saint-Germain sfiderà in finale il Flamengo non ci sarà una partita di calcio, ci sarà la Coppa Intercontinentale, una volta valeva il tetto del mondo, non c’era niente di grande, si era campioni solo così: «Era il trofeo dei trofei — racconta Aldo Serena che l’ha vinta nel 1985 insieme a Platini, Tacconi, Cabrini e gli altri di quella Juventus di Trapattoni campione d’Europa — si parlava solo di portarla a casa. Ero arrivato in estate, c’era una partita per la storia e un’attesa forte.
Ne ero affascinato da bambino, erano le emozioni dell’infanzia, l’eco di racconti mitologici, del Milan in Argentina, di Combin picchiato, di partite mitiche». Quella del 1969 tra gli argentini dell’Estudiantes e il Milan di Rocco finì con una caccia all’uomo, giocatori minacciati e arrestati, Nestor Combin con il viso gonfio e pieno di sangue, una foto che fece il giro del mondo e i rossoneri con la Coppa.
Ci furono poi gli anni delle rinunce: la sfida tra l’europea che aveva vinto la Coppa dei Campioni e la sudamericana che aveva conquistato la Libertadores si trasformava in una battaglia, soprattutto quando una tra andata ritorno si giocava da quell’altra parte dell’oceano, metteva a dura prova caviglie ginocchia e legamenti. Rinunciarono l’Ajax di Cruyff, il Bayern e il Liverpool. Negli anni 80 venne la partita secca e lo sponsor, il miglior giocatore vinceva una macchina che veniva consegnata in campo con una gigantesca chiave finta.
Sparisce nel 2005
Tutto bellissimo ed epico, fino all’eclissi. Nel 2005 l’Intercontinentale puf, sparita, niente più regina del mondo, niente più spareggio tra Europa e Sudamerica, apriamoci al mondo, anche se nel resto del pianeta il calcio ha un altro valore. Spazio al Mondiale per club, prima a 6 squadre, poi come è stato creato, si è trasformato. Ha ingrassato conti e formula arrivando a 32 squadre come quest’estate.
E infine, lo scorso anno il grande ritorno. Ma oggi Psg-Flamengo non sarà una partita mitica come quelle che ricordava Aldo Serena: «Quando sono coinvolti tutti i continenti, girano tanti soldi, si intasano i calendari, non concedi spazio di riposo ai giocatori, abbassi la qualità, crei meno attesa e svaluti il prodotto».
La nuova formula e la finale di oggi
La nuova Intercontinentale è iniziata a settembre: gli egiziani del Pyramids al Cairo hanno eliminato l’Auckland City e a Gedda poi i campioni d’Asia dell’Al-Ahli. Poi sono stati eliminati dal Flamengo. Fresco fresco arriva il Psg, qualificato di diritto come campione d’Europa che gioca solo la partita di Doha. Il Flamengo che con Zico diede una lezione di calcio al Liverpool nel 1981, tenterà la mission impossible dopo 44 anni contro una delle squadre più ricche d’Europa, di soldi e di talento. Inevitabilmente favorita, anche perché le squadre europee hanno monopolizzato i Mondiali per club e le coppe, una sudamericana non vince dal 2012 quando a trionfare fu il Corinthians. Non resterà forse nella memoria dei giocatori, mentre Aldo Serena la sua finale ce l’ha scolpita: «Io della partita di 40 anni fa ricordo tutto, anche il viaggio, lo scalo in Alaska perché non si poteva sorvolare l’Unione Sovietica, l’erba secca, il pallone che non scorreva, gli avversari che giocavano sporco e che non sembravano così forti, invece lo erano. La partita rocambolesca e i rigori parati da Tacconi. Oggi con un torneo così lungo, diluito, con una formula così contorta è un evento annacquato. Ed è inevitabilmente meno fascinoso».