Roma - “Mi voleva la Juventus, ma ho scelto la Roma perché il progetto era più difficile”. Alla vigilia dello scontro Champions di sabato (dalle 20.45, Allianz Stadium), Gian Piero Gasperini torna sulle motivazioni che l’hanno spinto verso Trigoria. “Sono contento di com’è andata”, sorride il tecnico giallorosso. Parla delle scelte del passato e di quelle del presente. Quelle di campo, per tenere dietro la Juventus (26 punti), quinta dietro alla sua Roma (30). La squadra di Luciano Spalletti – uno dei tanti ex della partita – è “forte, ha la vittoria nel dna. I bianconeri sono un punto di riferimento. Perché se batti la Juventus vuol dire che sei competitivo”.
Il rapporto di amicizia con Spalletti
Il rapporto con Luciano è “amichevole”, dice Gas…
Roma - “Mi voleva la Juventus, ma ho scelto la Roma perché il progetto era più difficile”. Alla vigilia dello scontro Champions di sabato (dalle 20.45, Allianz Stadium), Gian Piero Gasperini torna sulle motivazioni che l’hanno spinto verso Trigoria. “Sono contento di com’è andata”, sorride il tecnico giallorosso. Parla delle scelte del passato e di quelle del presente. Quelle di campo, per tenere dietro la Juventus (26 punti), quinta dietro alla sua Roma (30). La squadra di Luciano Spalletti – uno dei tanti ex della partita – è “forte, ha la vittoria nel dna. I bianconeri sono un punto di riferimento. Perché se batti la Juventus vuol dire che sei competitivo”.
Il rapporto di amicizia con Spalletti
Il rapporto con Luciano è “amichevole”, dice Gasperini. “Quando Spalletti era all'Inter, è capitato di andare a cena insieme. Quando era commissario tecnico ci sentivamo spesso, è venuto tante volte a Zingonia. Ora ci sentiamo poco, ma ci saluteremo cordialmente, c'è un clima sereno”, aggiunge. Domani sarà una gara “importante per la classifica”. Quella che la Roma, fino a qualche settimana fa, comandava. Ma i risultati “non erano casuali”, anzi. “Siamo bravi e queste prime 15 partite lo dimostrano. Una buona striscia che può dare indicazioni”. Contro la Juventus capiremo “quanto siamo forti”, spiega Gasperini.
L’enigma Dybala
Un’indicazione vitale per fare le ultime considerazioni prima del mercato invernale. Anche se di trattative (il doppio colpo Zirkzee-Raspadori), l’allenatore della Roma non vuole ancora parlarne: “C’è tempo. Adesso voglio pensare alla partita”. Dove i dubbi restano. Centravanti o falso nove? “Vediamo come sta Dybala. Ha motivazioni alte. Non credo alla carenza di motivazione, l’importante – il tecnico lo ribadisce ancora – è che lui stia bene”. L’alternativa, lì davanti, è Ferguson. Mentre Soulé non si discute: “Sono molto soddisfatto di lui. Ha caratteristiche speciali, che piacciono alla gente”. Quando parla della questione centravanti, Gasperini sentenzia: “È importante avere un attaccante di qualità”. E i dubbi toccano pure il reparto che più gli ha dato soddisfazioni dall’inizio della stagione: la difesa. Hermoso non è al top: “Ha un affaticamento”. Ma – sottolinea – “vorrei stravolgere la squadra il meno possibile”. L’assenza di Hermoso “ci metterebbe un po’ in difficoltà”, vista pure la partenza di Ndicka verso la coppa d’Africa.
Il calcio che rischia di diventare calcetto
E infine una considerazione sul calcio italiano. Lunedì scorso il tecnico del Como Fabregas – dopo la sconfitta dell’Olimpico – aveva parlato di un atteggiamento troppo muscolare, che, di fatto, impedisce di sfruttare bene il tempo di gioco effettivo. “Un aspetto che non mi piace – spiega Gasp – riguarda il portiere”. Perché “bisogna velocizzare il gioco. La regola degli otto secondi viene applicata pochissimo”. E ancora: “Passano almeno trenta secondi prima che il portiere giochi la palla, una volta messa per terra”. Gasperini ritorna sul Como, ma lo fa prendendo in esame la partita che la squadra di Fabregas ha giocato contro l’Inter: “Per 51 volte Butez (il portiere) ha toccato palla coi piedi. Questo non piace alla gente”, dice il tecnico giallorosso. Per lui questo non è calcio: “Il rischio è che diventi calcetto, un calcio brutto, insomma”. Quello che “non piace al pubblico”. Perché “il vero calcio si gioca in avanti”. Bisogna “lavorarci”.