Gli arbitri nella bufera. Da domenica, la tensione alta fin dai primissimi turni per i tanti errori dei direttori di gara italiani, è esplosa in una battaglia di comunicati, risposte e recriminazioni. Fino a esplodere nella minaccia del designatore Rocchi, che ha tagliato in due il pomeriggio con un annuncio a sorpresa: «Se qualcuno non crede alla nostra buona fede, io domani mattina lascio». Per dirlo ha scelto la finestra tv di Open Var su Dazn, attraverso cui, dopo ogni giornata di campionato, analizza i casi più discussi. Tutto era partito dal gol del pareggio dell’Udinese contro la Lazio, segnato da Davis al 95’ dopo un tocco di mano: Lotito aveva protestato con una lettera infuocata alla Lega serie A cui lamentava i «continui errori arbitrali», chiedeva un tavolo con gli arbitri e un resoconto scritto sulle decisioni prese accusando i fischietti di mancare di «uniformità di indirizzo»: non di giudizio, attenzione. Parole che Rocchi ha letto come un attacco alla buona fede dei su…
Gli arbitri nella bufera. Da domenica, la tensione alta fin dai primissimi turni per i tanti errori dei direttori di gara italiani, è esplosa in una battaglia di comunicati, risposte e recriminazioni. Fino a esplodere nella minaccia del designatore Rocchi, che ha tagliato in due il pomeriggio con un annuncio a sorpresa: «Se qualcuno non crede alla nostra buona fede, io domani mattina lascio». Per dirlo ha scelto la finestra tv di Open Var su Dazn, attraverso cui, dopo ogni giornata di campionato, analizza i casi più discussi. Tutto era partito dal gol del pareggio dell’Udinese contro la Lazio, segnato da Davis al 95’ dopo un tocco di mano: Lotito aveva protestato con una lettera infuocata alla Lega serie A cui lamentava i «continui errori arbitrali», chiedeva un tavolo con gli arbitri e un resoconto scritto sulle decisioni prese accusando i fischietti di mancare di «uniformità di indirizzo»: non di giudizio, attenzione. Parole che Rocchi ha letto come un attacco alla buona fede dei suoi arbitri. A rispondere a Lotito era stato il destinatario della lettera, il presidente della Lega, Ezio Simonelli: «Sul fatto che la credibilità del campionato sia minata, non mi trovo. Ci vuole rispetto per la classe arbitrale». Ma a Rocchi evidentemente non è bastato. Il suo exploit arriva dopo mesi di tensioni interne al mondo arbitrale per il processo al presidente Zappi, che ha spaccato l’Aia. La battaglia giudiziaria ha ovviamente ripercussioni politiche, con una frattura tra una corrente dei direttori di gara e la Federcalcio, che ha inquisito e mandato a processo — si celebrerà il primo grado il 12 gennaio — il capo dell’Aia. Non è tranquillo lo stesso Rocchi, che non vuol diventare il bersaglio di lotte politiche. Da giorni valuta seriamente di rimettere il mandato, con il rischio per gli arbitri — se Zappi fosse condannato — di trovarsi senza presidente e senza designatore. In pratica, l’intero mondo arbitrale rischierebbe una paralisi senza precedenti. Mentre all’orizzonte la Figc di Gravina lavora a una riforma per professionalizzarne i contratti e i ruoli, attraverso una nuova struttura sul modello inglese, svincolata dalla cara vecchia Aia.
L’episodio
Sull’episodio che ha fatto infuriare i vertici laziali Rocchi ha ribadito che a suo modo di vedere «si tratta di una rete valida». E ha aggiunto: «Non puoi annullare un gol del genere, soprattutto quando uno tocca il pallone con un braccio chiuso o comunque in modo totalmente fortuito. Il nostro obiettivo è fare meno errori possibili. Poi ne commettiamo, e se foste con me qualche weekend vedreste quanto mi inca...». Toni più accorati rispetto alla nota formale con cui la Lazio annunciava di voler «intraprendere ogni iniziativa consentita a tutela dei propri diritti e dei danni economici subiti».
Il tema dell’immediatezza
Da chiarire — ha ammesso Rocchi — c’è il tema dell’immediatezza con cui arriva il gol dopo il tocco di mano dell’attaccante friulano: «Qui, da arbitro, dico che è una regola su cui va fatta chiarezza e me ne assumo la responsabilità. Questo avverbio “immediatamente” ci mette in difficoltà. L’immediatezza, in questo caso, non c’è. ma se io, da fuori, devo capire qual è la decisione corretta, senza essere un arbitro, faccio fatica». La dichiarata disponibilità del designatore arbitrale a farsi da parte arriva dopo un weekend in cui i gravi errori arbitrali sono stati almeno due, con altrettanti rigori non dati: l’intervento in ritardo di Svilar in Roma-Genoa, che ha colpito con un pugno Ostigard, e lo scontro tra Paleari e Idrissi in Torino-Cagliari. Rocchi ha ammesso entrambi gli errori, sconfessando di fatto le scelte in campo e al Var. Ma senza processi: perché se si mette in discussione la buona fede di un’intera categoria, non sto più al gioco.