Il Manchester United licenzia Amorim: la maledizione dopo re Ferguson colpisce ancora
di Emanuele GambaNon c’è nulla di sorprendente nella ripetitività con cui il Manchester United consuma allenatori, soldi, illusioni: è l’unico genere di continuità che l’ex club più forte al mondo conserva dall’addio di Sir Alex Ferguson, in panchina per 26 anni di fila, e poi dieci panchine diverse nei 13 anni senza di lui.
Amorim l’ultima vittima della maledizione
Ieri è stato esonerato Ruben Amorim, che ha fatto la stessa fine degli altri, che fossero santoni tipo Van Gaal, Rangnick o Mourinho (l’unico che ci abbia capito qualcosa: portò a casa tre titoli in un anno) o nuovi profeti come Ten Hag o il portoghese, strappato a forza (la forza del denaro: 11 milioni) dallo Sporting 14 mesi fa e cacciato ora non tanto per i pessimi risultati — 15° nel campionato scorso, eliminato in Coppa di Lega da una squadra di quarta divisione quest’anno — quanto perché domenica aveva provocato la dirigenza: «Sono qui per fare il manager, non soltanto l’allenatore». Diciotto ore dopo è stato silurato con un comunica…
Non c’è nulla di sorprendente nella ripetitività con cui il Manchester United consuma allenatori, soldi, illusioni: è l’unico genere di continuità che l’ex club più forte al mondo conserva dall’addio di Sir Alex Ferguson, in panchina per 26 anni di fila, e poi dieci panchine diverse nei 13 anni senza di lui.
Amorim l’ultima vittima della maledizione
Ieri è stato esonerato Ruben Amorim, che ha fatto la stessa fine degli altri, che fossero santoni tipo Van Gaal, Rangnick o Mourinho (l’unico che ci abbia capito qualcosa: portò a casa tre titoli in un anno) o nuovi profeti come Ten Hag o il portoghese, strappato a forza (la forza del denaro: 11 milioni) dallo Sporting 14 mesi fa e cacciato ora non tanto per i pessimi risultati — 15° nel campionato scorso, eliminato in Coppa di Lega da una squadra di quarta divisione quest’anno — quanto perché domenica aveva provocato la dirigenza: «Sono qui per fare il manager, non soltanto l’allenatore». Diciotto ore dopo è stato silurato con un comunicato in cui è stato perfidamente definito allenatore.
Gli attacchi ai club costano cari
È più o meno quello che è successo al Chelsea (11 tecnici in 12 anni) con Maresca, solo che lui è stato licenziato 19 giorni dopo l’attacco al club in conferenza stampa. È il segno che nella Premier dei miliardi e dei miliardari la figura del coach conta sempre meno: se un tempo era la terra dell’allenatore-manager, paradigmaticamente definito alla Ferguson, adesso chi allena deve solo gestire ciò che gli viene messo a disposizione da dirigenti che spendono sterline a palate per giocatori incongrui poi svenduti in fretta.
Investimenti per 220 milioni
Amorim e lo United hanno rotto per questo, alla faccia dei 220 investiti in estate su tre punte (Sesko, Mbeumo e Cunha), svilendo Højlund, Zirkzee (la Roma freme, magari adesso non lo cedono più), Garnacho, Antony, Sancho e gli altri giovani attaccanti costati 550 milioni in cinque anni. Nell’ultimo decennio i Red Devils hanno rovesciato sul mercato oltre due miliardi di euro, con un saldo passivo di un miliardo e mezzo, il peggiore al mondo: Chelsea e Psg, che completano il podio, almeno hanno conquistato campionati e Champions, a Manchester giusto qualche coppetta.
Ora tocca al successore n.11 di Sir Alex
Amorim è stato un disastro, però è anche vero che quando arrivò disse che il suo calcio era il 3-4-2-1 («Neanche il Papa potrebbe farmelo cambiare») ma non gli hanno preso i giocatori per farlo, così come ai suoi predecessori: ogni campagna acquisti è stata costosa e casuale, anche nelle uscite (thank you for McTominay, a proposito). Ora si parla di Glasner del Crystal Palace, dell’ex ct Southgate e proprio di Maresca, mentre domani a Burnley andrà in panchina Fletcher, il vice. Magari rimarrà lui: tanto, per chi mette male i soldi, non fa differenza.