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Esposito risolve il rebus Lecce: l’Inter vince 1-0 e allunga a +6 sul Napoli

Esposito realizza la rete della vittoria (reuters)

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L’attaccante entra dalla panchina e risolve una gara complicatissima per la capolista, che sfrutta il pari della squadra di Conte e allunga
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Milano – Il gol di Pio Esposito al Lecce ha qualcosa di ancestrale. Ricorda i riti d’iniziazione dei cacciatori raccontati dalle incisioni rupestri. All’accampamento, il più giovane fra gli attaccanti nerazzurri ha portato la preda a cui l’intera tribù dava la caccia: tre punti succosissimi, che hanno proiettato l’Inter a più sei sul Napoli, aspettando Como-Milan. La prima fuga di questo campionato si deve quindi a lui, che ufficialmente smette di essere apprendista. Era già successo che il terzo dei fratelli Esposito segnasse in serie A, il 27 novembre a Cagliari, ma in quell’occasione i sardi erano già sotto 1-0. Questa volta, invece, l’intera posta per i nerazzurri è stata garantita da quel suo tap-in furbo e micidiale al minuto 78’, su cui nulla ha potuto Falcone, che pure aveva respinto un primo tiro di Lautaro, entrato come Pio nella ripresa, in un giro di cambi che ha cambiato all’Inter volto e modulo.

«La cronaca della gara»

Inter, un inizio rallentato

La rete di Esposito ha r…

Milano – Il gol di Pio Esposito al Lecce ha qualcosa di ancestrale. Ricorda i riti d’iniziazione dei cacciatori raccontati dalle incisioni rupestri. All’accampamento, il più giovane fra gli attaccanti nerazzurri ha portato la preda a cui l’intera tribù dava la caccia: tre punti succosissimi, che hanno proiettato l’Inter a più sei sul Napoli, aspettando Como-Milan. La prima fuga di questo campionato si deve quindi a lui, che ufficialmente smette di essere apprendista. Era già successo che il terzo dei fratelli Esposito segnasse in serie A, il 27 novembre a Cagliari, ma in quell’occasione i sardi erano già sotto 1-0. Questa volta, invece, l’intera posta per i nerazzurri è stata garantita da quel suo tap-in furbo e micidiale al minuto 78’, su cui nulla ha potuto Falcone, che pure aveva respinto un primo tiro di Lautaro, entrato come Pio nella ripresa, in un giro di cambi che ha cambiato all’Inter volto e modulo.

«La cronaca della gara»

Inter, un inizio rallentato

La rete di Esposito ha ridestato una squadra che era scesa in campo sorniona e rallentata. E dire che Chivu le aveva provate tutte per aiutare i suoi giocatori a superare le fatiche di domenica contro il Napoli, compreso concedere un irrituale e coraggioso giorno di riposo alla vigilia della gara di ieri, scelta irrituale ma in linea con il credo del tecnico romeno secondo cui «il miglior allenamento è il riposo». Ancelotti docet. Ma i giocatori per almeno un’ora hanno perso l’occasione per dimostrare al loro allenatore che lasciar loro tempo libero è una buona idea. Contro la squadra di Di Francesco, falcidiata da squalifiche e infortuni ma bene organizzata, i nerazzurri sono entrati in campo in modalità vacanziera. Imperdonabile, per una squadra scesa in campo conscia dello 0-0 del Napoli in casa contro il Parma.

Il Var toglie un rigore concesso per un contatto con Bonny

Nel primo tempo l’Inter è partita lenta, eccessivamente impegnata a ragionare e poco proiettata verso la porta avversaria. Tutto il contrario di quel che piace a Chivu, che infatti si è arrabbiato, chiedendo ritmo a più riprese. Il suo vice Kolarov l’ha presa ancor peggio, e ha platealmente accusato i giocatori nerazzurri di stare buttando via tempo prezioso. A offrire spunti è stato soprattutto l’arbitro Maresca, che ha esagerato per due volte. La prima, quando ha ammonito per simulazione Thuram, volato per terra dopo un tocco in area di Pierotti, leggero ma evidente. La seconda, quando ha frettolosamente fischiato rigore a favore dell’Inter per un contatto lecito fra Bonny e Veiga, palesemente sul pallone. A ricondurlo alla ragione è stato il Var.

Sommer para, poi ci pensa Esposito

Nella ripresa il tecnico interista ha provato a scuotere la squadra a suon di cambi, fra cui uno particolarmente rumoroso: fuori Mkhitaryan, ormai cotto, e dentro come terza punta Lautaro, a formare un 3-4-3 ultraoffensivo. La beffa è che a meno di venti minuti dalla fine l’occasione più bella l’ha avuta il Lecce col difensore centrale Siebert, neutralizzata da un bel riflesso di Sommer. Ma proprio quando la partita sembrava indirizzata verso un pareggio sterile è arrivato il gol di Pio che, a dispetto del nome monastico, ha esultato mostrando i muscoli allo stadio, al campionato e a quella tribù che ora non può più considerarlo un cucciolo di calciatore. L’abbraccio finale di Chivu, che lo ha cresciuto, ha il sapore dell’investitura. Esposito ha ricambiato con le parole: «Il nostro legame è di poche parole ma tanto affetto. Siamo praticamente cresciuti insieme, per me è un legame importante».

Inter-Lecce 1-0 (0-0)

Inter (3-5-2) Sommer 6.5 – Akanji 6, Acerbi 6, Bastoni 6 – Diouf 5 (12’ st Henrique 6), Barella 6 (12’ st Frattesi 6), Zielinski 6, Mkhitaryan 5.5 (27’ st Lautaro 6.5), Augusto 6 - Bonny 6 (12’ Esposito 7), Thuram 6 (42’ st Sucic sv). All. Chivu 6.5

Lecce (4-2-3-1) Falcone 7 – Veiga 5.5, Siebert 5.5, Tiago Gabriel 6, Gallo 6.5 – Maleh 6 (41’ st Sala sv), Coulibaly 6.5 – Pierotti 5.5 (37’ st N’Dri sv), Gandelman 6 (24’ st Kaba 5.5), Sottil 6 (24’ st Morente 5.5) – Stulic 5. All. Di Francesco 6

Arbitro Maresca 5

Rete Esposito 33’ st

Note Ammoniti Thuram, Veiga, Henrique. Spettatori 69.321

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