✕

Marocco o Senegal, l’Africa sceglie la sua regina. Una finale ad alta tensione

(afp)

Ascolta l'audio

Domenica a Rabat attesissima finale. I padroni di casa a caccia di un successo che manca da 50 anni, gli ospiti puntano sull’esperienza di Mané. La Federcalcio senegalese lamenta scarsa sicurezza all’arrivo della squadra in città
3 minuti di lettura

Vincere per la svolta, per un salto di qualità di tutto il movimento. Marocco contro Senegal per la regina del Continente, a Rabat il calcio africano apre una nuova porta scorrevole. Il Senegal del resto non sarebbe quello che è ora, non sfiderebbe con forza e personalità il Marocco padrone di casa se Peter Schnittger, tedesco, uno dei tanti europei andato a insegnare (anche con profitto) il calcio in Africa, un quarto di secolo fa non fosse entrato in polemica con i big della squadra, tanti diamanti che attendevano solo di essere sgrezzati. Era il 2000 e Schnittger, tanti onori ma anche qualche ombra (l’italiano d’Etiopia Luciano Vassallo lo accusò di dare il captagon, uno stimolante proibito, ai suoi connazionali), dovette interrompere il rapporto da ct.

Vincere per la svolta, per un salto di qualità di tutto il movimento. Marocco contro Senegal per la regina del Continente, a Rabat il calcio africano apre una nuova porta scorrevole. Il Senegal del resto non sarebbe quello che è ora, non sfiderebbe con forza e personalità il Marocco padrone di casa se Peter Schnittger, tedesco, uno dei tanti europei andato a insegnare (anche con profitto) il calcio in Africa, un quarto di secolo fa non fosse entrato in polemica con i big della squadra, tanti diamanti che attendevano solo di essere sgrezzati. Era il 2000 e Schnittger, tanti onori ma anche qualche ombra (l’italiano d’Etiopia Luciano Vassallo lo accusò di dare il captagon, uno stimolante proibito, ai suoi connazionali), dovette interrompere il rapporto da ct.

Il Senegal alla conquista del Continente

A guidare i Leoni della Teranga fu chiamato Bruno Metsu, un francese con le physique du rôle da attore, e tutto cambiò. Gli indisciplinati continuarono a esserlo: Diouf raccontò di essersi talmente immerso nel clima di festa che si respirava nel ritiro del Senegal ai Mondiali del 2002 che nella notte precedente alla sfida con i campioni del mondo in carica della Francia finì per andare a dormire alle 4 del mattino. Metsu però aveva capito. Tollerava, sapeva che i suoi non lo avrebbero tradito e infatti il giorno dopo Diouf fece l’assist per il gol della storia di Bouba Diop. Quel Senegal poi non vinse: i Mondiali li lasciò ai quarti per mano della Turchia, e anche nella finale di Coppa d’Africa di pochi mesi prima si arrese in finale – ai calci di rigore – al Camerun.

Occasioni perdute

Ormai però c’era la consapevolezza di essere diventata una grande d’Africa. Prima di quel magico 2000 mai un podio: una beffa nel 1965, fuori al sorteggio contro la Tunisia, fuori dalla prime tre persino da paese organizzatore. Dopo lo spartiacque, pur saltando un paio di generazioni, ha raccolto: finale del 2019 persa al Cairo contro l'Algeria, quindi finalmente il trionfo contro l’Egitto 2 anni dopo. Il Senegal ora ci riprova, domani sera al Principe Moulay Abdellah di Rabat.

Marocco favorito

Parte sfavorito contro i padroni di casa del Marocco. Stavolta sono loro che hanno bisogno di raccogliere. In molti sostengono che sia l’unica squadra africana in grado di vincere i Mondiali. Intanto è stata l’unica a entrare nelle prime 4, proprio nell’ultima edizione in Qatar. Può realmente farcela negli Stati Uniti? Difficile dirlo, ma è sicuro che molto passi dalla finale con il Senegal. La squadra del ct Regragui ha stabilito il record mondiale di vittorie consecutive (17) interrotto proprio in Coppa d’Africa nel pari con il Mali, il movimento è forte di un Mondiale Under 20 conquistato pochi mesi fa.

50 anni fa

La Coppa d’Africa però manca da 50 anni, da quell’unico successo arrivato con pari nella gara conclusiva del girone finale di Addis Abeba nel 1976. Conseguenziale la pressione enorme, tutta sui padroni di casa. In tal senso, dopo qualche titubanza (vedere gli ottavi contro la Tanzania, 1-0 rabberciato), la prova del 9 è stata superata nella tremenda serie di rigori della semifinale contro la Nigeria. La squadra del resto è un mix di esperienza (il portiere Bono), sorpresa (El Aynaoui della Roma ha giocato un torneo di livello altissimo), personalità (Hakimi) tecnica (Brahim Diaz non per caso è al Real Madrid) e sfrontatezza (il ragazzino Ben Seghir quando ne ha avuta l’opportunità ha fatto vedere cose interessanti).

La forza del Senegal

L’ultimo scalino da salire si chiama Senegal. Squadra tosta e piena di talento: c’è chi come Jackson gioca nell’Europa che conta (è del Bayern), c’è invece chi ha scelto i ritmi più tranquilli dell’Arabia Saudita. Tra questi il portiere Mendy e soprattutto Sadio Mané, il trascinatore della semifinale con l’Egitto. Niente a che vedere, ad esempio, con il talento irrequieto di quel Diouf di cui sopra. Mané arrivò in Europa portandosi dietro la purezza dell’Africano: a Metz non aveva un abbigliamento adeguato al freddo e neanche un indirizzo mail per inviare una foto alla mamma. Ha tenuto duro, ha sfondato nel calcio restando però umile e destinando una parte dei suoi guadagni alla per scuole e ospedali nel suo villaggio natale.

Nessun precedente in Coppa d’Africa. ma tanti motivi di tensione

Marocco o Senegal. Incredibilmente non ci sono precedenti nella fase finale di Coppa d’Africa. Per fortuna non ci sono precedenti particolari neanche a livello politico. i due paesi sulla carta sono amici, hanno una storia di relazioni commerciali e non solo: la cartina al tornasole è costituita dal fatto che il Senegal riconosce l’integrità territoriale marocchina, con particolare riferimento al Sahara occidentale. Nonostante ciò la vigilia è stata tesa. Il Senegal infatti non è stato accolto benissimo al suo arrivo nella capitale del Marocco. La Federcalcio senegalese in una nota ha lamentato "l'assenza di misure di sicurezza adeguata" all'arrivo della squadra che ha messo a rischio i giocatori e lo staff". "Quello che è successo non è normale - ha detto il ct Thiaw -. Avrebbe potuto succedere di tutto. I miei giocatori potevano essere in pericolo. Cose del genere non dovrebbero accadere tra due nazioni sorelle". Tensione anche in Francia. A Parigi sugli Champs-Élysées sono stati vietati assembramenti per il timore di incidenti.

Leggi i commenti