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Bove riparte dal Watford: perché può giocare in Inghilterra e non in Italia

Edoardo Bove 

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Pronto un doppio contratto per lui: sei mesi, quindi se tutto andrà bene rinnoverà per 5 anni
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ROMA – Salutare l’Italia era l’unica opzione per tornare a giocare. Per questo Bove ha scelto il Watford, club inglese di seconda divisione: contratto di sei mesi, poi – se tutto andrà secondo i piani – l’estensione fino al 2031. La storia calcistica dell’azzurro che 416 giorni fa si era fermata, sul prato del Franchi, riparte quindi lontano dalla Serie A: una scelta inevitabile. Ma perché? Dopo l’arresto cardiaco e l’impianto del defibrillatore, Edoardo non ha mai nascosto la sua voglia di tornare in campo anche se quella scatoletta – che sorveglia il suo cuore – stava quasi spegnendo la speranza di rivederlo calciare. Le norme italiane sono infatti tra le più severe al mondo per quanto riguarda l’attività sportiva con defibrillatore cardiaco sottocutaneo. Troppo alto il rischio di scatenare o favorire aritmie pericolose in caso di traumi diretti al torace. Senza contare l’eventuale responsabilità del medico sportivo che avrebbe concesso l’idoneità.

Perché Bove può giocare in Inghilt…

ROMA – Salutare l’Italia era l’unica opzione per tornare a giocare. Per questo Bove ha scelto il Watford, club inglese di seconda divisione: contratto di sei mesi, poi – se tutto andrà secondo i piani – l’estensione fino al 2031. La storia calcistica dell’azzurro che 416 giorni fa si era fermata, sul prato del Franchi, riparte quindi lontano dalla Serie A: una scelta inevitabile. Ma perché? Dopo l’arresto cardiaco e l’impianto del defibrillatore, Edoardo non ha mai nascosto la sua voglia di tornare in campo anche se quella scatoletta – che sorveglia il suo cuore – stava quasi spegnendo la speranza di rivederlo calciare. Le norme italiane sono infatti tra le più severe al mondo per quanto riguarda l’attività sportiva con defibrillatore cardiaco sottocutaneo. Troppo alto il rischio di scatenare o favorire aritmie pericolose in caso di traumi diretti al torace. Senza contare l’eventuale responsabilità del medico sportivo che avrebbe concesso l’idoneità.

Perché Bove può giocare in Inghilterra

La questione, quindi, è puramente legale. Per questo la scelta dell’Inghilterra, che adotta un approccio “caso per caso” e permette agli atleti – dopo la firma di una dichiarazione – di assumersi il rischio. Un esempio? Christian Eriksen, l’ex Inter che – dopo l’incubo vissuto a Euro 2020 – è rinato lontano dall’Italia, firmando per il Manchester United. Lo stesso Bove ha raccontato di aver parlato con il danese: “Mi ha dato molti consigli”, la conferma del ventitreenne azzurro. Che ha scelto il Watford per la sua, di rinascita. In ogni caso, le norme inglesi – meno stringenti di quelle italiane – non devono far abbassare la guardia. Il caso di Daley Blind, in questo senso, ha fatto scuola. Dal 2019, per via di una miocardite, il difensore olandese gioca con un defibrillatore sottocutaneo.

Il precedente di Blind

Nessun problema fino al 25 agosto 2020, quando il dispositivo si è spento durante un’amichevole: Blind, che allora vestiva i colori dell’Ajax, si era accasciato a terra, portandosi le mani verso il petto. Il tecnico Erik ten Hag aveva spiegato che "il defibrillatore di Daley si è spento. È stato subito sostituito e ora si sente bene”. Solo un grande spavento, quindi. Perché la carriera di Blind è proseguita senza problemi: dal 2023 l’olandese è al Girona, in Spagna. Un altro Paese, tra gli altri, che impone vincoli meno stringenti dell’Italia.

Inevitabile la separazione dalla Serie A

La separazione di Edoardo dalla Serie A, in sostanza, era inevitabile. Così Bove ha scelto il Watford, per vivere una nuova primavera: quella sportiva, perché quella umana è ricominciata da un pezzo. In questi mesi, l’ex Fiorentina e Roma – risolto in modo consensuale l’accordo con i giallorossi – ha imparato ad apprezzare la vita in tutte le sue sfumature: dall’invito al Festival di Sanremo al legame rafforzato con amici e familiari. E ancora la presentazione in Senato della “Legge Bove”, che rende obbligatoria la formazione al primo soccorso in vari contesti lavorativi. Insomma, di segnare non ha mai smesso, anche lontano dal campo. Ora vuole ricominciare anche lì.

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