ROMA – Una mail inchioda il presidente degli arbitri Antonio Zappi. Nelle motivazioni della sentenza che ne ha deciso l’inibizione per 13 mesi per aver indotto alle dimissioni due designatori arbitrali, spunta un dettaglio inedito. Che per il Tribunale federale chiude il cerchio delle accuse intorno al presidente dell’Aia.
Le motivazioni della condanna di Zappi
Per il Tribunale presieduto da Sica, Zappi ha indotto alle dimissioni i due designatori della serie C e della serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi e lo esplicita nelle motivazioni. “Le modalità con le quali sono state chieste le dimissioni, in assenza, come visto, di un progetto tecnico che possa ritenersi condiviso e voluto dagli arbitri Pizzi e Ciampi, la tempistica utilizzata, ossia il giorno prima della riunione fissata per le nomine, l’assenza di valide motivazioni, le rassicurazioni in ordine alla mancanza di pregiudizi economici, non possono che dimostrare che le dimissioni rassegnate da Ciampi e Pizzi siano state indotte dal Presidente Zappi”. Aggiungendo che il caso non è neanche isolato: “La circostanza che la richiesta di dimissioni proveniente dal Presidente dell’Aia determini nel destinatario una rappresentazione di sfiducia trova conferma nelle dichiarazioni rilasciate alla Procura Federale dai presidenti dei Comitati regionali arbitri di Toscana e Sardegna, anch’essi destinatari di una richiesta di dimissioni dal Presidente Zappi il giorno 3 luglio”. Per Sica si tratta di un “modus operandi” codificato. E d’altronde dalle comunicazioni e dai messaggi che Zappi invia a ognuno di loro, per Sica, si evince “la preoccupazione del Presidente Zappi di far sembrare le dimissioni quale frutto di una scelta volontaria e condivisa dai due tecnici. Ciò, evidentemente, nella consapevolezza di aver “forzato” dette dimissioni e con la volontà di mascherare quanto realmente accaduto”.
La mail segreta che lo “incastra”
Ma a sostenere le accuse, dando un elemento in più in favore della tesi secondo cui fossero poco spontanee le dimissioni dei due designatori, anche il “fuoco amico” di Zappi. Si tratta di una mail del componente del comitato nazionale Emanuele Marchesi. Che il 24 giugno – ossia 9 giorni prima delle telefonate che hanno portato alle dimissioni – scriveva a Zappi: “Antonio, alcune indicazioni sparse (non nego qualche difficoltà nello scriverti). Intanto è mia idea che chi ha un incarico biennale non debba essere preso in considerazione per un diverso ruolo, in analogia ad esempio agli esperti amministrativi o legali. Quindi a mio parere tutti i capi-commissione e presidenti CRA devono essere confermati...”. Il sottinteso è evidentemente che il presidente non voglia confermarli. E Marchesi è particolarmente importante, in questa vicenda, perché è lui a chiedere la modifica del verbale del Comitato Nazionale che aveva registrato la sostituzione di Ciampi e Pizzi: una modifica che nei fatti “cancella” un riferimento indiretto alle dimissioni indotte e che fu poi condivisa dal Presidente Zappi e approvata dal Consiglio Nazionale dell’Aia.
I tempi per appello e commissariamento
Da oggi Zappi avrà una settimana per depositare il ricorso contro la squalifica di 13 mesi, che se confermata porterebbe alla decadenza di Zappi da presidente (deve votarla il Consiglio federale, è prevista per chi superi i 12 mesi di squalifica e lui nella carriera ha già sommato 10 mesi). Poi la Corte d’appello avrà 10 giorni per fissare l’udienza. La Federcalcio ha deciso di non prendere in considerazione un eventuale commissariamento fino alla decisione del secondo grado, che chiude l’iter interno alla federazione del procedimento.