Storia del nuovo Pogba, che ha trovato la pace ma non il pallone
dal nostro inviato Emanuele GambaPaul Pogba
LA TURBIE – Paul Pogba lo raccontano di buon umore, perché non è tornato a essere un calciatore ma una persona serena sì, ed era senz’altro la cosa più importante. Monaco è l’ultima tappa di un calvario inenarrabile, che ha trasformato un fuoriclasse che dieci anni fa ambiva al Pallone d’oro (“Voglio diventare più forte di Pelé”, disse a Repubblica), costava cento milioni e dettava le mode, in una figura precipitata in una spirale assurda tra crisi familiari, rapimenti, marabutti, infortuni, cure sbagliate, consiglieri improbabili e infine la squalifica per doping, che ha somigliato tanto a una cancellazione. Ha passato gli ultimi anni a combattere i suoi demoni.
Pogna in campo per mezzora, poi un altro ko
Lui ha aspettato che il tempo della squalifica passasse, che la vi…
LA TURBIE – Paul Pogba lo raccontano di buon umore, perché non è tornato a essere un calciatore ma una persona serena sì, ed era senz’altro la cosa più importante. Monaco è l’ultima tappa di un calvario inenarrabile, che ha trasformato un fuoriclasse che dieci anni fa ambiva al Pallone d’oro (“Voglio diventare più forte di Pelé”, disse a Repubblica), costava cento milioni e dettava le mode, in una figura precipitata in una spirale assurda tra crisi familiari, rapimenti, marabutti, infortuni, cure sbagliate, consiglieri improbabili e infine la squalifica per doping, che ha somigliato tanto a una cancellazione. Ha passato gli ultimi anni a combattere i suoi demoni.
Pogna in campo per mezzora, poi un altro ko
Lui ha aspettato che il tempo della squalifica passasse, che la vicenda del rapimento organizzato dal fratello Mathieu in qualche modo si ricomponesse e che la sua vita – prima del trasloco i Costa Azzurra ormai vissuta tra Miami e Dubai, con qualche viaggio in Africa (è tornato per la prima volta in Guinea, nel suo villaggio di origine) e i pellegrinaggi alla Mecca – si rimettesse in ordine. È successo: le cose della vita si sono risistemate e così ha dato fondo alle sue residue voglie di essere ancora calciatore. In estate ha firmato per il Monaco (la sua manager, Rafaela Pimenta, per lui quasi una seconda mamma, ha gli uffici qui), si è allenato con intensità, ma da quel punto di vista non è mai davvero tornato. In autunno ha giocato tre spezzoni di partita, una mezzoretta in tutto, poi si è di nuovo infortunato, questa volta al polpaccio.
L’allenatore Pocognoli: “Non so quando tornerà”
Non ci sono previsioni di rientro, anche se lui va tutti i giorni al centro sportivo di La Turbie, ci prova e ci riprova: dicono che si alleni con scrupolo ed è seguito anche da un preparatore personale. Martedì, alla vigilia di Monaco-Juventus, l’allenatore Pocognoli ha affrontato l’argomento con rassegnato fatalismo: “Capisco la domanda: Paul contro la Juve non ci sarà, questa è una certezza, ma è il film di tutta la stagione. Sta lavorando duro per tornare, ma non saprei cos’altro dire”. Del resto il Monaco è in crisi nera (sette sconfitte e un pareggio nelle ultime nove di campionato, ma l’unica vittoria è stata contro il Psg) e Pogba è l’ultimo dei suoi problemi, almeno per l’allenatore.
Il Monaco pensa alla rescissione
La società affronta invece la questione da un altro punto di vista, presentato qualche giorno fa dal ds Thiago Scuro: “Il rapporto fra Paul e il club è molto onesto. Ci sono due possibilità: o funziona, per cui tornerà in campo e avrà un impatto sulla squadra, oppure non funziona e dovremo sederci attorno a un tavolo per discutere”. La rescissione del contratto biennale è lo scenario più probabile, perché anche nei momenti in cui è stato meglio la condizione fisica dell’ex bianconero è stata scoraggiante. Pogba però condiziona l’umore della squadra, perché il suo carisma è rimasto intatto: quando sta bene stanno meglio tutti, altrimenti accade il contrario, e i giovani soprattutto (il Monaco ne è pieno) regolano il loro stato d’animo sul suo. Del resto il club aveva accettato di tesserarlo anche perché facesse da riferimento ai ragazzi, senonché alla fine sono tutti in crisi: Pogba, i ragazzi, il Monaco per intero.
Pogba e le corse dei cammelli
Pogba si è rasserenato anche perché si è preso altre cose da fare, che in definitiva sono quelle che stanno dando un senso alla sua vita, tipo diventare azionista e testimonial di Al Haboob, il team professionistico di corsa dei cammelli lanciato in Arabia Saudita. È un mondo a parte ma che scatena molto interesse, e da qualche tempo Paul guarda spesso a quella parte del mondo.
La vicinanza di Évra e Deschamos
Qui, invece, vive sereno nella sua bolla familiare, con la moglie e i tre figli e finalmente pochi amici, quelli giusti, a circondarlo. “Tutti intorno a lui volevano mangiare, a avevano molto appetito”, ha scritto la madre del giocatore nella sua autobiografia: di quei famelici parassiti si è liberato. Vede spesso Évra, che fra tutti è probabilmente quello che gli è stato più vicino nei periodo più cupi, assieme al ct Deschamps.
Con Juve e Manchester United non ha più rapporti
Con la Juve i rapporti li aveva mozzati da tempo: le ultime scappate in città risalgono all’anno scorso: qualche cena da Lève, il ristorante di Bonucci, e una comparsata allo Stadium addirittura nell’ottobre del 2024, per Juventus-Cagliari. Anche a Manchester, che in fondo è la città più significativa della sua vita, non ha più legami: la tenuta di campagna da quattro milioni di euro l’ha già venduta. Ora i suoi interessi sono molto più spirituali: più che la gloria ha cercato la pace e sembra l’abbia trovata. Continuare a faticare per provare a tornare il giocatore che non sarà mai più, o anche soltanto per provare a giocare appena un po’, è forse anche questo una specie di esercizio spirituale.