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Il primo giocatore dalle Faroe, dopo Zigulì e il coreano sponsorizzato da Razzi: una A senza confini

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L’ultimo arrivato nel nostro campionato Edmundsson richiama alla memoria molti altri sconosciuti arrivati da ogni parte del mondo
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Andrias Edmundsson è nato in un borgo di pescatori abitato da meno di ottocento anime che ha uno stadio incastrato tra speroni di roccia con una capienza di seimila posti (avete letto bene: 6.000) in un arcipelago che - testualmente - significa Isola delle pecore. Il mare, la roccia, le pecore. E un vento da portarti via.

E sì, surfando sui luoghi comuni Andrias Edmundsson sarà il primo calciatore delle Isole Faroe a giocare in Serie A (al Verona), campionato che - tenetevi forte - contempla calciatori stranieri provenienti da 70 paesi del mondo. Poiché il villaggio globale del calcio ha allargato a dismisura i suoi confini, nel risiko del calciomercato l’ignoto è un’ipotesi non contemplata. Un difensore faroense, perché no? Il biondo, venuto al mondo nell’arcipelago che sta a metà strada tra l’Islanda e la Scozia, è cresciuto calcisticamente in Inghilterra (Sunderland), ha fatto apprendistato nella quarta divisione spagnola e ha scalato tutte le leghe polacche, dalla terza alla prima…

Andrias Edmundsson è nato in un borgo di pescatori abitato da meno di ottocento anime che ha uno stadio incastrato tra speroni di roccia con una capienza di seimila posti (avete letto bene: 6.000) in un arcipelago che - testualmente - significa Isola delle pecore. Il mare, la roccia, le pecore. E un vento da portarti via.

E sì, surfando sui luoghi comuni Andrias Edmundsson sarà il primo calciatore delle Isole Faroe a giocare in Serie A (al Verona), campionato che - tenetevi forte - contempla calciatori stranieri provenienti da 70 paesi del mondo. Poiché il villaggio globale del calcio ha allargato a dismisura i suoi confini, nel risiko del calciomercato l’ignoto è un’ipotesi non contemplata. Un difensore faroense, perché no? Il biondo, venuto al mondo nell’arcipelago che sta a metà strada tra l’Islanda e la Scozia, è cresciuto calcisticamente in Inghilterra (Sunderland), ha fatto apprendistato nella quarta divisione spagnola e ha scalato tutte le leghe polacche, dalla terza alla prima. Ora è pronto per diventare una riga nell’almanacco Panini.

L’ivoriano chiamato come la caramella

Pionieri di tutto il mondo, mettetevi in coda per la Serie A. E ogni volta tocca controllare la cartina geografica. Dov’è, di preciso, Capo Verde? Il primo capoverdiano in A (Parma 2018) era un attaccante dal nome lungo - Alessio Sergio Fernando Da Cruz - e dallo score realizzativo cortissimo. Si sa: il calciatore esotico che arriva da un altro calcio, quindi da un altro mondo, fa sempre notizia. Vale oggi, valeva (ancora di più) ieri. Quando ad Ascoli - nel 1981 - sbarcò Francois Zahoui, nei giornali il politicamente corretto non esisteva, per cui l’ivoriano - il primo a lasciare traccia in A - veniva chiamato “Zigulì”, come la caramella gommosa che andava di moda all’epoca.

Quelli dell’Ascoli lo avevano scovato durante un torneo giovanile a Marsiglia. Zahoui giocava per mantenere la famiglia. Era il terzo di sei fratelli ufficiali, altri tre ufficiosi ne aveva acquisiti in corso d’opera, di svariar altri non venne data la contabilità. Da ragazzino aveva lavorato per un’azienda che produceva bottiglie d’acqua. Il suo compito era mettere i tappi alle bottiglie, Era molto bravo, raccontava che in un giorno era capace di infilare più di mille tappi.

Carlo Mazzone, l’allenatore dell’Ascoli, lo vide in allenamento e sentenziò: “Stamo a vede’”. Costato 15 milioni di lire, Zahoui quell’anno giocò una partita da titolare più sette spezzoni per un totale di 174 minuti, l’equivalente di quattro puntate di una serie-tv.

Il coreano di Razzi e il primo cinese che lasciò perplessi

I primi saranno i primi, perché così verranno ricordati. Appaiono e scompaiono, come il primo saudita Saud Abdulhamid (Roma 2024). Oppure costruiscono militanze dignitosissime, come il primo neozelandese Liberato Cacace (Empoli 2022). Arrivano accompagnati da qualcuno. Del primo calciatore della Corea del Nord - Han Kwang-song (Cagliari, Juventus e Perugia) si disse che il suo acquisto fosse stato facilitato dai buoni uffici dell'allora senatore Antonio Razzi che aveva ottime entrature presso la nomenklatura di Pyongyang.

Aprono frontiere come Hidetoshi Nakata, primo giapponese in A (Perugia 1998). Da allora ne sono arrivati altri tredici, per la maggioranza di buon livello. Promettono molto, mantengono poco.

Il primo eritreo, Henok Goitom a vent’anni ha debuttato (2005) nell’Udinese, entrando in campo nel finale di una sfida con l’Inter: primo pallone, gol di testa, 1-1, suonino le fanfare. È nata una stella, scusate, no, era un abbaglio: quella resterà l’unica presenza in A del ragazzo.

Hanno storie di vita, prima ancora che di calcio. Il primo somalo a marcare la A è stato Ayub Daud (Juventus 2009), a cinque anni era scappato con la famiglia da Mogadiscio, si erano stabiliti a Cuneo. Essendo esotici, portano in dote il mistero. Il primo cinese si chiamava Ma Ming Yu, per comodità detto Ma, e già la questione avrebbe dovuto porre qualche dubbio. Arrivò nel 2000, lo prese il Perugia di Gaucci. Dichiarava di avere ventotto anni, ma ne dimostrava almeno sette in più. Non assaggiò mai la Serie A, si arrese ai primi allenamenti di Cosmi. Eppure: giocava in nazionale. Però: a Perugia per anni circolò il sospetto che ci fosse stato uno scambio di persona e che Ma non fosse Ma, o peggio: che fosse proprio lui, Ma(h).

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