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La provocazione di Spalletti e l’attaccante (mai arrivato) che serviva alla Juventus

Luciano Spalletti (ansa)

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David a Bergamo ha giocato bene, ma più come rifinitore. Averlo sostituito con un difensore – Holm – evidenzia la carenza del mercato di gennaio. Resta Vlahovic, che però rientrerà dopo il play-off di Champions e alcuni incroci chiave in campionato
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Bergamo – A un certo punto, mancava una ventina di minuti alla fine, Spalletti ha tolto David e messo Holm. Ha tolto un attaccante, l’unico che aveva, e messo un terzino, uno in più, e non si è capito se sia stata la mossa della disperazione, un messaggio trasversale, una provocazione o una genialata venuta male, visto che in quel momento la Juve stava producendo il massimo sforzo per inseguire il pareggio e la partita si stava giocando quasi esclusivamente nell’area dell’Atalanta o nei pressi. E allora? Fuori un centravanti e dentro un terzino? Perché?

(reuters)

Holm per David, la ragione di un cambio

Una ragione tecnica c’era, perché Spalletti teorizza che spesso si è più pericolosi svuotando l’area che affollandola di attaccanti, ma in quel momento la squadra non sembrava abbastanza lucida per ricalibrare la tattica sui principi del falso 9. In realtà un vero 9, un purissimo centravanti, in campo c…

Bergamo – A un certo punto, mancava una ventina di minuti alla fine, Spalletti ha tolto David e messo Holm. Ha tolto un attaccante, l’unico che aveva, e messo un terzino, uno in più, e non si è capito se sia stata la mossa della disperazione, un messaggio trasversale, una provocazione o una genialata venuta male, visto che in quel momento la Juve stava producendo il massimo sforzo per inseguire il pareggio e la partita si stava giocando quasi esclusivamente nell’area dell’Atalanta o nei pressi. E allora? Fuori un centravanti e dentro un terzino? Perché?

(reuters)

Holm per David, la ragione di un cambio

Una ragione tecnica c’era, perché Spalletti teorizza che spesso si è più pericolosi svuotando l’area che affollandola di attaccanti, ma in quel momento la squadra non sembrava abbastanza lucida per ricalibrare la tattica sui principi del falso 9. In realtà un vero 9, un purissimo centravanti, in campo c’era: McKennie. Nel ruolo di David Spalletti ha spostato infatti lui, l’americano che sa fare tutto, ma la mossa non ha dato alcun risultato. Soltanto sette minuti più tardi l’ex ct ha mandato in campo l’altro attaccante a sua disposizione, Openda, ma ormai la partita aveva fatto il suo corso, l’Atalanta aveva raddoppiato, la Juve si era arresa.

La mossa tardiva di Openda

Ma perché Openda non prima? Perché a una mossa offensiva, Boga per Gatti, l’allenatore ne ha poi alternata una difensiva? Intanto bisogna dire che a Bergamo la Juve aveva in campo la formazione titolare, con l’eccezione del portiere e di Yildiz, sostituito da Gatti e da un cambio di modulo, dal 4-2-3-1 al 3-4-2-1. Togliendo lo stopper e mettendo Boga, Spalletti ha ripristinato il sistema con il quale la sua squadra si è dimostrata più efficace e produttiva (17 reti in 8 partite), ma ha preferito non dare un’ulteriore impronta offensiva inserendo anche Openda al fianco di David, che non stava affatto giocando male, anche se più come rifinitore che come stoccatore (tiri, zero).

La provocazione di Spalletti

E allora viene da pensare che la decisione di Spalletti sia stata provocatoria, un modo per evidenziare in maniera conclamata che la più grave lacuna della Juve, l’assenza di un attaccante di peso, sul mercato non è stata colmata. Ha subito buttato i due nuovi acquisti nella mischia, ma può essere un terzino che entra al posto di un centravanti a spostare gli equilibri? La sconfitta di Bergamo e il fallimento del primo obiettivo stagionale hanno somigliato alla sconfitta del 17 gennaio a Cagliari, quando la Juve non seppe tradurre in gol il 78% di possesso palla, 34 cross e 18 calci d’angolo. Giovedì sera i dati statistici non sono stati così estremi, ma da una netta supremazia territoriale ha ricavato due soli tiri in porta (l’Atalanta tre, e li ha sfruttati tutti): una sensazione percepibile di pericolosità non l’ha mai data, anche se la squadra ha sviluppato un gioco veloce, corale, ma efficace solo fino agli ultimi venti metri, dove gli attaccanti veri o finti sono stati inghiottiti dalla difesa bergamasca.

Diciannove cross finiti nel vuoto

Diciannove cross sono finiti nel vuoto.Si suppone che con un centravanti in più e soprattutto di un certo genere (massiccio, potente, di peso) la partita di Bergamo sarebbe cambiata, così come magari quella di Cagliari, ma la dirigenza ha passato l’intero gennaio a inseguire un obiettivo di questo tipo, o almeno somigliante, senza riuscire a raggiungerlo, girando a vuoto tra Mateta ed En-Nesyri, Kolo Muani e Icardi, Toney e Zirkzee. Sono arrivati Holm e Boga ed è con loro che Spalletti ha dato l’assalto alla baionetta all’Atalanta. Non si poteva pretendere chissà che. Per risolvere il problema bisognerà aspettare ancora un mese e il ritorno di Vlahovic, ma a quel punto i play-off di Champions saranno già alle spalle, così come questo cruciale scorcio di campionato, durante il quale la Juventus affronterà Inter, Como e Roma.

Spalletti: “L’attaccante? Non entro in questo giochino”

Spalletti non ci ha pianto su: “Mi aspettavo l’arrivo di un attaccante? Non entro in questo giochino, sono contento dei giocatori che ho”. Ma intanto ha indirettamente stroncato altri elementi: “So cosa mi possono dare e anche cosa non mi possono dare”. Quello che più l’ha deluso è Zhegrova, che anche ieri ha giocato con svogliato distacco: emblematica la scena dell’ultimo gol, quando il kosovaro, entrato da poco e quindi freschissimo, si lascia anticipare senza reagire dallo stremato Bernasconi, che lo brucia sullo scatto e poi dà la palla a Krstovic. Anzi, Zhegrova proprio non scatta, perfetto testimonial della campagna acquisti estiva.

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