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La Lazio spaventa la Juve: Kalulu evita il ko al 96’, finisce 2-2

Lukaku segna la rete del pareggio (ansa)

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Capitolini avanti con Pedro e Isaksen. Poi il carattere dei bianconeri, che accorciano con McKennie e pareggiano in extremis con il difensore
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Torino – Ai fini pratici, la Juve ha perso altri due punti, ma le rimonte lasciano sempre degli effetti positivi e alla fine i bianconeri si attaccheranno a questi, pensando a come sono risaliti e non a come erano sprofondati, quasi oppressi dal limite più evidente che la squadra ha: sapere essere pericolosa in rapporto ai tiri che fa. Ieri, 34. I gol della risalita sono stati calcio puro: cross dell’ala (il primo Cambiaso, il secondo Boga) e incornata dell’uomo a centro area, solo che una volta era un mediano (diciamo ex mediano, attualmente tuttofare: McKennie) e l’altra un terzino, Kalulu. Con un centravanti con tutti i crismi, o anche solo alcuni, mica avrebbero dovuto aspettare il 96’, però.

L'enorme volume di gioco della Juve

Il volume è la quantità di gioco che la Juve produce, che però assorda solo chi lo fa. È tutto un pestare acqua nel mortaio, perché manca lo sbocco naturale dell’immediatezza, quella roba che magari uno passa e l’altro tira, senza fronzoli di mezzo. Invece …

Torino – Ai fini pratici, la Juve ha perso altri due punti, ma le rimonte lasciano sempre degli effetti positivi e alla fine i bianconeri si attaccheranno a questi, pensando a come sono risaliti e non a come erano sprofondati, quasi oppressi dal limite più evidente che la squadra ha: sapere essere pericolosa in rapporto ai tiri che fa. Ieri, 34. I gol della risalita sono stati calcio puro: cross dell’ala (il primo Cambiaso, il secondo Boga) e incornata dell’uomo a centro area, solo che una volta era un mediano (diciamo ex mediano, attualmente tuttofare: McKennie) e l’altra un terzino, Kalulu. Con un centravanti con tutti i crismi, o anche solo alcuni, mica avrebbero dovuto aspettare il 96’, però.

L'enorme volume di gioco della Juve

Il volume è la quantità di gioco che la Juve produce, che però assorda solo chi lo fa. È tutto un pestare acqua nel mortaio, perché manca lo sbocco naturale dell’immediatezza, quella roba che magari uno passa e l’altro tira, senza fronzoli di mezzo. Invece i bianconeri sono costretti alle vie tortuose, che diventano tortuosissime se a ostruirle c’è un maestro dell’organizzazione difensiva come Sarri: i suoi si sono mossi con sincronismi perfetti, la Juve è andata avanti con l’imprecisione, l’imperfezione e l’insistenza, che è poi quella che l’ha salvata.

Il micidiale uno-due della Lazio

Fino allo 0-2 è stata una partita così, con la Juve ad attaccare senza il graffio degli attaccanti e la Lazio ad anestizzarla senza complicazioni, anche se ha ceduto il controllo del centrocampo e per ribaltare il fronte ha avuto a disposizione solo il contropiede, ma diamine come l’ha usato bene: due ribaltoni e due gol, il primo anche grazie a una castroneria di Locatelli (Maldini gli ha soffiato il pallone prima di servirlo a Pedro) e il secondo per una combinazione tra cose bellissime (il lancione di Cataldi, il destro sotto la traversa di Isaksen) e riprovevoli, come la disgraziata copertura di Cambiaso sul danese e il riflesso lento di Di Gregorio sul tiro.

Il carattere della Juve, il guizzo di Kalulu

Da lì è cominciata un’altra gara e nel disordine della voglia affannata di recuperare la Juve ha dato il meglio, come se dal gioco non sapesse trarre benefici, dalla forza della disperazione invece sì. Nel primo tempo i bianconeri avevano confezionato una sola azione pericolosa (testa di Bremer), nel secondo una caterva, anche sbagliando i tempi o la misura dello scatto o del passaggio e puntando su quel di calcio elettrico che viene dalle scosse, non dalla corrente continua. Con questo modo di fare la Juve ha perso spesso gli equilibri e la Lazio l’ha graziata due volte (Dele-Bashiru e Taylor) e di più la terza: in una situazione di tre contro uno, Nuno Tavares, Noslin e Dele-Bashiru si sono passati la palla invece di stecchire l’isolato Di Gregorio. Certe cose si pagano. Nel marasma dell’assedio, la Lazio ha retto finché la coppia di difensori centrali è rimasta in piedi (Gila e Provstgaard sono usciti zoppicando) e finché Provedel ha preso tutto ciò che era umanamente possibile prendere (due tiri di Yildiz e uno di Zhegrova i più perfidi), ma dai e dai l’insistenza della Juve ha avuto il giusto premio.

Juventus (4-2-3-1) Di Gregorio 5 – Kalulu 6.5, Bremer 5.5, Koopmeiners 5.5 (32’ st Kelly sv), Cabal 5 (1’ st Zhegrova 6.5) – Locatelli 5 (38’ st Miretti sv), Thuram 5.5 – Cambiaso 5 (32’ st Boga 7), McKennie 7 (39’ st Openda sv), Yildiz 6.5 – David 5. All. Spalletti 6.

Lazio (4-3-3) Provedel 7.5 – Marusic 5.5, Gila 6.5 (32’ st Romagnoli sv), Provstgaard 6.5 (38’ st Patric sv), Nuno Tavares 6 – Basic 6 (1’ st Dele-Bashiru 5.5), Cataldi 6.5, Taylor 6 – Isaksen 7 (19’ st Cancellieri 5.5), Maldini 6.5, Pedro 7 (19’ st Noslin 5.5). All. Sarri 6.5.

Arbitro: Guida 5.5.

Reti: 14’ st McKennie, 51’ st Kalulu, 47’ pt Pedro, 2’ st Isaksen

Note: ammoniti Taylor, Romagnoli. Spettatori 41.405.

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