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Juventus, ko e fischi: il Como domina 2-0 allo Stadium

Caqueret festeggia la rete del 2-0 (lapresse)

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Vojvoda e Caqueret infliggono ai bianconeri la terza sconfitta consecutiva tra campionato e Champions
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TORINO - La crisi della Juventus è oramai conclamata, anche perché stavolta non c’entrano gli arbitri, la sfortuna, le espulsioni giuste o ingiuste: il tracollo con il Como, che sul campo bianconero aveva vinto solamente nel 1951 (75 anni fa!), è stato verticale, preoccupante, desolante. La squadra di Spalletti è stata trascinata sul fondo dall’inerzia della sua stessa abulia, mentre quella di Fabregas ha avuto in pugno partita e risultato dal primo all’ultimo, e adesso insidia il quinto posto della Juve a un solo punto di distanza. Non è difficile immaginare verso quale tipo di futuro sono dirette le due squadre.

Tanti fischi per la Juventus

A fine partita, la curva Scirea ha respinto a suon di fischi il cenno di scusa dei giocatori, mentre Fabregas andava a festeggiare tutto solo con i 1.303 arrivati da Como, fomentati dai gesti di trionfo dell’allenatore catalano. I fischi bianconeri alla fine del primo tempo erano invece stati più che altro sospiri di sollievo, perché il Como è an…

TORINO - La crisi della Juventus è oramai conclamata, anche perché stavolta non c’entrano gli arbitri, la sfortuna, le espulsioni giuste o ingiuste: il tracollo con il Como, che sul campo bianconero aveva vinto solamente nel 1951 (75 anni fa!), è stato verticale, preoccupante, desolante. La squadra di Spalletti è stata trascinata sul fondo dall’inerzia della sua stessa abulia, mentre quella di Fabregas ha avuto in pugno partita e risultato dal primo all’ultimo, e adesso insidia il quinto posto della Juve a un solo punto di distanza. Non è difficile immaginare verso quale tipo di futuro sono dirette le due squadre.

Tanti fischi per la Juventus

A fine partita, la curva Scirea ha respinto a suon di fischi il cenno di scusa dei giocatori, mentre Fabregas andava a festeggiare tutto solo con i 1.303 arrivati da Como, fomentati dai gesti di trionfo dell’allenatore catalano. I fischi bianconeri alla fine del primo tempo erano invece stati più che altro sospiri di sollievo, perché il Como è andato al riposo con un gol di vantaggio ma avrebbero potuto essere tre, non tanto per il numero di occasioni da rete (oltre al vantaggio di Vojvoda, una traversa sfiorata da Da Cunha e un clamoroso liscio di Valle a due passi dalla porta) quanto per il totale dominio del gioco, incentivato dalla rete dell’1-0 e poi accentuato dalle difficoltà degli juventini ad abbozzare qualsiasi tipo di reazione, travolti dal peso dei risultati e delle responsabilità.

Errori in serie della Juventus

I bianconeri continuano a combinare strafalcioni di ogni tipo. Sulla rete di Vojvoda hanno sbagliato in tre: McKennie, che non si è accorto della pressione di Baturina e ha buttato via un pallone finito a Douvikas, Koopmeiners, che s’è fatto dribblare da Vojvoda come un ragazzino ai giardinetti, e Di Gregorio, che s’è accartocciato malamente sulla conclusione sul primo palo del kosovaro. La deviazione di Miretti non giustifica l’errore. La Juve, con quella divisa a strisce orizzontali che sembrava un costume di Carnevale, ha giocato quasi esclusivamente sui lanci lunghi, sperando di sfruttare la velocità di Openda, schierato a sorpresa nonostante il giudizio negativo espresso da Spalletti alla vigilia: quando il giochetto è riuscito, grazie a un bell’invito dalle retrovie di Kelly, il belga ha appoggiato il pallonetto tra le braccia di Butez (22’), che prima aveva respinto il solito tiro da destra di Yildiz.

Como ancora più dominante nella ripresa

Nel frattempo, però, la Juve stava per regalare al Como un altro gol: stavolta Koopmeiners ha azzardato un retropassaggio assurdo a Di Gregorio, che è stato costretto a rinviare di testa. Il più svelto a capirlo è stato Da Cunha, che però ha mandato contro lo spigolo della traversa. La ripresa non ha cambiato la partita. Anzi, la differenza tra le due squadre si è fatta più spiccata e il dominio del Como, sia sul piano tecnico sia su quello tattico, ancora più nitido: i lariani hanno difeso il vantaggio senza nessun patema, tenendo di fatto la gara sotto controllo, senza prendersi nessun rischio e senza correrne, con la Juve palesemente frastornata. La rete del 2-0 è stata allo stesso tempo definitiva ed esemplare: è nata da un corner per la Juve trasformato in contropiede micidiale con tre tocchi di tecnica pura di Sergi Roberto, Perrone e Da Cunha, che ha chiuso l’azione meravigliosa con uno splendido assist per Caqueret. E la Juve? Inebetita, schiacciata dal peso dei suoi stessi pensieri, si è resa pericolosa soltanto all’83’ con una punizione di Koopmeiners che ha colpito il palo. Spalletti ha aggiunto David e Boga, Fabregas è passato alla difesa a cinque, è sembrata la classica sfida tra una squadra superiore che gestisce gli sforzi e una inferiore che non ne può nulla. Per dare il nome alle due, basta guardare il risultato.

Juventus (3-4-2-1) Di Gregorio 4.5 – Gatti 5, Kelly 5.5, Koopmeiners 4.5 – McKennie 4.5, Locatelli 5, Thuram 4.5 (29’ st Boga sv), Cambiaso 5 (38’ st Kostic sv) – Miretti 5 (1’ st Conceiçao 5), Yildiz 6 (38’ st Adzic sv) – Openda 4.5 (29’ st David sv). All. Spalletti 5.

Como (4-2-3-1) Butez 6.5 – Smolcic 6.5, Ramon 6, Kempf 6.5, Valle 6 – Perrone 7, Da Cunha 7.5 (28’ st Van der Brempt sv) – Vojvoda 7.5 (28’ st Diego Carlos sv), Caqueret 7 (41’ st Moreno sv), Baturina 6.5 (15’ st Sergi Roberto 7) – Douvikas 7 (41’ st Morata sv). All. Fabregas 7.5.

Arbitro: Doveri 6.5.

Reti: 12’ pt Vojvoda, 16’ st Caqueret

Note: ammoniti Locatelli. Spettatori 40.822.

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