Sport

Mircea Lucescu è morto: aveva allenato la Romania fino a pochi giorni fa

Mircea Lucescu

Mircea Lucescu

 

Aveva 80 anni. Mito del calcio internazionale, in Italia aveva allenato Inter, Pisa e Brescia

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

2 minuti di lettura

Mircea Lucescu è morto. Aveva 80 anni e da giorni era ricoverato in condizioni disperate. Aveva giocato contro Pelé, è diventato il ct più anziano a sedersi sulla panchina di una nazionale. Nel mezzo, una vita con il pallone come filo conduttore. Allenatore e santone, una sorta di guru del calcio con quei suoi sguardi profondi e la mente rapida. Mircea Lucescu è stato un precursore. Ha accompagnato il calcio dell’est, ha provato a codificarlo nelle coppe europee. Ha esplorato nuovi territori quando il cambiamento non era così scontato, si è messo in gioco fino all’ultimo. Cittadino del mondo, ha chiuso la sua carriera come l’aveva iniziata: guidando la nazionale del suo Paese, la Romania. Era stato capitano di quella squadra, che poi aveva condotto a scalpi eccellenti, come quando eliminò l’Italia campione del mondo nelle qualificazioni agli Europei del 1984.

In panchina pochi giorni fa per i play-off mondiali

Il 29 marzo scorso a 80 anni, 7 mesi e 26 giorni era ancora lì, in panchina, ct della Romania nella partita poi persa contro la Turchia nel play-off per i Mondiali americani, il più anziano commissario tecnico di sempre. Un primato in una vita da record. Un esempio: è al terzo posto nella classifica dei tecnici più titolati della storia con 37 titoli (di cui 3 internazionali) dietro solo a Pep Guardiola (40) e Alex Ferguson (49). Un paio di giorni dopo la partita con la Turchia era svenuto durante una riunione tecnica della squadra ed era stato trasportato in ospedale a Bucarest per una grave aritmia. Avrebbe dovuto guidare la Romania un’ultima volta, in un’amichevole con la Slovacchia, ma i medici glielo sconsigliarono. Lui, questo è sicuro, in panchina ci sarebbe andato.

La carriera

Lucescu è stato prima calciatore, poi allenatore di successo. Da giocatore è capitano della nazionale ai Mondiali 1970, con sfida al Brasile e annesso scambio di maglia con Pelé. Non la laverà mai, quella maglietta, poi incorniciata e donata a un museo ancora sporca di terra. Lo notano in un quadrangolare al Maracanà con Romania, Flamengo, Vasco da Gama e Independiente, lo chiamano alla Fluminense ma lui dice di no. Nel 1977 a Bucarest arriva il terremoto: casa distrutta, Mircea che scappa a Hunedoara dove diventa giocatore e allenatore. È il primo passo di una strada lunga.

Mircea Lucescu ha guidato lo Shakhtar Donetsk
Mircea Lucescu ha guidato lo Shakhtar Donetsk 

Un quinquennio alla Dinamo Bucarest ai tempi di Ceausescu, la nazionale portata agli Europei e poi il salto in Italia. Lo chiama Romeo Anconetani al Pisa, seducendolo durante un Italia-Argentina a Cagliari. Resta un anno, poi subentra Gino Corioni e con lui il Brescia. Lì Lucescu vive un saliscendi di promozioni, retrocessioni, una Coppa Anglo-italiana. Nella serie A che vive di squadre-colonie (il Milan degli olandesi, l’Inter tedesca) lui a Brescia fonda quella con i suoi connazionali, portando da Hagi a Raducioiu, Sabau e Mateut.

Mircea Lucescu nel '99 era sulla panchina dell'Inter
Mircea Lucescu nel '99 era sulla panchina dell'Inter 

Dopo brevi passaggi a Reggio Emilia e al Rapid Bucarest spunta Massimo Moratti, che lo sceglie per l’Inter – con Ronaldo, Zamorano, Recoba, Baggio – in un momento troppo tumultuoso anche per Mircea.

Che decide di scoprire la Turchia con Galatasaray e Besiktas, prima del salto in Ucraina allo Shakhtar del patron Akhmetov: in dodici anni mette in fila ventuno trofei nazionali, la ciliegina sulla torta è la Coppa Uefa del 2009. Le ultime esperienze con Zenit, Turchia e Dinamo Kiev, fino al ritorno a casa, sulla panchina della Romania. L’ultimo ballo.

I commenti dei lettori