Mancini, nostalgia azzurra: “Euro 2020 la vittoria più bella. L’Arabia un errore”
dal nostro inviato Franco VanniPARMA – Abito blu e cravatta azzurra, sul palco del Teatro Regio al Festival della Serie A, Roberto Mancini ha ricordato i bei tempi della vittoria di Euro 2020 da ct della Nazionale: “Vincere non è mai semplice, ogni vittoria è importante. Ma la vittoria dell’Europeo la metto sopra le altre. Per quattro anni non abbiamo mai perso: 30 vittorie e sette pareggi, un record mondiale, meglio del Brasile di Pelé e dell’Argentina di Maradona. Era una squadra che non aspettava, che voleva vincere. Sono stati bravi i ragazzi a crederci. I ragazzi per strada mi ringraziano ancora”.
Il ricordo di Luca Vialli
Evitando attentamente di parlare di un possibile ritorno sulla panchina azzurra, Mancini ha però voluto ricordare i suoi successi alla guida dell’Italia, al fianco di Lu…
PARMA – Abito blu e cravatta azzurra, sul palco del Teatro Regio al Festival della Serie A, Roberto Mancini ha ricordato i bei tempi della vittoria di Euro 2020 da ct della Nazionale: “Vincere non è mai semplice, ogni vittoria è importante. Ma la vittoria dell’Europeo la metto sopra le altre. Per quattro anni non abbiamo mai perso: 30 vittorie e sette pareggi, un record mondiale, meglio del Brasile di Pelé e dell’Argentina di Maradona. Era una squadra che non aspettava, che voleva vincere. Sono stati bravi i ragazzi a crederci. I ragazzi per strada mi ringraziano ancora”.
Il ricordo di Luca Vialli
Evitando attentamente di parlare di un possibile ritorno sulla panchina azzurra, Mancini ha però voluto ricordare i suoi successi alla guida dell’Italia, al fianco di Luca Vialli: “I suoi discorsi ai ragazzi erano emozionanti. Il discorso prima di partire per Wembley fu veramente incredibile. È stato molto importante. Come lo è stato anche il nostro abbraccio dopo la vittoria. In quello stadio, con la Sampdoria, avevamo perso la finale della Coppa dei Campioni”.
Mancini: “Come allenatore ho ancora obiettivi”
Di Vialli, “un fratello”, Mancini ha ricordato anche episodi buffi, dal fatto che dopo tanti anni in stanza insieme avesse cominciato a russare, fino al fatto che Boskov, quando la Samp perdeva, li chiamasse senza mezzi termini “merde”. E di Vialli, prima della pensione, Mancini non esclude di voler ereditare il sogno: fare il presidente della Sampdoria. “Non so se sia percorribile e fattibile, ma è vero, mi piacerebbe”. Ma prima deve ancora togliersi qualche soddisfazione. Quando Giorgio Porrà, l’intervistatore, gli ha chiesto se come allenatore gli manchi ancora qualcosa prima di ritirarsi, ha risposto: “Sì”.
Errori e rimpianti di carriera
Nell’intervista, che diventerà uno show di Sky, Mancini ha anche ammesso i propri errori di carriera, vicini e lontani. Quando gli è stato domandato se, come ct dell’Arabia Saudita e come tecnico dell’Al-Sadd in Qatar, abbia trovato ciò che cercava, ha risposto secco: “No”. E, riguardando alla sua carriera da giocatore, mai schierato in una fase finale dei Mondiali, ha detto: “Ho fatto scelte sbagliate. Da giovane si fanno degli errori, serve qualcuno che dia consigli giusti”.
Mancini: “Balotelli si è sabotato da solo”
Dell’intervento di Roberto Mancini resta la sensazione forte della nostalgia per gli anni da ct. E un enigma sullo scambio che ha aperto la serata. Appena saliti sul palco, Giorgio Porrà gli ha chiesto: “Come stai?”. La risposta, senza l’ombra di un sorriso: “Sono stato invitato qui per ritirare un premio, non sapevo dell’intervista, altrimenti non sarei mai venuto”. Se fosse una battuta, non è dato saperlo. Di certo non scherzava quando, parlando di Balotelli, citato dal sindaco di New York per le sue non esultanze ai gol, ha detto: “Mario ha fatto di tutto per sabotarsi, ma qualcosa ha fatto. Ed è anche un bravo ragazzo. È un personaggio”.