Iran, Taremi fermato alla frontiera. Il ct Ghalenoei attacca la Fifa: "Siamo oppressi"
di Franco VanniNon si allenta la tensione attorno alla nazionale iraniana ai Mondiali del 2026. Dopo i controlli straordinari subiti all'ingresso negli Stati Uniti, la delegazione di Teheran denuncia nuovi disagi anche al momento della partenza da Los Angeles per il Messico. Al centro della vicenda c'è ancora una volta il capitano Mehdi Taremi, ex giocatore dell'Inter, coinvolto in un episodio che ha rallentato il trasferimento della squadra verso il Messico.
Taremi trattenuto in aeroporto
Secondo quanto riferito da RMC Sport, al termine della partita pareggiata 2-2 contro la Nuova Zelanda, Taremi e il dirigente federale Saeed Al-Hawie sono stati trattenuti più a lungo del previsto durante le procedure aeroportuali. Il resto della delegazione era già a bordo dell'aereo diretto a Tijuana, sede del ritiro iraniano, mentre i due stavano ancora completando i controlli richiesti dalle autorità. Secondo la federazione iraniana, si tratta di una situazione simile a quella già verificatasi all'arrivo della …
Non si allenta la tensione attorno alla nazionale iraniana ai Mondiali del 2026. Dopo i controlli straordinari subiti all'ingresso negli Stati Uniti, la delegazione di Teheran denuncia nuovi disagi anche al momento della partenza da Los Angeles per il Messico. Al centro della vicenda c'è ancora una volta il capitano Mehdi Taremi, ex giocatore dell'Inter, coinvolto in un episodio che ha rallentato il trasferimento della squadra verso il Messico.
Taremi trattenuto in aeroporto
Secondo quanto riferito da RMC Sport, al termine della partita pareggiata 2-2 contro la Nuova Zelanda, Taremi e il dirigente federale Saeed Al-Hawie sono stati trattenuti più a lungo del previsto durante le procedure aeroportuali. Il resto della delegazione era già a bordo dell'aereo diretto a Tijuana, sede del ritiro iraniano, mentre i due stavano ancora completando i controlli richiesti dalle autorità. Secondo la federazione iraniana, si tratta di una situazione simile a quella già verificatasi all'arrivo della squadra negli Stati Uniti.
Il problema del visto
In un secondo comunicato, la federazione iraniana ha fornito una spiegazione più dettagliata dell'accaduto. Secondo la versione ufficiale, il problema sarebbe legato al visto di Mehdi Torabi, valido per un solo ingresso negli Stati Uniti. "Dopo che la squadra si è recata a Los Angeles per affrontare la Nuova Zelanda, il visto del giocatore è scaduto", ha spiegato la federazione, denunciando al tempo stesso procedure considerate "ingiustificatamente prolungate".
L'attacco del commissario tecnico
A criticare apertamente la gestione logistica del torneo è stato il commissario tecnico dell'Iran, Amir Ghalenoei. Dopo la gara contro la Nuova Zelanda, l'allenatore ha contestato la decisione di imporre il ritorno immediato della squadra a Tijuana, senza concedere una notte supplementare a Los Angeles. "Non sappiamo perché ci stiano obbligando a tornare. È molto strano che siano altri a prendere decisioni al posto nostro", ha dichiarato il ct in conferenza stampa. Secondo Ghalenoei, la federazione aveva inizialmente ottenuto l'autorizzazione a pernottare negli Stati Uniti dopo la partita, ma il permesso sarebbe stato successivamente revocato senza spiegazioni convincenti.
"La squadra più penalizzata del Mondiale"
La federazione iraniana è andata oltre, definendo la propria delegazione "la più penalizzata del Mondiale". I dirigenti sostengono che nessun'altra nazionale sia stata costretta a lasciare il territorio statunitense immediatamente dopo una partita, senza la possibilità di gestire autonomamente la propria permanenza. Le accuse arrivano in un momento particolarmente delicato per i rapporti tra Iran e Stati Uniti e contribuiscono ad alimentare il clima di tensione che accompagna il cammino della selezione asiatica nel torneo.
Lo sfondo politico
L'arrivo della nazionale iraniana negli Stati Uniti è coinciso con una nuova fase di tensione diplomatica tra Washington e Teheran, nonostante il recente annuncio del presidente statunitense Donald Trump di un accordo con l'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, rimasto al centro di una lunga crisi durata oltre tre mesi. Per la nazionale iraniana, dunque, il Mondiale continua a essere non soltanto una sfida sportiva, ma anche un percorso segnato da controlli, polemiche e inevitabili riflessi della situazione internazionale.
Le accuse dall'Uruguay
Alle polemiche iraniane si sono aggiunte anche quelle provenienti dall'Uruguay. Sui social e sulla stampa sudamericana sono circolate immagini dei controlli di sicurezza effettuati sulla Celeste dopo l'1-1 contro l'Arabia Saudita. Alcuni commentatori hanno denunciato procedure eccessive, con cani antidroga e metal detector utilizzati sui componenti della delegazione. "I giocatori sono stati trattati come narcotrafficanti", si legge in uno dei messaggi più condivisi, accompagnato da critiche alla Fifa per non aver garantito condizioni uniformi alle squadre partecipanti. Né la federazione uruguaiana né la Fifa hanno finora commentato l'episodio.