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Capello compie 80 anni: il gol a Wembley, la moglie Laura, lo scudetto a Roma, la fuga alla Juve

Fabio Capello (ansa)

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Festeggia gli anni uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio italiano
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La mascella addolcita, la posa tesa verso una benevola indulgenza, lo sguardo annacquato dal ricordo che quando cerca rifugio nell’aneddotica talvolta cede alla commozione, configurano a Fabio Capello - oggi 80 anni, auguri - il ruolo di padre della patria che non t’aspetti, non si aspettava lui, almeno, che nell’immaginario popolare ha avuto per decenni - quando giocava, quando allenava - il contorno disegnato con la squadra e il righello.

Nato a Pieris, cresciuto nella Spal

Il Gran Bisiaco, così per Gianni Brera, poiché nato a Pieris, terra di confine, di qua Gorizia e di là la Slovenia, figlio del maestro elementare del paese, giovane calciatore provetto cresciuto nella Spal, in quella Ferrara degli anni 60 - lui e l’amico Edy Reja, uno dei pochi a…

La mascella addolcita, la posa tesa verso una benevola indulgenza, lo sguardo annacquato dal ricordo che quando cerca rifugio nell’aneddotica talvolta cede alla commozione, configurano a Fabio Capello - oggi 80 anni, auguri - il ruolo di padre della patria che non t’aspetti, non si aspettava lui, almeno, che nell’immaginario popolare ha avuto per decenni - quando giocava, quando allenava - il contorno disegnato con la squadra e il righello.

Nato a Pieris, cresciuto nella Spal

Il Gran Bisiaco, così per Gianni Brera, poiché nato a Pieris, terra di confine, di qua Gorizia e di là la Slovenia, figlio del maestro elementare del paese, giovane calciatore provetto cresciuto nella Spal, in quella Ferrara degli anni 60 - lui e l’amico Edy Reja, uno dei pochi amici veri, un altro era Pizzul, tutti conterranei, vivevano in affitto da un’anziana signora in una palazzina di fronte allo stadio - dove ha trovato un destino e una moglie, l’inseparabile Laura, compagna di una vita, madre di due figli, complice del marito nelle escursioni culturali, tra musei e mostre d’arte, la vera bussola di un uomo che ha girato il mondo e che quando è partito senza di lei - per allenare in Cina - si è fatto vincere dalla nostalgia, tornando immediatamente a casa poiché non sopportava di sentirla piangere al telefono.

Capello con la moglie Laura 

Capello e il gol a Wembley

Il Capello calciatore è una mezzala tracagnotta, di baricentro basso, eccellenti geometrie e tackle che sa essere perfido. Sedici anni di carriera (1964-1980) tra Spal, Roma, Juventus e Milan, in bacheca tre scudetti con la Juventus di Vycpalek e Parola, quindi quello della Stella vinto con il Diavolo. Ma soprattutto - Capello - diventa il simbolo dell’orgoglio nazionale quando - 14 novembre 1973 - è l’autore del gol con cui per la prima volta nella storia l’Italia espugna Wembley, battendo i maestri del calcio a casa loro. Pane e cioccolata a muso duro; con la dedica ai ventimila camerieri italiani - sineddoche a indicare gli umili impieghi dei nostri immigrati - che quella sera a Londra festeggiano sventolando il tricolore.

Lo scudetto epocale con la Roma

Il Capello allenatore è un’invenzione di Silvio Berlusconi, che nella sua prima stagione al timone del Milan lo arruola per subentrare nel finale del campionato 1987/87 al Barone Liedholm, giusto in tempo per acciuffare una insperata qualificazione in Coppa Uefa. A quel punto rientra nei ranghi, tra impieghi dirigenziali nella Polisportiva del Milan e poco calcio, salvo tornare a rispondere “presente” quando Berlusconi, chiusa la favolosa era Sacchi, punta su di lui. Arrigo ha cambiato il mondo, a Fabio ne tocca in sorte il governo. Privo di pedigree e osteggiato dai colleghi (Scoglio disse che «la sua nomina era un’offesa per la categoria») è in quel decennio degli anni 90 che Capello si impone come vincente. Quattro scudetti con il Milan, quello epocale con la Roma a fare da trait d’union tra la fine e l’inizio del nuovo millennio, in mezzo la toccata con fuga per la vittoria al Real Madrid, con la Liga vinta al primo colpo (un’altra a Madrid don Fabio ne vincerà a dieci anni di distanza).

Capello con Aldair durante un Lazio-Roma 

La fuga di notte da Roma per firmare con la Juve

L’abitudine alla vittoria, in quel tempo felice, fa di Capello il Grande Antipatico del calcio italiano, connotazione che si fa ahilui più marcata quando - abbandonando di notte Roma - firma per la Vecchia Signora, dopo aver incautamente detto: «I dirigenti della Juve sono come i Gesuiti, attenti alla forma ma soprattutto ai propri interessi. Lo stile Juve è fare come vogliono loro». Tant’è. Alla Juve vince ancora, silenziando i veleni di Calciopoli nel modo che sa: offrendo di profilo la mascella serrata.

Capello versione allenatore della Juve 

Capello ct di Inghilterra e Russia

Le avventure non esattamente esaltanti come CT prima dell’Inghilterra e poi della Russia non ne scalfiscono la figura. Per un segmento di tempo significativo - anni 90, prima metà del Duemila - Capello è stato il simbolo del calcio all’italiana, però riveduto e corretto in chiave moderna. Con molta personalità nello gestire lo spogliatoio - da Totti a Ronaldo il Fenomeno, da Cassano a Rooney, da Ibrahimovic a Baggio: le icone di quel tempo le ha allenate tutte - solidissima conoscenza del calcio, ottime intuizioni (tramutò Desailly in un grande centrale difensivo, trasformò Ibra in una macchina da gol), eccellente capacità di capire quale sia la strada più breve per raggiungere il risultato. Ecco, oggi verrebbe annotato tra i “Risultatisti”, categoria che sdegnerebbe e si rifiuterebbe di commentare, anche se la mascella volitiva più che all’irritazione, tenderebbe al sorriso.

Capello ct dell'Inghilterra 

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