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Il giorno di Malagò: la Figc incorona il nuovo presidente

Malagò e Abete insieme allo stadio Meazza, lo scorso maggio 

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Alle 11 a Roma si vota per la presidenza, lo sfidante Abete è indietro. Dal primo luglio caccia al ct e non c’è solo Mancini
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Sono passati ottantatré giorni da quando il rigore di Bajraktarevic a Zenica ha fatto collassare il castello di carte del calcio italiano. Stamattina, dalle 11, si comincerà a ricostruirlo mettendo la prima tessera: la Federcalcio tornerà ad avere un presidente a pieno titolo, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. E con ogni probabilità sarà Giovanni Malagò, che ieri sera, dopo un pomeriggio passato a studiare i numeri della federazione, ha fatto visita alle componenti che oggi dovranno eleggere lui o il suo sfidante, quel Giancarlo Abete che ha il privilegio di essere l’ultimo presidente ad aver portato l’Italia a un Mondiale, dodici anni fa. Lasciò dopo l’eliminazione al primo turno in Brasile, oggi ci riprova sapendo di presentarsi nella sala del Rome Cavalieri, hotel con vista sul Cupolone, con poche carte a disposizione oltre al 34% della Lega Dilettanti che presiede, a cui va tolta la quota dei delegati lombardi.

Sono passati ottantatré giorni da quando il rigore di Bajraktarevic a Zenica ha fatto collassare il castello di carte del calcio italiano. Stamattina, dalle 11, si comincerà a ricostruirlo mettendo la prima tessera: la Federcalcio tornerà ad avere un presidente a pieno titolo, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. E con ogni probabilità sarà Giovanni Malagò, che ieri sera, dopo un pomeriggio passato a studiare i numeri della federazione, ha fatto visita alle componenti che oggi dovranno eleggere lui o il suo sfidante, quel Giancarlo Abete che ha il privilegio di essere l’ultimo presidente ad aver portato l’Italia a un Mondiale, dodici anni fa. Lasciò dopo l’eliminazione al primo turno in Brasile, oggi ci riprova sapendo di presentarsi nella sala del Rome Cavalieri, hotel con vista sul Cupolone, con poche carte a disposizione oltre al 34% della Lega Dilettanti che presiede, a cui va tolta la quota dei delegati lombardi.

Le previsioni della vigilia: Malagò al 65%

Ieri nella cena tra i club di serie A nel ristorante romano della centralissima piazza de’ Ricci, si giocava sulle proiezioni: l’idea più diffusa dava Malagò intorno al 65 per cento dei consensi, ma per essere eletti basta la maggioranza fin dal primo scrutinio. Da una vita sul trono del pallone italiano non siede un presidente indicato dalla Lega calcio, anche se decisivo stavolta sarà l’appoggio congiunto di calciatori e allenatori, che uniti muovono il 30%. Tra i 20 club, che insieme pesano per il 18%, non lo sosterrà la Lazio del nemico Lotito, forse neanche il Frosinone, per l’amicizia che lega il presidente Stirpe ad Abete. Quando sono state indette le elezioni il voto dei ciociari valeva appena lo 0,3% come per tutti i club di serie B, oggi vale lo 0,9, il triplo. Anche se la nuova stagione non è ancora iniziata, infatti, tutte le squadre voteranno nel campionato guadagnato sul campo: così ha deciso la Corte d’appello federale.

I dubbi su Mancini come ct della Nazionale

Se Malagò sarà presidente, bisognerà aspettare il 1° luglio per il primo Consiglio federale, in cui saranno nominati i due vice presidenti (il presidente dell’assocalciatori Calcagno e quello della serie A Simonelli, che sarà vicario): domani infatti Malagò volerà a Losanna per la sessione straordinaria del Cio, di cui è e resterà membro. Tornerà a Roma giovedì, da quel giorno di fatto partirà la caccia al nuovo ct azzurro. Roberto Mancini ha molta voglia di tornare a guidare la Nazionale e ottimi sponsor, ma più d’uno nella serie A di oggi non lo vede di buon occhio per come lasciò la Nazionale nel 2023, attratto dai soldi dell’Arabia. Al netto dei sogni suggestivi, sono in corsa Conte, Motta, Pioli. E non solo. La scelta verrà fatta insieme al nuovo direttore tecnico: per Maldini, il preferito, possono esserci problemi logistici. Piace Ricky Massara, uomo di campo fresco di divorzio con la Roma. Anche Claudio Ranieri spera in una chiamata.

Il programma di Malagò

Più dei nomi conterà il programma: incrementare con meccanismi premiali l’impiego di calciatori italiani, favorire le seconde squadre, ridurre le retrocessioni e i club professionistici, e poi magari, nel tempo, arrivare a un campionato a 18 squadre. E la vera impresa sarà fare tutto questo resistendo alle pressioni dei club che dopo averlo incoronato vorranno un presidente amico. È come al ristorante di piazza de’ Ricci: c’è sempre qualcuno pronto a farti pagare il conto.

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