La vendita del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, senza la partecipazione all’eventuale plusvalore, è stata la scelta che ha fatto saltare il banco della partita che da anni la famiglia De Laurentiis gioca sul doppio tavolo, pugliese e partenopeo. Per la Procura di Bari quell’operazione avrebbe sottratto al Bari già in difficoltà economiche un asset fondamentale, determinando l’aggravamento di una situazione economica che oggi risulta caratterizzata da un buco da 30 milioni e da debiti per 21.
Le perquisizioni
Aurelio e il figlio Luigi De Laurentiis, rispettivamente presidente del Consiglio di amministrazione della Ssc Napoli e amministratore unico della Ssc Bari, sono indagati per bancarotta. Le sedi societarie sono state perquisite, così come la sede romana della Filmauro, holding di famiglia, nonché i direttori sportivi Ciro Polito (ex del Bari), Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso (ex del Napoli) e il procuratore Graziano Battistini.
Dal decreto di perquisizione firmato dal p…
La vendita del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, senza la partecipazione all’eventuale plusvalore, è stata la scelta che ha fatto saltare il banco della partita che da anni la famiglia De Laurentiis gioca sul doppio tavolo, pugliese e partenopeo. Per la Procura di Bari quell’operazione avrebbe sottratto al Bari già in difficoltà economiche un asset fondamentale, determinando l’aggravamento di una situazione economica che oggi risulta caratterizzata da un buco da 30 milioni e da debiti per 21.
Le perquisizioni
Aurelio e il figlio Luigi De Laurentiis, rispettivamente presidente del Consiglio di amministrazione della Ssc Napoli e amministratore unico della Ssc Bari, sono indagati per bancarotta. Le sedi societarie sono state perquisite, così come la sede romana della Filmauro, holding di famiglia, nonché i direttori sportivi Ciro Polito (ex del Bari), Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso (ex del Napoli) e il procuratore Graziano Battistini.
Dal decreto di perquisizione firmato dal procuratore di Bari, Roberto Rossi, si evince che è stata chiesta la liquidazione giudiziale della Ssc Bari, la cui crisi — definita «non reversibile» — sarebbe aggravata dalla retrocessione della squadra in serie C, che rende difficile guadagnare su stadio, diritti televisivi e sponsorizzazioni. Senza dimenticare la caduta del valore del titolo, finora quotato a 4,5 milioni.
I De Laurentiis (difesi dall’avvocato Gino Fabio Fulgeri di Napoli coadiuvato dal collega Roberto Eustachio Sisto di Bari), si dicono «basiti» di fronte alle accuse di bancarotta e soprattutto alla richiesta di fallimento, e definiscono la loro società «assolutamente rispettosa dei propri impegni economici, le cui perdite di esercizio — fisiologiche nel settore calcistico — vengono sistematicamente coperte dall’intervento della proprietà con risorse proprie».
La cessione di Caprile dal Bari al Napoli
Ma proprio i passaggi di risorse dalla Filmauro al Bari per gli inquirenti sono l’anello debole di questa storia. Perché la società cinematografica risulta creditrice di quella calcistica e i fondi che vi ha iniettato oggi sono debiti. E perché resta ancora poco chiaro il rapporto della società pugliese con il Napoli, al quale ha venduto nel 2023 il portiere Caprile a 2,2 milioni, dando il via all’affare della successiva cessione al Cagliari per 8 milioni. Di quella plusvalenza da 7 milioni, per la Guardia di finanza, avrebbe dovuto beneficiare anche la squadra pugliese e il perché non sia avvenuto è oggetto di indagine.
La nota del Napoli
A tal proposito, Aurelio e Luigi De Laurentiis hanno spiegato che il rilievo riguarda «il trasferimento tra società infragruppo di un calciatore, Elia Caprile, il cui valore era stato quantificato, mediante perizia giurata, prima del perfezionamento dell’operazione, da un soggetto terzo, indipendente e professionista autorevole, già consulente dell’Autorità giudiziaria, e fortemente accreditato nel settore calcistico, del tutto estraneo agli indagati». Sulla vicenda giudiziaria ha chiesto chiarimenti agli imprenditori del cinema il sindaco di Bari Vito Leccese, dopo che il Comune aveva dato loro in concessione per cinque anni lo stadio San Nicola.