MILANO – Pressioni. Interferenze. Ma non un «sistema» per entrare in tackle sulla scelta degli arbitri da mandare in campo o peggio per condizionare l’esito delle gare. Salvo (difficili) colpi di scena, cala il sipario sull’accusa più pesante dell’inchiesta che mirava a capire se per alcuni match di Serie A le designazioni fossero pilotate a favore dell’Inter dall’ex capo dei fischietti Gianluca Rocchi, indagato per frode sportiva. Per lui la procura di Milano chiede l’archiviazione mentre il club nerazzurro, in un battito di ciglia, è stato indagato per la responsabilità amministrativa degli enti e scagionato dagli stessi pm.
Quattro partite nel mirino
Finisce qui? Vedremo. Intanto i fatti sono questi: la procura di Milano, guidata da Marcello Viola, con…
MILANO – Pressioni. Interferenze. Ma non un «sistema» per entrare in tackle sulla scelta degli arbitri da mandare in campo o peggio per condizionare l’esito delle gare. Salvo (difficili) colpi di scena, cala il sipario sull’accusa più pesante dell’inchiesta che mirava a capire se per alcuni match di Serie A le designazioni fossero pilotate a favore dell’Inter dall’ex capo dei fischietti Gianluca Rocchi, indagato per frode sportiva. Per lui la procura di Milano chiede l’archiviazione mentre il club nerazzurro, in un battito di ciglia, è stato indagato per la responsabilità amministrativa degli enti e scagionato dagli stessi pm.
Quattro partite nel mirino
Finisce qui? Vedremo. Intanto i fatti sono questi: la procura di Milano, guidata da Marcello Viola, con l’aggiunto Paolo Ielo e il pm Maurizio Ascione chiede al gip di archiviare le accuse di frode sportiva che hanno travolto Rocchi (si è dimesso da disegnatore di A e B) per la scelta dei direttori di gara in quattro partite. Tre dello scorso anno: Inter-Milan, Inter-Verona e Bologna-Inter; e una del 26 aprile 2026: Torino-Inter. Il capo d’imputazione recitava: Rocchi, «in concorso con esponenti della società sportiva Inter» e «previo concerto», «agendo per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina», ex presidente Figc, era stato protagonista di «designazioni frutto di interferenze». Arbitri «graditi» o meno all’Inter, come la famosa frase «loro non lo vogliono più vedere» riferita a Doveri.
Nessun sistema
Intercettazioni, testimonianze, persino «pedinamenti», che dovrebbero riguardare un incontro a San Siro tra Rocchi e il club referee manager dell’Inter Giorgio Schenone, mai indagato. Per i pm viene ricostruita la «sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati», ma non c’è «un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine».
La difesa di Rocchi
Rocchi, difeso da Antonio Bana e Antonio D’Avirro, ai suoi legali ha confidato: «Ho agito correttamente nell’interesse della classe arbitrale, con scelte ponderate, senza condizionamenti. Ho fatto di testa mia, sempre». I suoi avvocati erano convinti finisse così: «Ha risposto e chiarito tutto durante l’interrogatorio».
Gli atti alla giustizia sportiva
La frode sportiva, per essere «penalmente rilevante», deve prevedere condotte che possano «incidere sulla regolarità» delle gare. Così non è stato, per la procura. Che manda gli atti alla giustizia sportiva. Arriveranno presto al procuratore federale della Federcalcio Giuseppe Chiné: per aprire un procedimento contro l’Inter, dovrà valutare se gli elementi dei pm, insufficienti a sostenere un’accusa penale, possano invece configurare violazioni disciplinari dell’ordinamento sportivo. Per competenza territoriale, vengono invece spedite a Monza le carte sulle “bussate” sospette nella sala Var di Lissone (indagato Rocchi con il suo ex vice Andrea Gervasoni e i varisti Nasca e Di Vuolo) mentre resta a Milano un rivolo per false informazioni ai pm dell’assistente Paterna.