Le crepe nei consensi, la Spagna guida l’opposizione a Infantino
di Franco VanniGianni Infantino con Donald Trump
Milano – Sulla carta, la rielezione sembra già decisa. Gianni Infantino ha raccolto lettere di sostegno di 203 delle 211 federazioni affiliate alla Fifa, compresa la Federcalcio italiana. Ma la gestione del Mondiale, con il caso Balogun e le polemiche per i rapporti con Donald Trump, hanno aperto quella che, sul piano politico, appare come la prima vera crepa nel consenso per il presidente, in vista del Congresso elettivo del marzo 2027 a Rabat.
Uefa più compatta dopo il caso Balogun
Per anni l’opposizione europea è rimasta frammentata e incapace di mettere in discussione la leadership di Infantino, forte soprattutto dell’appoggio delle federazioni africane, asiatiche e sudamericane. Oggi, il fronte del dissenso appare più compatto. La Uefa, guidata da Aleksand…
Milano – Sulla carta, la rielezione sembra già decisa. Gianni Infantino ha raccolto lettere di sostegno di 203 delle 211 federazioni affiliate alla Fifa, compresa la Federcalcio italiana. Ma la gestione del Mondiale, con il caso Balogun e le polemiche per i rapporti con Donald Trump, hanno aperto quella che, sul piano politico, appare come la prima vera crepa nel consenso per il presidente, in vista del Congresso elettivo del marzo 2027 a Rabat.
Uefa più compatta dopo il caso Balogun
Per anni l’opposizione europea è rimasta frammentata e incapace di mettere in discussione la leadership di Infantino, forte soprattutto dell’appoggio delle federazioni africane, asiatiche e sudamericane. Oggi, il fronte del dissenso appare più compatto. La Uefa, guidata da Aleksander Ceferin, ha pubblicamente contestato la gestione del caso Balogun, l’attaccante degli Stati Uniti che ha potuto disputare gli ottavi di finale nonostante l’espulsione rimediata nel turno precedente grazie alla sospensione della squalifica, decisa dopo una telefonata tra Trump e Infantino.
Ceferin ha disertato la finale mondiale
I rapporti fra Fifa e Uefa sono tesi al punto che Ceferin ha disertato al finale del Mondiale a New York. Nemmeno la scelta di affidare la partita allo sloveno Slavko Vincic, suo connazionale, è bastata a ricucire i rapporti. E la vicenda Balogun ha riacceso i dubbi sull’indipendenza degli organi disciplinari della Fifa, e incrinato i rapporti con diverse federazioni europee.
In Europa crepe per Infantino
Secondo la Bild, durante il Mondiale il direttore Fifa per l’Europa, Elkhan Mammadov, avrebbe presentato alle sedici federazioni europee partecipanti una lettera di sostegno alla ricandidatura di Infantino, ma la Federcalcio tedesca avrebbe rifiutato di firmarla. Altre federazioni, inizialmente favorevoli starebbero rivalutando una firma concessa prima dello scoppio del caso Balogun.
Spagna e Germania contro Infantino
Fra i Paesi più critici, oltre alla Germania, c’è la Spagna campione del Mondo, premiata da Infantino e Trump, costretto a incoronare la nazionale del Paese guidato dal socialista Pedro Sánchez, uno dei suoi maggiori oppositori a livello globale. E Javier Tebas, presidente della Liga, in un’intervista alla Gazzetta ha chiesto al numero uno della Fifa di farsi da parte.
Al-Khelaifi il nome da contrapporgli
L’obiettivo degli oppositori è arrivare alle elezioni del marzo 2027 con un candidato unitario. Il nome forte sarebbe quello del presidente del Paris Saint-Germain, Nasser Al-Khelaifi, anche se al momento il dirigente qatariota non avrebbe intenzione di candidarsi. Un’altra ipotesi è Dariusz Mioduski, proprietario del Legia Varsavia. Più difficile immaginare una candidatura dello stesso Ceferin, orientato a proseguire alla guida della Uefa.
Ma il vantaggio di Infantino resta enorme
Nonostante il crescente malcontento europeo, però, il vantaggio di Infantino resta enorme. Le lettere di sostegno raccolte in questi mesi gli garantiscono una base difficile da scalfire. Il blocco formato da Africa, Asia e buona parte del Sudamerica continua a rappresentare un bacino sufficiente per la rielezione. E il consenso potrebbe crescere, nonostante l’opposizione europea. Il presidente Fifa continua infatti a sostenere l’ipotesi di un Mondiale a 64 squadre, progetto gradito alle federazioni emergenti. Una proposta che, ancora una volta, evidenzia la diversa visione del calcio mondiale tra Zurigo e Nyon. Anche se dopo avere annunciato l’introduzione del format allargato, l’alleato sudamericano Dominguez ha dovuto fare retromarcia.
Meno di otto mesi alle elezioni
A meno di otto mesi dalle elezioni, la sensazione è che la rielezione di Infantino resti l’esito più probabile. Ma, per la prima volta da quando guida la Fifa, deve fare i conti con un’opposizione organizzata e con una frattura politica che coinvolge apertamente alcune delle federazioni più influenti del calcio europeo. A partire dalla Spagna, campione d’Europa e del mondo.