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Guardiola e la vita italiana: ecco i suoi hotel, ristoranti, bar e amici

Pep Guardiola allo stadio di Brescia 

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Il tecnico cui Malagò sogna di affidare la Nazionale è rimasto legato a Brescia
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MILANO – Probabilmente è solo uno spiraglio destinato a chiudersi. Ma c’è una cosa che lascia sperare che davvero Pep Guardiola possa scegliere la Nazionale: il suo amore per l’Italia, e in particolare per Brescia, che lo ha accolto per una stagione e mezza, prima nel 2001/2002, poi a gennaio 2003. In mezzo, uno sciagurato girone d’andata nella Roma di Capello. E i capelli, per far capire quanto tempo sia passato, Pep li aveva ancora in testa.

E forse gli è rimasta l’idea matta di tornare un giorno in quel Paese e in quella città che gli hanno dato tanto.

La mappa bresciana di Pep

Come Stendhal a Milano, ed Hemingway sull’Appennino emiliano, Guardiola a Brescia ha disegnato con le proprie abitudini una mappa invisibile. Il cappuccio e la brioche alla crema alla past…

MILANO – Probabilmente è solo uno spiraglio destinato a chiudersi. Ma c’è una cosa che lascia sperare che davvero Pep Guardiola possa scegliere la Nazionale: il suo amore per l’Italia, e in particolare per Brescia, che lo ha accolto per una stagione e mezza, prima nel 2001/2002, poi a gennaio 2003. In mezzo, uno sciagurato girone d’andata nella Roma di Capello. E i capelli, per far capire quanto tempo sia passato, Pep li aveva ancora in testa.

E forse gli è rimasta l’idea matta di tornare un giorno in quel Paese e in quella città che gli hanno dato tanto.

La mappa bresciana di Pep

Come Stendhal a Milano, ed Hemingway sull’Appennino emiliano, Guardiola a Brescia ha disegnato con le proprie abitudini una mappa invisibile. Il cappuccio e la brioche alla crema alla pasticceria Zilioli. Gli spaghetti — meglio se alle vongole — al Laboratorio Lanzani. Le notti all’Areadocks Boutique Hotel, albergo di poche stanze e tanto charme, così diverso dalla pensione in Franciacorta che lo accolse nella sua prima estate italiana. «Il mercoledì ci allenavamo in un campo più piccolo del normale, quindi i traversoni di Pep finivano fuori, dritti contro il muro dell’albergo. Fui io a dirglielo: guarda che sei a Coccaglio, provincia di Brescia, non al Camp Nou», ricorda Antonio Filippini, suo compagno nella squadra di Mazzone, maestro del maestro del calcio moderno.

Da Milano a Coverciano

Fu sempre Antonio Filippini a mettere in guardia Guardiola, quando si presentò in ritiro con jeans a zampa di elefante: «Occhio a come ti vesti, che lo stile in Italia è importante». Lezione imparata: presto Pep ha cominciato a farsi vedere carico di sacchetti fuori dai negozi del Quadrilatero della moda a Milano. A Roma i suoi riferimenti erano i teatri e le trattorie di San Lorenzo, dove Franco Baldini lo portava a mangiare spaghetti al pomodoro. A Pescara, a fargli da Cicerone era l’amico Manu Estiarte, suo collaboratore, che nella città adriatica ha vinto due scudetti di pallanuoto. Poi c’è la Toscana delle cantine e delle colline. E chissà che — se mai dovesse succedere — Pep non scelga la sistemazione più semplice per un ct, a due passi da Coverciano.

De Gregori, Baggio e Brescia

A Brescia, però, sperano che, nel caso, sia pronto a fare avanti e indietro in auto dall’Oriente lombardo al centro tecnico federale fiorentino.

Baggio e Guardiola 

«Darebbe un entusiasmo enorme alla Nazionale, come da giocatore lo diede a noi. Arrivava agli allenamenti con i finestrini abbassati e De Gregori a tutto volume. Parcheggiava di fianco alla Bmw X5 di Baggio, che fu così importante nel convincerlo a venire a Brescia», racconta Andrea Caracciolo, un tempo attaccante, oggi presidente del Lumezzane.

Quella città che chiama ancora

C’è anche lui ai pranzi al Laboratorio Lanzani, quando Pep torna in città. A convocarli è Edoardo Piovani, uno dei migliori amici di Guardiola. È lui il manager che nella foto immortale cerca di fermare Mazzone, lanciato verso la curva atalantina.

Piovani prova a placcare Mazzone 

Della primissima cerchia fa parte anche Roberto De Zerbi. Quando è in città, arriva spesso anche Pep. Ma capita che ci vada per i fatti suoi, come lo scorso 22 febbraio, quando prese un aereo per vedere allo stadio Brescia-Pro Patria, finita 3-2 e festeggiata in spogliatoio, mentre a Londra l’Arsenal, rivale del suo City, batteva per 4-1 il Tottenham. Priorità. Ed eccolo, lo spiraglio. «Sarebbe un sogno se scegliesse la Nazionale — dice Sandro Calori, altro suo ex compagno –. Con Sacchi e Cruijff ha cambiato il calcio. Sarebbe meraviglioso vederlo cambiare l’Italia».

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