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Piqué: “Più che Guardiola all’Italia serve un piano per guardare oltre i risultati”

Gerard Piqué, ex stella del Barcellona, presidente e fondatore della Kings League 

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L’ex bandiera di Barcellona e nazionale spagnola è a Milano per le finali mondiali della Kings League, di cui è presidente: “Più dei nomi, conta il gioco. Nella nostra nazionale campione del mondo ci sono i ragazzi che vincevano nell’Under 17. L’Italia dovrebbe fare lo stesso”
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MILANO – Gerard Piqué, ex bandiera del Barcellona e della nazionale spagnola, è a Milano per la Kings World Cup, torneo di calcio a sette di cui è ideatore e presidente mondiale. Nel 2023, a Barcellona, l’ospite d’onore era Andrea Pirlo, «un amico e un giocatore incredibile, con uno stile di calcio molto vicino a quello che piace a noi in Spagna. Come tecnico, possono giudicarlo solo i giocatori che lo hanno avuto. Quanto a Maldini e Leonardo, se sono stati scelti è perché si è ritenuto che potessero gestire il progetto», dice.

Il calcio italiano si trova a doversi ricostruire, dopo tre mondiali mancati. Da dove si parte?

«La linea fra fallimento e successo è sottilissima. A volte sembra che tutto vada male, ma non è così. Avete vinto l’Europeo pochi anni fa. Dovete investire sui giovani, portarli in prima squadra, costruire un’idea di calcio comune fra club e Nazionale».

Meglio un allenatore federale, cresciuto nelle nazionali giovanili, o un grande nome?

«Se si può prendere un fuori…

MILANO – Gerard Piqué, ex bandiera del Barcellona e della nazionale spagnola, è a Milano per la Kings World Cup, torneo di calcio a sette di cui è ideatore e presidente mondiale. Nel 2023, a Barcellona, l’ospite d’onore era Andrea Pirlo, «un amico e un giocatore incredibile, con uno stile di calcio molto vicino a quello che piace a noi in Spagna. Come tecnico, possono giudicarlo solo i giocatori che lo hanno avuto. Quanto a Maldini e Leonardo, se sono stati scelti è perché si è ritenuto che potessero gestire il progetto», dice.

Il calcio italiano si trova a doversi ricostruire, dopo tre mondiali mancati. Da dove si parte?

«La linea fra fallimento e successo è sottilissima. A volte sembra che tutto vada male, ma non è così. Avete vinto l’Europeo pochi anni fa. Dovete investire sui giovani, portarli in prima squadra, costruire un’idea di calcio comune fra club e Nazionale».

Meglio un allenatore federale, cresciuto nelle nazionali giovanili, o un grande nome?

«Se si può prendere un fuoriclasse come Guardiola, ovviamente lo si prende sempre, è una garanzia di successo. Ma in generale, al di là del nome, è fondamentale il sistema. Qualunque tecnico venga scelto, bisogna poi fidarsi, dargli tranquillità, permettergli di prendere decisioni e lavorare nel tempo».

In Italia non lo sappiamo più fare?

«Quindici anni fa, l’Italia era concentrata sulla fase difensiva e forte fisicamente, poi ha cambiato stile. Ci vuole tempo per adattarsi al nuovo modello. Non dovete cercare solo il risultato immediato. Bisogna investire nelle Academy, fare crescere giocatori. Serve un piano che vada oltre la prossima partita. E i club italiani devono portare più giovani in prima squadra. Deve essere un lavoro di tutto il movimento calcistico».

I successi della Spagna sono stati costruiti così?

«Negli ultimi venticinque anni abbiamo investito moltissimo sui giovani, vincendo tornei internazionali nelle Under 17, 19 e 21. Poi quei ragazzi sono arrivati in nazionale maggiore. Sanno giocare insieme. Sono stati allenati secondo gli stessi principi. Magari ci sono altre nazionali con più campioni, ma noi abbiamo un gioco costruito nel tempo. L’Italia dovrebbe provare a fare qualcosa di simile».

Proprio ai giovani guarda la Kings League. Come fate a intercettare il loro gusto?

«I giovani oggi cercano forme di intrattenimento diverse. Naturalmente il calcio resta il re degli sport: basta guardare quante persone lo seguono nel mondo e quanta gente va allo stadio. Ma penso ci sia spazio anche per un format diverso, che aggiunge elementi nuovi. Alcune regole, per esempio, vengono scelte dal pubblico. Abbiamo chiesto loro persino quale colore preferissero per il campo: la maggioranza ha scelto il nero e lo abbiamo cambiato. È questo il tipo di rapporto che vogliamo creare».

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