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Perugia, torna Gaucci e manda via l’allenatore

Alessandro Gaucci, presidente del Perugia
Alessandro Gaucci, presidente del Perugia 

Alessandro rileva il club dalla proprietà argentina che aveva come consulente il fratello Riccardo. Prima mossa: esonerato Tedesco

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L’ilare spaesamento temporale provocato dalla notizia che Alessandro Gaucci figlio del fu Big Luciano, come prima mossa da presidente del Perugia, ha esonerato l’allenatore, rimanda alle conseguenze di una bizzarra e irrisolta patologia familiare e — non ce ne voglia l’epurato Giovanni Tedesco — innaffia di buonumore — sì, vabbè, inelegante — questo ritorno. Il passato non passa, cambia solo cravatta. E se l’esonero una volta si manifestava con le urla all’interno dello spogliatoio, oggi arriva tramite pec. Così il viluppo del Dna restituisce al calcio italiano il nome di una famiglia che ha marcato un tempo vintage, perciò indimenticabile.

L’esonero tramite pec

La modalità fratricida con cui ciò avviene si presenta come un aggiornamento del software made in Gaucci. Alessandro, front-man di “ArenaCuri”, la società che ha rilevato il Perugia, spodesta la proprietà argentina che aveva in Riccardo, il fratello, il consulente di mercato. E no, i due eredi non vanno più d’accordo da anni. Da quando lo sceriffo della città di Perugia era il padre, Luciano, e i brothers, un passo indietro, si dividevano responsabilità — al calciomercato davano forma alla traccia del Risiko individuata dal genitore, con calciatori esotici comprati in ogni angolo del mondo — e colpe da scontare: sono stati entrambi in prigione, anche a nome suo.

La latitanza di Big Luciano

Accadde quando Big Luciano, dopo il fallimento del club (2005) e la bancarotta, si diede alla latitanza, abbandonando la giovane fidanzata Elisabetta Tulliani — era stata compagna di classe di Alessandro, altro che Temptation Island — e fuggì nei Caraibi, dove l’Alzheimer ne silenziò prima il furore e poi i giorni, fino al congedo terreno nel 2020. Gaucci negli anni 90 troneggiava impavido, arrivando, in un corto circuito all’amatriciana, alla proprietà contemporanea di Perugia, Viterbese, Catania e Sambenedettese.

Dagli scontri in tv all’acquisto del figlio di Gheddafi

L’ira come postura esistenziale — si azzuffò in diretta tv con il collega del Bari Matarrese dandogli dello «zozzone cornuto» — l’amicizia vantata con Andreotti, la passione per i cavalli, il suo Tony Bin vinse Arc de Triomphe, l’inclinazione allo sbotto cinematografico in posa da «Oddio, me viè lo sturbo», l’intuizione geniale di acquistare il primo giapponese della Serie A, Hidetoshi Nakata, la provocazione assurta ad arte — volle Carolina Morace alla Viterbese, prima donna alla guida di una squadra maschile — ma anche l’acquisto della più improbabile delle figurine, il figlio di Gheddafi, la superstizione elevata a scelta tecnica — bruciò la maglia n.13 di Baronio — i ritiri punitivi che imponeva ai suoi giocatori segregandoli in ex conventi riciclati ad alberghi a due stelle claudicanti.

Gaucci, uno spettacolo d’arte varia

Gaucci, uno spettacolo d’arte varia che — sia messo a referto — tenne a battesimo tre futuri campioni del mondo — Grosso, Materazzi e Gattuso — e portò il Grifo in Europa. Vent’anni dopo, il punto di (ri)partenza è il girone B della Serie C. «Sono tornato per portare in alto il Perugia», ha detto a “Grifotube” Alessandro Gaucci. Due notizie, infine. La prima: il nuovo tecnico sarà Aimo Diana. La seconda: il prossimo tecnico esonerato sarà Aimo Diana.

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