Infantino non molla: “Basta attacchi”. Il Consiglio Fifa gli conferma la fiducia. Cosa succede ora
di Niccolò MaurelliIl presidente Gianni Infantino resta al suo posto. Per ora. Del suo piano per privatizzare i Mondiali resta solo il caos che la proposta, ormai archiviata, ha generato dentro e fuori dalla Fifa. Il numero uno del calcio, sempre più isolato, ha ricevuto il sostegno del segretario generale Mattias Grafstrom e del Consiglio direttivo. Sono arrivate anche delle scuse formali: “Riconosciamo gli errori commessi nella presentazione del piano Fifa Forward Enterprise e chiediamo scusa”, si legge nel comunicato diffuso dopo il vertice nella sede Fifa in Marocco.
Infantino resiste: “Basta attacchi alla Fifa”
In breve: Infantino resta al suo posto, per ora. Il governo del calcio globale “non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, alla buona governance e al giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione”, prosegue il messaggio.
La partita per la nuova presidenza resta aperta
Ma la partita per l’elezione del nuovo …
Il presidente Gianni Infantino resta al suo posto. Per ora. Del suo piano per privatizzare i Mondiali resta solo il caos che la proposta, ormai archiviata, ha generato dentro e fuori dalla Fifa. Il numero uno del calcio, sempre più isolato, ha ricevuto il sostegno del segretario generale Mattias Grafstrom e del Consiglio direttivo. Sono arrivate anche delle scuse formali: “Riconosciamo gli errori commessi nella presentazione del piano Fifa Forward Enterprise e chiediamo scusa”, si legge nel comunicato diffuso dopo il vertice nella sede Fifa in Marocco.
Infantino resiste: “Basta attacchi alla Fifa”
In breve: Infantino resta al suo posto, per ora. Il governo del calcio globale “non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, alla buona governance e al giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione”, prosegue il messaggio.
La partita per la nuova presidenza resta aperta
Ma la partita per l’elezione del nuovo presidente Fifa, in programma nel marzo del 2027, è tutt’altro che scontata. Infantino, in carica dal 2016, prima del caos Mondiale era sicuro della riconferma. Ora la situazione è cambiata e non si esclude la convocazione di un Congresso straordinario per sfiduciarlo prima ancora del voto. Cerchiamo di capire cosa sta succedendo e come sono schierate le confederazioni.
L’Uefa guida la fronda anti-Infantino
L’Uefa, che riunisce le 55 federazioni calcistiche europee, si è fatta subito portavoce della fronda anti-Infantino. Alcune federazioni affiliate, tra cui quelle inglese e gallese, hanno ritirato le lettere di sostegno alla rielezione del presidente. L’obiettivo dei vertici del calcio europeo, capitanati dal numero uno dell’Uefa Aleksander Ceferin, è compattare ancora di più la fronda.
Asia divisa su Infantino
L’Asian football confederation, che rappresenta le federazioni asiatiche, è divisa. La proposta di Infantino è stata criticata, ma in passato l’Afc figurava tra le sostenitrici più convinte del capo del calcio mondiale. Che ora, però, rischia di aver perso anche il loro appoggio. Se gran parte dell'Afc (47 federazioni) si schierasse compatta con Uefa (55) e Concacaf (41), Infantino rischia di crollare: la soglia minima per approvare una mozione di sfiducia nei suoi confronti è 106. Ma l’esito non è scontato: in Asia, infatti, non tutti sono convinti che l’Uefa disponga dei numeri necessari. Tra l’altro, la maggior parte delle federazioni asiatiche non vuole che il presidente venga sostituito. Nazioni dell'Asia occidentale come Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita sostengono Infantino e godono di grande influenza nel continente. L'unico modo per garantire l'unità della Confederazione potrebbe essere la candidatura di un rappresentante asiatico come prossimo presidente.
La Giordania: “Ricevuti soldi dalla Fifa ma non voteremo Infantino”
In seno all’Afc, netta la posizione della Federcalcio giordana, che già aveva denunciato di essere stata “ricattata dalla Fifa” per sostenere Infantino. “Il governo del calcio mondiale ha pagato i bonus arretrati alla Federazione calcistica giordana”, ha annunciato in queste ore su X il presidente della Federcalcio giordana, il principe Ali bin Al Hussein. “Abbiamo incassato i fondi che avremmo dovuto ricevere otto mesi fa", le sue parole. "Sebbene questo sia uno sviluppo positivo per i nostri giocatori, non cambiano le gravi preoccupazioni che noi nel mondo del calcio nutriamo riguardo alla dirigenza Fifa, né modifica ciò a cui le nostre federazioni sono state sottoposte in passato. Non sosterremo più il presidente Infantino”.
Anche la Confederazione americana scarica Infantino
Anche la Concacaf (Nord e Centro America e Caraibi) era tra le massime sostenitrici di Infantino. Il flop del suo progetto ha cambiato tutto: ora la Confederazione gli ha voltato le spalle. Centrale la figura di Victor Montagliani, presidente Concacaf (41 federazioni in totale), che alle prossime elezioni potrebbe presentarsi come rivale di Infantino.
Africa con Infantino: il caso della finale in Marocco
Patrice Motsepe resiste. Il presidente della Confederazione calcistica africana ha ribadito che le 54 federazioni affiliate sostengono all'unanimità la rielezione di Infantino, prevista per il prossimo anno in Marocco. Non è un mistero che la Caf avrebbe beneficiato del progetto di redistribuzione delle risorse ideato da Infantino. Negli ultimi anni, complice pure l’allargamento del Mondiale da 32 a 48 squadre, le federazioni africane hanno tratto molti vantaggi dalla politica del numero uno del calcio mondiale. Lo conferma la presunta promessa che in queste ore Infantino avrebbe fatto al Marocco, Paese ospitante del Mondiale 2030 insieme a Spagna e Portogallo. In cambio del rinnovato sostegno politico di Rabat, il presidente avrebbe garantito al Marocco la possibilità di ospitare la finale del torneo. Uno scenario smentito dalla Fifa, che fa sapere come “nessuna decisione in merito sia stata ancora presa”.
La posizione prudente della Conmebol
Sulla proposta di riforma di Infantino la Confederazione sudamericana (Conmebol) aveva chiesto dei chiarimenti, senza prendere una posizione troppo netta. Il suo presidente, Alejandro Domínguez, era tra quelli che – subito dopo il Mondiale americano – spingevano per un ulteriore allargamento del torneo a 64 squadre, in piena sintonia con il capo del calcio. Non va dimenticato che la Conmebol (10 federazioni in totale) ha stretti legami istituzionali con la Fifa, legati all'organizzazione del Mondiale 2030: le partite inaugurali si terranno in Uruguay, Argentina e Paraguay. Anche l’ultimo comunicato è molto vago: “Stop a iniziative che ignorino i meccanismi istituzionali. Quando questi principi vengono messi da parte, perde il calcio e perdiamo tutti”, si legge. Curioso che Infantino non venga mai menzionato.
Cosa farà l’Oceania
Resta da capire cosa faranno le 11 federazioni affiliate alla Confederazione calcistica dell'Oceania (Ofc). La Nuova Zelanda, membro di spicco, si è subito espressa contro la proposta, ma i vertici della Confederazione prendono tempo. La maggioranza delle piccole isole del Pacifico resta fedele al presidente della Fifa, che ha lavorato per garantire più visibilità e sostegno economico a queste realtà.
Come funziona la sfiducia
Il Consiglio della Fifa è obbligato a convocare un Congresso straordinario se ne fa richiesta almeno un quinto delle federazioni associate (43 su 211). Ogni membro presente ha diritto a un voto. Per approvare la rimozione anticipata o la revoca del mandato del presidente in carica prima della scadenza naturale, è necessario il voto favorevole della maggioranza qualificata dei voti (106 su 211). Per far cadere Infantino, l’Uefa, molto compatta, deve quindi intessere alleanze con altre federazioni.