La Turchia ha un debole per i capocannonieri della Serie A o per quelli che sono stati vicini a diventarlo, negli anni si è presa Dzeko, Immobile, Icardi, Osimhen, Mertens e ieri ha assoldato anche Lukaku e Vlahovic, due facce della stessa medaglia. Il belga va al Fenerbahce per 7 milioni, la porzione più minuscola nei 400 che negli anni ha movimentato saltabeccando da una squadra all’altra, mentre il serbo ha firmato per il Besiktas da svincolato: 30 milioni in tre anni (comunque meno di quanto gli passava la Juve) più altri 10 di commissioni.
Il calcio turco è sempre più attrattivo
Questo significa che da un lato il calcio turco è ancora vincolato alla ricerca di campioni nella fase declinante della carriera (però mezza Europa avrebbe voluto Salah, che invece ha scelto il Trabzonspor), ma dall’altro è ormai attrattivo anche per giocatori nel pieno della carriera, anche se quella di Vlahovic si era impantanata da un po’. La svolta della Süper Lig l’ha in realtà data Greenwood, che ha preferito il Fenerbahce alla Roma, così come il Marsiglia ha preferito venderlo in Turchia anziché in Italia: ci ha ricavato 55 milioni. Greenwood è il secondo acquisto più caro della storia turca, dopo i 75 milioni spesi dal Galatasaray per Osimhen un anno fa: nel 2025, la Süper Lig è stata la lega che ha investito di più sul mercato dopo Premier e Saudi League.
Leao non cede alla corte del Galatasaray
Anche se quest’estate il Galatasaray è ancora al palo, più che altro perché Leao non ha ceduto alla sua corte, le tre grandi di Istanbul hanno ormai rose piene di giocatori di valore internazionale e a loro si deve aggiungere il Trabzonspor, che con Salah fa un salto in avanti considerevole. Ma come fanno i club turchi a essere così competitivi economicamente, nonostante la Süper Lig sia uno dei campionati più indebitati d’Europa? La ragione più importante è la bassissima tassazione sugli stipendi, inferiore al 15%: l’ingaggio di Vlahovic al lordo non raggiunge i 12,5 milioni, mentre a un club italiano ne costerebbe quasi 20.
Perché il campionato turco è così ricco
E poi c’è la mano di Erdogan, molto sensibile ai consensi che si possono rastrellare attraverso il calcio: nel 2021 le quattro squadre più importanti, che convogliano il 90 per cento dei tifosi turchi, hanno sottoscritto un piano decennale di ristrutturazione del debito con un consorzio di banche prevalentemente pubbliche. I club sono quotati in borsa e sfruttano continui aumenti di capitale, ma è fondamentale anche la valorizzazione del patrimonio immobiliare: il Galatasaray ha ceduto per quasi 500 milioni, in parte pagati dallo stato, i suoi terreni di Florya, dove c’era il vecchio centro sportivo, mentre l’amministrazione pubblica ha concesso a cifre irrisorie altri lotti a Istanbul nord, dove adesso il Gala si allena.
Gli sponsor pagano tanto
E se i diritti televisivi danno ricavi irrisori, gli sponsor pagano tanto, bene e in valuta pregiata. Sempre il Galatasaray è finanziato dalla compagnia energetica statale dell’Azerbaigian, uno degli alleati più fedeli di Erdogan, il quale a gennaio si mosse di persona per agevolare il trasferimento di Kanté dall’Al-Ittihad al Fenerbahce. La Turchia non paga stipendi all’altezza degli arabi, ma è molto più attrattiva sia a livello di qualità della vita (si vive bene quasi ovunque, Istanbul è meravigliosa, l’ambiente negli stadi è elettrizzante) sia a livello tecnico, anche se ha un solo club qualificato direttamente alla Champions (il Gala, mentre il Fener deve passare dagli spareggi), visto che nel ranking Uefa i turchi sono soltanto decimi, dietro anche alla Cechia. Euro 2032, che sarà organizzato con l’Italia, porterà ulteriori investimenti che ricadranno anche sulle società: se la bolla non scoppia, il flusso di campioni verso il Bosforo s’intensificherà.