Se vinci ti esonero. Il paradosso di Giampaolo che aveva già colpito Ancelotti e favorito Fabregas
di Furio ZaraPer esonerarlo hanno aspettato che vincesse. In effetti: quale occasione migliore? Nel calcio (non) contano solo i risultati. Dunque: un quarto d’ora dopo il fischio finale di Parma-Cremonese 0-2 –siamo in Coppa Italia – all’allenatore Marco Giampaolo è stato dato il benservito. Non sfugga il dettaglio, Giampaolo è l’allenatore della Cremonese, che ha vinto la partita, passato il turno e guadagnato gli ottavi di finale. Voglio trovare un senso a questa vittoria, anche se questa vittoria un senso non ce l’ha. Ok, la Cremonese ha iniziato il campionato con due sconfitte – 1-0 a Empoli, 0-3 in casa contro il Modena – ma la Coppa Italia sembrava aver marcato un risveglio. Pie illusioni. Tutto era già deciso. È il paradosso di Schrödinger applicato al pallone. C’è un gatto chiuso in una scatola con una pistola attivabile dalle radiazioni di un atomo di uranio. Non si può sapere quando l’atomo emetterà radioattività attivando la pistola e uccidendo il gatto. Cambiate le parole gatto con all…
Per esonerarlo hanno aspettato che vincesse. In effetti: quale occasione migliore? Nel calcio (non) contano solo i risultati. Dunque: un quarto d’ora dopo il fischio finale di Parma-Cremonese 0-2 –siamo in Coppa Italia – all’allenatore Marco Giampaolo è stato dato il benservito. Non sfugga il dettaglio, Giampaolo è l’allenatore della Cremonese, che ha vinto la partita, passato il turno e guadagnato gli ottavi di finale. Voglio trovare un senso a questa vittoria, anche se questa vittoria un senso non ce l’ha. Ok, la Cremonese ha iniziato il campionato con due sconfitte – 1-0 a Empoli, 0-3 in casa contro il Modena – ma la Coppa Italia sembrava aver marcato un risveglio. Pie illusioni. Tutto era già deciso. È il paradosso di Schrödinger applicato al pallone. C’è un gatto chiuso in una scatola con una pistola attivabile dalle radiazioni di un atomo di uranio. Non si può sapere quando l’atomo emetterà radioattività attivando la pistola e uccidendo il gatto. Cambiate le parole gatto con allenatore, scatola con panchina, pistola con esonero. Sull’uranio e sui presidenti, al vostro buon cuore.
Simoni esonerato dall’Inter mentre veniva premiato
Occhio: il Giampaolo sollevato dall’incarico (ora sostituito da Pecchia) dopo una vittoria ma con tanti ringraziamenti per il lavoro svolto è un deja vu. Ai tempi del Milan, alla 7ª giornata, dopo aver vinto 2-1 a Marassi, contro il Genoa. "Ciaone” anche quella volta. L’esonero più citato in questi casi è quello di Gigi Simoni, quando guidava l’Inter. La beffa delle beffe accadde a fine novembre del ’98, dopo una vittoria in campionato, contro la Salernitana, e il passaggio del turno in Champions (torneo dove aveva battuto, per dire, il Real Madrid), nel giorno stesso in cui Simoni veniva premiato con la «Panchina d’Oro» come miglior allenatore italiano. Uno schiaffo al buonsenso, un insulto gratuito a un signore del nostro calcio. Anche i big piangono (dopo una vittoria). Prendete Carlo Ancelotti. De Laurentiis gli sfilò la panchina del Napoli dopo il 4-0 al Genk e la qualificazione agli ottavi di Champions. Vertice nella notte, saltò il banco. E pure l’allenatore. Queste decisioni così repentine, violente verrebbe da dire, si devono ai rapporti tesi ben oltre il consentito. Come avvenne nel 2020 tra Tuchel e il Psg, dopo un 4-0 sullo Strasburgo. All’allenatore tedesco non bastarono sei trofei messi in bacheca e la finale di Champions conquistata, la prima nella storia del club.
Longo mandato via dal Como per colpa dell’algoritmo
Il «Mister, prego, si accomodi» è stata la frase con cui Maurizio Zamparini cominciava le sue giornate. Il presidente non era così banale da attenersi ai risultati conseguiti, andava oltre. Tra l’altro lui, le partite, nemmeno le vedeva, se le faceva raccontare al telefono dai dirigenti più fidati. Fu così che cacciò Beppe Iachini – dopo una vittoria contro il Chievo – e fu così che indicò la porta a Davide Ballardini, che si illudeva di averla scampata dopo una vittoria contro il Verona. Quando Moreno Longo – nel 2023 – venne esonerato dalla proprietà indonesiana del Como, all’epoca in Serie B, i dirigenti fecero filtrare una giustificazione che a molti parve bizzarra: era colpa dell’algoritmo, che non lasciava presagire buone cose con Longo in panchina. A margine: il Como aveva appena vinto ad Ascoli ed era al 6° posto, in piena zona play off. Al posto di Longo venne promosso Cesc Fabregas, che a fine stagione portò il Como in Serie A. (Sia detto con rispetto: forse allora l’algoritmo aveva ragione). Sempre a Como, anni ‘90, il presidente Enrico Preziosi esonerò l’allenatore Mario Beretta, che dopo sei giornate era ancora imbattuto, con una motivazione che – in fondo – potrebbe riassumere tutte queste decisioni bislacche. Sentenziò il presidente a futura memoria: «Prima o poi avrebbe perso, così l’ho esonerato preventivamente». Era serio, Preziosi.