✕

Mbappé, Vinicius e Konaté nascondono il messaggio per Ceuta: è polemica in Spagna

Vinicius e Mbappé 

Ascolta l'audio

I tre giocatori del Real Madrid hanno coperto la scritta sulla maglia prima della sfida con l’Elche. Il club: “Libera scelta”
2 minuti di lettura

Tre magliette piegate e un messaggio lasciato a metà. Solo per pochi secondi, sufficienti, però, a trasformare un controverso gesto di solidarietà in una nuova polemica politica. Prima del fischio d’inizio di Elche-Real Madrid, Mbappé, Vinicius e Konaté hanno indossato controvoglia la maglia con la scritta «Todos somos caballas», senza mostrarla per intero e sbarazzandosene subito dopo il saluto agli avversari. Una scelta personale, dice il Real Madrid. Per capire perché quelle tre parole abbiano assunto un significato così controverso bisogna spostarsi a Ceuta. «Caballas» è il nome con cui vengono comunemente indicati gli abitanti della città autonoma spagnola e il messaggio è nato dopo la grave crisi migratoria di fine luglio, quando oltre 70mila persone sono entrate nell’exclave spagnola in Nord Africa che il Marocco vorrebbe riprendersi, provocando una forte tensione sociale e politica.

Cosa è successo

L’iniziativa è stata promossa da un’associazione di imprenditori di Valenc…

Tre magliette piegate e un messaggio lasciato a metà. Solo per pochi secondi, sufficienti, però, a trasformare un controverso gesto di solidarietà in una nuova polemica politica. Prima del fischio d’inizio di Elche-Real Madrid, Mbappé, Vinicius e Konaté hanno indossato controvoglia la maglia con la scritta «Todos somos caballas», senza mostrarla per intero e sbarazzandosene subito dopo il saluto agli avversari. Una scelta personale, dice il Real Madrid. Per capire perché quelle tre parole abbiano assunto un significato così controverso bisogna spostarsi a Ceuta. «Caballas» è il nome con cui vengono comunemente indicati gli abitanti della città autonoma spagnola e il messaggio è nato dopo la grave crisi migratoria di fine luglio, quando oltre 70mila persone sono entrate nell’exclave spagnola in Nord Africa che il Marocco vorrebbe riprendersi, provocando una forte tensione sociale e politica.

Cosa è successo

L’iniziativa è stata promossa da un’associazione di imprenditori di Valencia, con l’obiettivo di ricordare che «Ceuta non è sola» e rivendicando la coesione territoriale della Spagna, insistendo sul suo carattere «sociale e non politico». Ed è per questa ragione che la Liga ha dato il via libera al messaggio negli stadi: prima Villarreal e Betis, poi Levante, Elche e, parzialmente, Real Madrid. Il Barcellona — club che di calcio e politica sa qualcosa — ha preferito non aderire, consapevole di come, una volta entrata nel calcio, una maglietta difficilmente rimanga soltanto una maglietta. La prova nella reazione furente della destra spagnola al gesto dei dissidenti. José María Figaredo, di Vox, ha definito comprensibile l’indignazione nei confronti «di tre milionari che vivono in Spagna, ma non sono solidali con gli spagnoli». Ester Muñoz, del PP, ha assicurato di aver provato «vergogna perché non vogliono difendere la Spagna. Credo sia una questione umanitaria che saranno loro a dover spiegare», ha chiosato, chiedendo ai tre madridisti una spiegazione.

I giocatori di Villarreal e Betis in campo con la maglia per Ceuta 

La spiegazione di Mbappé

“È stata una decisione dei club quella di includere la maglietta e di indossarla” ha detto Mbappé ad AS “noi giocatori dovevamo indossarla. La prima cosa che voglio dire è che sono totalmente solidale con Ceuta e con tutte le vittime. Perché, prima di essere un calciatore, sono un essere umano. Ma anch’io volevo fare un gesto e dedicare un pensiero a tutti gli immigrati che hanno perso la vita e che si trovano anch’essi in condizioni difficili. Era una posizione non facile, difficile, perché alla fine la gente potrebbe pensare che io sia contro gli abitanti di Ceuta, ma no, assolutamente no. Non ho nulla contro di loro e li sostengo al 100% con il mio pensiero. Ma volevo rivolgere un pensiero anche a tutte le persone che soffrono, perché in fondo sono un essere umano e non voglio dare priorità a una sofferenza rispetto all’altra. Ci sono persone che soffrono e mi dispiace molto vedere tutto questo nel mondo. Sono un ragazzo che vuole il meglio per il mondo in cui viviamo. Voglio trasmettere un messaggio di positività e di pace, e spero che la situazione si risolva in fretta”.

Il sì di Tebas

Javier Tebas aveva dato il suo “sì” difendendone il carattere «non ideologico». Lo stesso presidente della Liga, però, aveva definito quanto accaduto a Ceuta «un’invasione, un attacco da parte di molti cittadini marocchini che rivendicano Ceuta». Difficile mantenere, in questo scenario, la versione di iniziativa prettamente sociale. Prova ne sia che da sinistra è arrivata subito la richiesta di «non trasformare l’aiuto a Ceuta in un proclama politico». La vicenda aveva, del resto, già mostrato questa ambiguità con Ez Abde. Il giocatore marocchino del Betis aveva indossato la maglia contro il Villarreal, ricevendo insulti e minacce sui social da chi, in Marocco, lo ha ritenuto un traditore del proprio Paese. No, non sono tutti caballas.

Leggi i commenti