Il Pallone d’oro in carica in panchina, guarda il Messico e le nuvole. In campo l’Italia perde la finale della Coppa del Mondo per 4 a 1, contro il leggendario Brasile. Nella memoria comune, Museo Bugie Doc, quella partita è mattanza carioca, invece fino al 2 a 1 di Gerson, al 66’, dopo i gol di Pelé e Bonimba Boninsegna, gli azzurri tengon bene e potrebbero anche passare in vantaggio.
La Staffetta
Ma lo Zio Uccio Valcareggi, allenatore schivo, non chiama la Staffetta, lo scambio tra l’asso dell’Inter Sandro Mazzola e il rivale del Milan, Pallone d’oro, Gianni Rivera, che aveva trionfato nel Partido del Siglo, 4 a 3 allo stadio Azteca sconfiggendo i bianchi di Germania di Panzer Beckenbauer. Un altro calcio, il pallone l’Adidas Telstar, a chiazze bianco e nere, detto TV, i terzini, tranne Giacinto Facchetti, indietro, i portieri incapaci di dribbling, sugli spalti, come li chiamava il cronista Carosio, solo maschi, spesso in giacca e cravatta.
Il Pallone d’oro in carica in panchina, guarda il Messico e le nuvole. In campo l’Italia perde la finale della Coppa del Mondo per 4 a 1, contro il leggendario Brasile. Nella memoria comune, Museo Bugie Doc, quella partita è mattanza carioca, invece fino al 2 a 1 di Gerson, al 66’, dopo i gol di Pelé e Bonimba Boninsegna, gli azzurri tengon bene e potrebbero anche passare in vantaggio.
La Staffetta
Ma lo Zio Uccio Valcareggi, allenatore schivo, non chiama la Staffetta, lo scambio tra l’asso dell’Inter Sandro Mazzola e il rivale del Milan, Pallone d’oro, Gianni Rivera, che aveva trionfato nel Partido del Siglo, 4 a 3 allo stadio Azteca sconfiggendo i bianchi di Germania di Panzer Beckenbauer. Un altro calcio, il pallone l’Adidas Telstar, a chiazze bianco e nere, detto TV, i terzini, tranne Giacinto Facchetti, indietro, i portieri incapaci di dribbling, sugli spalti, come li chiamava il cronista Carosio, solo maschi, spesso in giacca e cravatta.
Mazzandro e l’Abatino
Sandro Mazzola e Gianni Rivera, Mazzandro e Abatino, secondo il columnist Gianni Brera, sono Achille ed Ettore, Tancredi contro Argante, Batman e Joker, avversari a San Siro in Inter-Milan, che neppure la Nazionale rende Fratelli d’Italia, allora verso dell’inno nazionale, non partito di governo. I cronisti del tempo narravano leggende urbane che i giovani apprendisti ascoltavano incantati: i clan della squadra che non volevano Rivera neppure convocato; la staffetta tra i due campioni nata per caso, non da schemi di Valcareggi; lo spogliatoio che dopo la semifinale con i tedeschi relega il 10 del Milan fuori dai titolari. Gioann Brera Fucarlo da vero cantastorie cambiava versione ad ogni stagione, lasciando intendere che le sue cronache sul Giorno fossero state determinanti sulla formazione, ovvero che la scelta scaturisse dall’ignavia dello Zio Uccio. Poco importa, la Disfida Messicana giova alla gloria dello scattante Mazzola e del cerebrale Rivera, al primo il successo di giocarsi fino all’ultimo il Mundial, al coprotagonista il vantaggio eterno del dubbio: eh, se fossi sceso in campo…
I dualismi e quell’Italia
L’Italia non sapeva di starsi lasciando alle spalle boom economico, l’Oscar alla Lira valuta più stabile 1960 secondo il Financial Times, la Dolce Vita di Fellini, gli azzurri campioni d’Europa 1968, Mazzola in squadra Rivera no, Carosello in tv, panettone a Natale, Il Gattopardo in libreria, e che stessero arrivando bombe, stragi, inflazione, crisi del petrolio, disastro Mondiale Germania 1974. Mazzola contro Rivera, come Bartali e Coppi in bici, Mazzinghi e Benvenuti sul ring, Berruti e Ottolina in pista, riproducevano Montecchi e Capuleti, Guelfi e Ghibellini, Dc e Pci, un paese di fazione, ciascuna orgogliosa del proprio Campione. Qualunque cosa sia accaduta nel ritiro azzurro 1970, quale delle Bufale, Leggende, Versioni, Memorie rispecchi la Verità, Musa perduta del XXI secolo AI, Sandro Mazzola e Gianni Rivera vivranno comunque in eterna simbiosi: e se? E forse? Dunque? Per l’adolescente che ero allora, nerazzurro in cuore ma persuaso che l’Abatino fosse campione formidabile, la Staffetta Perduta resta un mito, gol di Pelé, pareggio di Boninsegna, ma entra nell’intervallo Rivera, Mazzola in panchina, e alla fine solleva la Coppa Rimet, per l’ultima e definitiva volta, Capitan Facchetti. La Verità sull’autodafé messicano è oscura, meglio dunque accettare il mito da tifosi, di cui, con l’innata malinconica ironia di uomo segnato dal dolore precoce, anche Sandro Mazzola avrebbe sorriso: Staffetta per Sempre.