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Via Malagò, arriva Malagò: sarà lui il commissario. Così Buonfiglio salva il Coni

(reuters)

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Alle 13 la Giunta: ma la soluzione trovata eviterà un braccio di ferro ai voti scongiurando la spaccatura nel sistema
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La battaglia politica agitata dal Coni e che ha paralizzato la Federcalcio si risolverà con una stretta di mano. Due mesi e mezzo di braccio di ferro, nove giuristi a riempire il tavolo di pareri per difendere posizioni opposte, sedici membri di Giunta bersaglio di pressioni incrociate, diffide e dimissioni. E poi? Quando alle 13 si riunirà la Giunta, il presidente del Coni Buonfiglio, come previsto, proporrà il commissariamento della Federcalcio presieduta da Malagò. Indicando però come commissario lo stesso Malagò.

Un compromesso storico tra due nemici che fino a poche ore prima temevano di perdere tutto se non fossero riusciti a vincere la propria partita. Attenzione a darlo per fatto: con una notte di mezzo nessuno esclude nuovi colpi bass…

La battaglia politica agitata dal Coni e che ha paralizzato la Federcalcio si risolverà con una stretta di mano. Due mesi e mezzo di braccio di ferro, nove giuristi a riempire il tavolo di pareri per difendere posizioni opposte, sedici membri di Giunta bersaglio di pressioni incrociate, diffide e dimissioni. E poi? Quando alle 13 si riunirà la Giunta, il presidente del Coni Buonfiglio, come previsto, proporrà il commissariamento della Federcalcio presieduta da Malagò. Indicando però come commissario lo stesso Malagò.

Un compromesso storico tra due nemici che fino a poche ore prima temevano di perdere tutto se non fossero riusciti a vincere la propria partita. Attenzione a darlo per fatto: con una notte di mezzo nessuno esclude nuovi colpi bassi. Ma la mossa farebbe tutti contenti offrendo una soluzione per uscire dal garbuglio in cui lo sport italiano si è infilato da solo, tra le pressioni del governo che non vedeva l’ora di far fuori il nemico Malagò e il rischio di ricorsi che una scelta tranchant avrebbe prodotto.

Evitare la sfida ed evitare di perdere

Buonfiglio ha scelto la soluzione che gli permette di salvare l’ordinamento sportivo e mettere in sicurezza il movimento, il suo stesso regno al Coni, senza tirarsi indietro con il governo che pretendeva il commissariamento della Figc. Ma eviterà di sfidare Malagò su un terreno diventato sabbie mobili. Perché nessuno a ieri gli garantiva di riuscire a vincere la partita in Giunta, dove il rivale aveva messo in atto una rimonta stile elezione al Coni del 2013. I venti della vigilia lo davano in vantaggio: troppo forte il rischio di spaccare in due il governo dello sport e metterne in minoranza il presidente, far crollare il sistema.

Quindi la tregua

Quindi Malagò lascerà il posto a Malagò. Un’idea che lo stesso presidente della Federcalcio aveva messo sul piatto settimane fa e che ieri è stata al centro delle tre telefonate con Buonfiglio in cui, sulla carta, si è chiuso una sorta di accordo. Malagò avrà quindi l’incarico di guidare la Figc come già sta facendo. Ma con più poteri: il commissario infatti sostituisce non solo il presidente, ma anche il Consiglio federale. Non sarà l’occasione per le riforme attese per anni e che nessun presidente ha potuto mettere in atto per le opposizioni interne: sarà un mandato rapidissimo, solo per convocare nuove elezioni. Insomma, come in un folle gioco dell’oca, si riparte da capo, come avessimo scherzato fino a oggi.

La nuova assemblea

Ci vorranno 120 giorni, complice il Natale, per una nuova assemblea elettiva della Federcalcio. E Malagò dovrà scegliere se correre, pur sapendo di aver perso parte del suo credito con alcune scelte non particolarmente apprezzate. Ripartirebbe, probabilmente, dal sostegno della Serie A, che ieri prima di scoprire che Coni e Figc stavano trovando la soluzione in grado di far felici tutti, si è riunita per schierarsi contro un “commissariamento del tutto inopportuno” e per “manifestare completo supporto” a Malagò. Posizioni che hanno allargato la frattura tra le squadre e il Coni. Marotta aveva invece proposto di chiedere al Coni di affidare il commissariamento al presidente della Lega, Ezio Simonelli. Ma quel comunicato ha chiuso la partita prima che cominciasse.

La sconfitta di Abodi

Durante la stesura del comunicato c’è chi si è defilato a causa delle pressioni di colleghi che non volevano esprimere posizioni troppo ostili al governo.

Ecco, il governo. Se tutto andrà come i protagonisti – tutti, ormai – si aspettano, il vero sconfitto rischia di essere ancora una volta il ministro Andrea Abodi. Che del commissariamento del suo “diversamente amico” Malagò parlava da mesi e che ha soffiato nelle vele di Buonfiglio minacciando di commissariare il Coni stesso se non lo avesse ottenuto. Così, non potrà contestare nulla al governo dello sport, che avrà assolto alle richieste. E certo non sarà soddisfatto nemmeno il ministro Giancarlo Giorgetti, che solo dieci giorni fa incontrava Malagò aprendo il confronto con il suggerimento di dimettersi. Oggi, se Malagò resterà al timone da commissario, la politica potrà al massimo sventolare la bandiera del rispetto dell’autonomia dello sport. Fino al prossimo sgambetto.

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