Doveva essere l’O.K. Corral dello sport italiano, e invece dalla Giunta Coni oggi potrebbe arrivare un verdetto all’unanimità. Ma per capire come si è arrivati alla proposta di accordo tra Buonfiglio e Malagò, i carissimi nemici di questa vicenda, bisogna ricostruire la settimana che ha cambiato gli equilibri.
La Giunta alla prova una settimana fa
Martedì scorso la Giunta ha fatto le prove generali: chiamata a commissariare la Federpesi, ha testato umori e orientamenti anche in vista del voto imminente sulla Federcalcio. Ha registrato durante le discussioni le posizioni contrarie dei due vice di Buonfiglio, Bianchedi e Di Paola, e del numero 1 della danza sportiva, Lunetta, come la dura reazione dell’ex capo del Coni Franco Carraro. Il richiamo all’unità è arrivato da Pippo Ricci, cestista dell’Olimpia che rappresenta gli atleti. Alla fine è stato proprio Malagò, in Giunta come membro Cio, a votare il commissariamento, trascinandosi dietro il suo schieramento. Una strategia della di…
Doveva essere l’O.K. Corral dello sport italiano, e invece dalla Giunta Coni oggi potrebbe arrivare un verdetto all’unanimità. Ma per capire come si è arrivati alla proposta di accordo tra Buonfiglio e Malagò, i carissimi nemici di questa vicenda, bisogna ricostruire la settimana che ha cambiato gli equilibri.
La Giunta alla prova una settimana fa
Martedì scorso la Giunta ha fatto le prove generali: chiamata a commissariare la Federpesi, ha testato umori e orientamenti anche in vista del voto imminente sulla Federcalcio. Ha registrato durante le discussioni le posizioni contrarie dei due vice di Buonfiglio, Bianchedi e Di Paola, e del numero 1 della danza sportiva, Lunetta, come la dura reazione dell’ex capo del Coni Franco Carraro. Il richiamo all’unità è arrivato da Pippo Ricci, cestista dell’Olimpia che rappresenta gli atleti. Alla fine è stato proprio Malagò, in Giunta come membro Cio, a votare il commissariamento, trascinandosi dietro il suo schieramento. Una strategia della distensione che aveva un obiettivo: non spaccare la Giunta, rischiando peraltro di perdere, ma salvarne l’unità e guadagnare tempo.
La conta dei voti e la scalata di Malagò
Nel frattempo, è cominciata la lotta sui singoli voti. Accertato da tempo che Malagò non poteva e non può esprimersi sulla sua Figc, il Coni ha fatto arrivare la decisione di escludere dal voto, per conflitto d’interessi, anche Bianchedi e Spina, due fedelissime del presidente del calcio, nonostante le dimissioni last minute da capo delegazione azzurra e dal direttivo Aiac. Malagò non l’ha presa bene, ma intanto ha lavorato all’obiettivo: trovare sette voti sicuri in Giunta per respingere la proposta di commissariamento. Partiva da tre sicuri: Federica Pellegrini e i già citati Di Paola e Lunetta. E chi ricorda la clamorosa rimonta del 2013, quando nella notte superò nella corsa al Coni il rivale Lello Pagnozzi, scommetteva su qualcosa di simile stavolta. Ne ha aggiunti altri, uno a uno: Ignozza degli enti locali, Copioli della Federmoto e lo stesso Ricci, convinto anche, e non solo, da Bastoni che dal ritiro della Nazionale l’ha contattato per esprimere il sostegno degli azzurri a Malagò. Il settimo punto l’ha incamerato virtualmente domenica sera, quando era certo di aver convinto anche l’indecisa Valentina Rodini, oro olimpico di canottaggio.
Nel frattempo, il segretario Figc Brunelli ha depositato un’istanza ai revisori del Coni per ammettere al voto Bianchedi e Spina e, contestualmente, contestato un conflitto d’interessi a Francesco Montini, presidente delle Fiamme Oro e tesserato Figc (il gruppo sportivo della Polizia ha una squadra di calcio a 5 a Caivano, in un progetto sociale con Sport e Salute).
È qui che il Coni ha capito di non avere più una maggioranza: Buonfiglio si è ritrovato con Cagnotto, Riva (Coni Lombardia), Morico (Ospes), Ettorre (Vela) e Montini, sei voti di cui uno a rischio esclusione. Avrebbe forse contestato a Lunetta gli accordi tra Federdanza e Federcalcio servizi, innescando però una girandola infinita. Ma soprattutto, si è trovato a un bivio: perdere, male, o vincere forse di un voto con una Giunta spaccata. Meglio tendere la mano: in fondo, anche nel 2013 Buonfiglio cambiò idea all’ultimo momento e passò con Malagò. E un anno fa la campagna per la sua ascesa al Coni era stata ideata e sostenuta da un promotore d’eccezione: il carissimo nemico Giovanni.