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Messi, addio all’Argentina. Piange, segna e saluta: "Con voi ho realizzato i miei sogni”

Allo stadio Monumental di Buenos Aires l'Argentina batte 3-0 il Benin. Il capitano segna su rigore, serve due assist, un palo nel finale. Poi parla agli 80mila: "Oggi vivo il giorno più triste della mia carriera".
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Ha pianto, si è emozionato, ha sorriso, ha ringraziato, lui al centro e attorno i compagni e gli 80mila dello stadio Monumental di Buenos Aires. L’ultima di Lionel Messi con l’Argentina, la sua nazionale, la squadra che più di tutte l’ha fatto disperare prima e gioire poi, è stata una grande festa con un inevitabile contorno di malinconia. Musica, giochi di luci, una ricca cerimonia al termine della partita vinta 3-0 contro il modesto Benin, sparring partner di giornata.

(afp)

Leo ha segnato su rigore la terza rete e ha servito due assist, centro di gravità permanente dell’Argentina anche quando la salutava per sempre. “Sono orgoglioso di essere argentino e di aver realizzato i miei sogni con tutti voi”, ha detto chiudendo il discorso che ha tenuto al centro del campo, una manciata di minuti in cui è stato leader vocale e capopopolo, pronto a difendere i suoi compagni, a chiedere pazienza e fiducia pe…

Ha pianto, si è emozionato, ha sorriso, ha ringraziato, lui al centro e attorno i compagni e gli 80mila dello stadio Monumental di Buenos Aires. L’ultima di Lionel Messi con l’Argentina, la sua nazionale, la squadra che più di tutte l’ha fatto disperare prima e gioire poi, è stata una grande festa con un inevitabile contorno di malinconia. Musica, giochi di luci, una ricca cerimonia al termine della partita vinta 3-0 contro il modesto Benin, sparring partner di giornata.

(afp)

Leo ha segnato su rigore la terza rete e ha servito due assist, centro di gravità permanente dell’Argentina anche quando la salutava per sempre. “Sono orgoglioso di essere argentino e di aver realizzato i miei sogni con tutti voi”, ha detto chiudendo il discorso che ha tenuto al centro del campo, una manciata di minuti in cui è stato leader vocale e capopopolo, pronto a difendere i suoi compagni, a chiedere pazienza e fiducia per quello che verrà dopo di lui.

(reuters)

I momenti più complicati li ha vissuti prima della gara. Le telecamere lo hanno avvistato in lacrime in pullman, mentre si dirigeva al Monumental scortato da una marea di tifosi. E poi durante l’inno nazionale. I compagni lo hanno cantato a squarciagola, il ct Scaloni ha fatto lo stesso pur visibilmente commosso, lui era lì sopraffatto che provava a farsi uscire le parole dalla bocca, quasi immobilizzato. Chissà cosa avrà pensato. L’ultima volta con la fascia da capitano dell’Albiceleste al braccio, l’inno ascoltato con accanto i figli e in tribuna la moglie Antonella e la mamma Celia. Nella sua testa c’era di sicuro il padre Jorge, scomparso lo scorso agosto: “È difficile dire qualcosa, ci sono tante emozioni. Penso a mio papà”, le prime parole del discorso che ha tenuto alla fine.

(reuters)

In campo Leo è stato Messi. Ha illuminato ogni cosa, faro per la sua squadra come era stato in estate al Mondiale. Scaloni ha schierato l’undici tipo per il saluto al capitano, i pretoriani erano tutti lì per lui. Al decimo minuto sono partiti i fuochi d’artificio con annessi cori dei tifosi, la prima rete è invece arrivata all’inizio del secondo tempo, l’ha firmata Otamendi su un calcio d’angolo battuto da Messi. Il raddoppio, in una sorta di passaggio di consegne, lo ha segnato Nico Paz ancora su assist del 10. Leo ha sfiorato almeno tre volte il gol, trovato a un quarto d’ora dalla fine con un rigore spedito sotto la traversa. Poi pure un palo, nel finale. Ha chiuso con 126 reti e 66 assist in 208 presenze con l’Argentina, di gran lunga il miglior marcatore della sua nazionale.

(afp)

“Nell'ultimo Mondiale è stato troppo quello che mi è toccato vivere (il riferimento è al papà Jorge), sognavo di tornare campione e ci siamo arrivati così vicini. Ma la partita contro l'Inghilterra (la semifinale, ndr) ci ha tolto ogni energia, fisica e mentale. Non abbiate dubbi che tutti i compagni che sono stati con me in nazionale hanno sempre dato tutto. Questo gruppo mi ha fatto vincere, è stato un orgoglio enorme dividere il campo con loro. Sapevo che avevo accanto a me dei guerrieri. Abbiamo dimostrato che quando siamo uniti siamo più forti di tutti”, ha detto rivolto al Monumental, la squadra che lo osservava a pochi metri, Enzo Fernández che non riusciva a trattenere le lacrime, Scaloni una maschera in panchina. Lui era sereno, compiuto, realizzato. “La mia partita più felice è stata la prima qui da campioni del mondo – ha aggiunto – Oggi vivo il giorno più triste della mia carriera: mi mancherete, ora vengo dal vostro lato a tifare questa squadra. Accompagniamola, dobbiamo essere uniti, c'è gente che vuole male alla nazionale, noi non dobbiamo dargli questa soddisfazione".

(reuters)

Ventuno anni fa il debutto con l’Albiceleste, sono passati 7721 giorni dal 17 agosto 2005 quando entrò nella ripresa nell’amichevole contro l’Ungheria e fu espulso dopo un minuto per una manata (involontaria) a un avversario. Dieci anni fa, era il 2016, dopo l’ennesima delusione (aveva perso in Coppa America ai rigori con il Cile) aveva annunciato l’addio alla nazionale. Poi, qualcosa è cambiato. Ha vinto tutto: il Mondiale nel 2022 e due volte la Coppa America, pure la Finalissima contro l’Italia. Nella sua ultima notte il capitano eterno è uscito mano nella mano con i suoi figli, abbracciando il più grande, Thiago, che piangeva disperato. Lui no, lui era sorridente. È stato bellissimo, grazie.

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