✕

Tacconi: “Con l’Argentina Zenga aveva i miei guanti, quel gol non fu colpa sua”

Tacconi con la moglie Laura e il figlio Andrea 
L’ex portiere della Juve racconta l’aneurisma avuto nel 2022: “Sono un animale in gabbia. Non tornerò come prima, ma non ho mai avuto paura”. La multa da 10 milioni presa da Boniperti per la battuta su Berlusconi
3 minuti di lettura

«Un animale in gabbia». Stefano Tacconi ha inizato a sentirsi così il 23 aprile 2022, quando un aneurisma gli ha cambiato per sempre la vita: «Ero convinto che avrei sempre fumato due pacchetti al giorno e bevuto whisky torbati». E invece no: «Ma anche se ora mi dicono tutto quello che devo fare, continuo a essere il solito stronzo, eh». E questa definizione è anche il titolo del primo capitolo del libro L’Arte di parare (Rizzoli), che ha scritto per spiegare, prima di tutto a sé stesso, quello che gli è successo, partendo da Ponte Felcino e da mamma Giannina che lo rincorreva con la pietra pomice quando tornava a casa sporco di fango dopo aver giocato, ma anche per tramandare ai futuri nipotini che nonno Stefano, un giorno, parò due rigori nella finale della Coppa Intercontinentale: «Da piccolo, mentre guardavo alla tv una finale di Coppa dei Campioni dell’Inter dissi a mio padre che un giorno l’avrei giocata io quella partita. Quando annullarono il gol di Platini a Tokyo ero content…

«Un animale in gabbia». Stefano Tacconi ha inizato a sentirsi così il 23 aprile 2022, quando un aneurisma gli ha cambiato per sempre la vita: «Ero convinto che avrei sempre fumato due pacchetti al giorno e bevuto whisky torbati». E invece no: «Ma anche se ora mi dicono tutto quello che devo fare, continuo a essere il solito stronzo, eh». E questa definizione è anche il titolo del primo capitolo del libro L’Arte di parare (Rizzoli), che ha scritto per spiegare, prima di tutto a sé stesso, quello che gli è successo, partendo da Ponte Felcino e da mamma Giannina che lo rincorreva con la pietra pomice quando tornava a casa sporco di fango dopo aver giocato, ma anche per tramandare ai futuri nipotini che nonno Stefano, un giorno, parò due rigori nella finale della Coppa Intercontinentale: «Da piccolo, mentre guardavo alla tv una finale di Coppa dei Campioni dell’Inter dissi a mio padre che un giorno l’avrei giocata io quella partita. Quando annullarono il gol di Platini a Tokyo ero contento perché sapevo che ai rigori sarei stato io il protagonista».

Tacconi, ha avuto paura di non farcela?

«No, anche se sono cosciente che non sarò mai più come prima».

Successe il 23 aprile, il giorno del compleanno di Laura, sua moglie.

«Una brutta giornata che non sarà dimenticata presto. Difficile festeggiare qualcosa quel giorno».

La copertina del libro di Tacconi 

Nel libro ricorda altre due date catastrofiche che ha vissuto: una è il 23 novembre 1980, terremoto in Irpinia.

«Allora non esisteva la Protezione civile e i soccorsi sono arrivati dopo due giorni. Ci hanno trovati lì a cercare i corpi, perché c’era ancora molta gente viva sotto le macerie e noi stavamo scavando con le mani».

Poi il 29 maggio 1985, l’Heysel.

«Michel Platini voleva smettere, tanto era rimasto traumatizzato da quella giornata. Non so se è stato giusto giocare, ma guardando a quello che era successo, credo che abbiamo fatto bene e che sia stato un modo per salvare altre vite».

Tacconi con Ian Rush in occasione dell'inaugurazione di 'Verso Altrove' 

È rimasto in buoni rapporti con i suoi compagni alla Juve?

«Lo scorso 10 dicembre, Michel ha radunato tutti i vecchi campioni dell’85 e abbiamo festeggiato i 40 anni della Coppa Intercontinentale. È stato carino: abbiamo raccontato un po’ di storie, solo che a un certo punto ci siamo guardati e c’ero io con le stampelle, Cabrini con le stampelle, Brio con le stampelle... E Platini ha detto: ‘Ma come cazzo abbiamo fatto a vincere?’».

Italia 90. Lei scrive nel libro che, contro l’Argentina, prestò i suoi guanti a Zenga.

«Dopo il riscaldamento, i guanti di Walter erano talmente sudati che non poteva utilizzarli. Quel giorno se la presero tutti con lui, ma non fu colpa sua».

Insomma, a dispetto di quello che si diceva, avevate un bel rapporto.

«Ma sì, a volte ci mettevamo anche d’accordo su quello che dovevamo dire ai giornalisti, se per diversi giorni non parlavano di noi. Zenga è stato fortunato perché quando io ero dell’Inter non volli più fare la riserva di Bordon e preferii restare ad Avellino. Mazzola mi chiese di tornare, ma dopo due anni da titolare non volevo fare panchina».

Tacconi in Nazionale con Zenga 

Alla Juve ha vinto più titoli o preso più multe da Boniperti?

«Non riuscivo proprio a tenere la bocca chiusa. Boniperti mi diceva di contare fino a 10, io al massimo arrivavo a due. Ma era anche il modo di creare un personaggio. Quando Berlusconi arrivò a Milanello in elicottero, un giornalista mi chiese cosa ne pensassi e dissi che, secondo me, stava facendo le prove per sapere come scappare a fine stagione. Boniperti mi diede 10 milioni di multa, ma l’avvocato Agnelli, disse che metà l’avrebbe pagata lui».

Nel libro cita una frase dell’Avvocato: “Un uomo che non piange, non potrà mai fare grandi cose”.

«È vero, perché quando sei umano capisci meglio le cose e io, dopo quello che mi è successo, sono un po’ più umano. Adesso piango anche con i cartoni animati».

Tacconi con Boniperti 

Ha fatto prendere una multa anche a Scirea...

«L’unica della sua carriera. Mi chiama la sera e mi chiede di portarlo la mattina dopo all’allenamento perché aveva dei problemi con la macchina. E io che faccio? Mi alzo, mi lavo, mi vesto, prendo la macchina e vado allo stadio. Mi sono proprio dimenticato... Gaetano arrivò con mezz’ora di ritardo, prese la multa e mi disse “complimenti, bravo, grazie mille”. Io gli risposi “tranquillo, metà la pago io”. E lui: “No, la paghi tutta tu”».

Elkann le avrebbe pagato metà di quella multa o gliel’avrebbe raddoppiata?

«La famiglia Agnelli, oggi, ha un problema. I soldi li mettono, ma come li spendono? Bisogna affidarsi a persone che sappiano scegliere i giocatori giusti. Leggo che vogliono fare presidente Del Piero. Sarebbe la cosa migliore che possano fare».

Leggi i commenti