Il derby è del Milan, 3-1 all'Inter che ora rischia di perdere la vetta
di Andrea SereniMilano - Sembravano undici diavoli, tutti vestiti di rosso e nero, calati nel vecchio Meazza per rendere la notte di Halloween piena di incubi per le anime con indosso il nero e l’azzurro. Chissà come gli sarà apparso Moreira, lui sì che si era travestito da mostro. Il Milan è stato per l’Inter ben più di uno scherzetto. Si è preso di nuovo il derby, in cui è imbattuto da otto incroci (sei vittorie, le ultime quattro consecutive e due pareggi): per trovare l’ultima sconfitta del Diavolo dobbiamo tornare a 922 giorni fa, la sera della seconda stella nerazzurra (il 22 aprile 2024).
Un dominio che va oltre il risultato
Il successo va ben oltre il 3-1 stampato sul tabellone luminoso di San Siro. La squadra di Chivu è stata battuta sul piano tattico, agonistico, tecnico. Sbatacchiata per il campo, da cui è corsa via con la testa bassa mentre gli avversari saltavano felici sotto la curva Sud, con in tribuna Kakà (in lacrime quando è stato introdotto nella hall of fame milanista) ad applaudi…
Milano - Sembravano undici diavoli, tutti vestiti di rosso e nero, calati nel vecchio Meazza per rendere la notte di Halloween piena di incubi per le anime con indosso il nero e l’azzurro. Chissà come gli sarà apparso Moreira, lui sì che si era travestito da mostro. Il Milan è stato per l’Inter ben più di uno scherzetto. Si è preso di nuovo il derby, in cui è imbattuto da otto incroci (sei vittorie, le ultime quattro consecutive e due pareggi): per trovare l’ultima sconfitta del Diavolo dobbiamo tornare a 922 giorni fa, la sera della seconda stella nerazzurra (il 22 aprile 2024).
Un dominio che va oltre il risultato
Il successo va ben oltre il 3-1 stampato sul tabellone luminoso di San Siro. La squadra di Chivu è stata battuta sul piano tattico, agonistico, tecnico. Sbatacchiata per il campo, da cui è corsa via con la testa bassa mentre gli avversari saltavano felici sotto la curva Sud, con in tribuna Kakà (in lacrime quando è stato introdotto nella hall of fame milanista) ad applaudire. È il primo passo falso in campionato, ma la sensazione è che fosse dietro l’angolo. Più di una volta aveva rischiato di cadere, stavolta è successo. Il derby come una maledizione: Chivu ne ha persi tre su tre da quando guida l’Inter, il Milan è l’unica squadra che non ha mai battuto.
Milan, una partita per capire il destino
Il sogno scudetto del Diavolo alimentato dal patron Cardinale non è alla fine un’utopia. Se questa doveva essere la partita in cui scoprire il proprio destino, i segnali sono incoraggianti: adesso è a -4 dai cugini, in attesa della Lazio. È stata soprattutto la notte di Amorim, che con una mossa ha ribaltato il tavolo: ha schierato Moreira sulla destra, lui mancino, e da lì l’indemoniato belga è diventato rebus irrisolvibile per gli interisti. Ha servito due assist a Pulisic e Rabiot, ha concluso l’opera con una punizione disegnata con il compasso.
Chivu, la scelta di una sola punta
Discutibili invece le scelte di Chivu, che per la prima volta ha messo una sola punta (Thuram), lasciando in panchina fino all’82’ Esposito e Bonny: potevano entrare prima, pur non al meglio (il francese aveva la febbre). Restano i dati: l’Inter è andata sotto di due gol sei volte su 13 partite stagionali, in svantaggio in otto di queste. Non è un caso, non più. Da registrare pure la difesa. 13 sono anche le reti subite, 1,3 a gara.“C’è qualcosa di speciale stasera”, ha detto Cardinale prima della partita. “Ci saranno altre notti così”, ha detto Amorim dopo.
La profezia di Cardinale, la partenza a razzo del Milan
La fame del suo Milan, che ha aggredito l’Inter con modi impetuosi: in dieci minuti era già avanti di due gol, una zuccata di Pulisic – fresco di rinnovo, ancora a segno nel derby – e un graffio perfido di Rabiot. Il primo quarto d’ora del Diavolo è stato forsennato: ritmo altissimo, pressing furibondo, riconquista alta della palla. L’Inter è sembrata stordita. Intorno alla metà del primo tempo ha alzato la testa: più corta, attenta a cogliere il calo degli avversari. Così è nato il gol di Bastoni, di testa sugli sviluppi di un corner di Calhanoglu prolungato da Akanji. La scossa nerazzurra ha mandato il Milan per un po’ in tilt: ci ha pensato Maignan a risolvere i problemi, deviando con una mossa da karate la zampata di Spence da ottima posizione. È stato quello il miglior momento dell’Inter, anestetizzato prima dell’intervallo da Moreira.
L’Inter non ha mai cambiato marcia
Costretta ancora a rincorrere, la squadra di Chivu non è riuscita a cambiare marcia. Ha alzato il baricentro, ma non ha mai dato la sensazione di poter far male a Maignan. L’unico vero brivido l’ha procurato l’arbitro Guida, che ha assegnato un rigore per un tocco con il petto di Gila in area su un cross di Mkhitaryan, preso per un fallo di mano: una topica grave, corretta con il richiamo del Var Mazzoleni al monitor. Neanche il recupero, solitamente terra di conquista per l'Inter, ha cambiato la storia di questo derby. Tutto colorato di rosso e nero. Il Diavolo è ancora vivo. E pure il campionato.
Milan (4-2-3-1) Maignan 7 – Gila 6.5, De Winter 7, Pavlovic 7, Diawara 6.5 (38’ st Bartesaghi sv) – Musah 6.5 (38’ st Jashari sv), Modric 7 – Moreira 8 (44’ st Hutchinson sv) , Rabiot 7.5, Pulisic 7 (38’ st Cisse sv) – Ramos 6 (44’ st Terracciano sv). All. Amorim 7
Inter (3-4-2-1) J.Martinez 5.5 – Bisseck 5.5 (38’ st Bonny sv), Akanji 5.5, Bastoni 6.5 (38’ st Dimarco sv) – Spence 6, Barella 5 (38’ st Esposito sv), Calhanoglu 5.5 (28’ st Zielinski 6), Augusto 4.5– Diouf 5 (28’ st Mkhitaryan 6), Sucic 5 – Thuram 5. All. Chivu 5
Arbitro: Guida 5 Reti: Pulisic 4’pt, Rabiot 10’ pt, Bastoni 22’ pt, Moreira 43’
Note: Ammoniti De Winter, Moreira, Augusto. Spettatori 77.691