Insulti sessisti, ancora una volta. Domenica a Como sono piovuti sull’arbitra Maria Sole Ferrieri Caputi durante la partita contro il Venezia, davanti al designatore Orsato. Fatti che tristemente si ripetono da anni, dalla Serie A ai campionati dilettantistici. Lo sa bene l’ex arbitra internazionale Manuela Nicolosi, che due anni fa ha raccontato nel libro Decido Io la sua carriera, compresi gli episodi di discriminazione e sessismo.
Nicolosi, aumentano gli arbitri donna, ma gli insulti sono sempre gli stessi.
«Purtroppo sì. Io spesso vado a seguire alcune partite sugli spalti e gli insulti sono sempre quelli. Non è cambiato nulla rispetto ai commenti e ai pregiudizi che ricevevo io quando arbitravo. È un problema a livello …
Insulti sessisti, ancora una volta. Domenica a Como sono piovuti sull’arbitra Maria Sole Ferrieri Caputi durante la partita contro il Venezia, davanti al designatore Orsato. Fatti che tristemente si ripetono da anni, dalla Serie A ai campionati dilettantistici. Lo sa bene l’ex arbitra internazionale Manuela Nicolosi, che due anni fa ha raccontato nel libro Decido Io la sua carriera, compresi gli episodi di discriminazione e sessismo.
Nicolosi, aumentano gli arbitri donna, ma gli insulti sono sempre gli stessi.
«Purtroppo sì. Io spesso vado a seguire alcune partite sugli spalti e gli insulti sono sempre quelli. Non è cambiato nulla rispetto ai commenti e ai pregiudizi che ricevevo io quando arbitravo. È un problema a livello europeo, negli Stati Uniti e in America Latina ci sono più arbitre e c’è molto meno sessismo. Non vedo ahimè alcun passo in avanti».
Pensa che Ferrieri Caputi abbia sbagliato a Como?
«Maria Sole è stata bravissima a fischiare il calcio di rigore. Sono rimasta sorpresa del richiamo del Var, da quest’anno si va al monitor solo per errori veramente gravi. In più lei aveva un’enorme pressione sulle spalle perché, giorni prima della partita, alcuni tifosi del Como si erano lamentati della sua designazione, non solo in quanto donna, ma anche perché era la sua prima partita in questo campionato. La presenza sugli spalti di Orsato ha anche inevitabilmente aumentato il livello di pressione. Quindi, sommando tutti questi aspetti, si è trovata in una situazione di difficoltà che posso comprendere».
Nel calcio c’è ancora troppo maschilismo?
«Decisamente sì e io l’ho vissuto sulla mia pelle. Con la presenza al Var di arbitri maschi spesso c’è, inconsciamente, un atteggiamento di pregiudizio. E infatti mi pongo il dubbio: se in Como-Venezia ci fosse stato un arbitro uomo magari il Var non l’avrebbe richiamato per quell’episodio. Lo dico perché è capitato anche a me, in partite internazionali con al Var tutti uomini, venivo richiamata tantissime volte per banalità e notavo un atteggiamento più da “padre” che da “collega”. Ogni volta mi sentivo come se fossi sottoposta a un test. Ma io dovevo essere giudicata come arbitra, non come donna».