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La giovane Italia, il tecnico dell’Under 15 Battisti: “Tutti insieme e poco cellulare”

Enrico Battisti, ct Italia U15 (Fifa) 

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L’allenatore degli azzurrini racconta il Mondiale a Baku: “Giocare 8 contro 8 è stato molto allenante. I ragazzi per una settimana hanno vissuto come fratelli. Niente stanze separate, telefoni vietati dopo cena”
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Il giro del mondo in sette giorni. L’U15 World Cup and Festival, concluso in Azerbaigian il 30 ottobre, ha riunito a Baku per una settimana i calciatori di domani: ha vinto, anche qui, la Spagna, in finale contro la Repubblica Ceca. L’Italia è arrivata dodicesima in questo Mondiale del tutto speciale: 189 Paesi qualificati direttamente alla fase finale del torneo con 78 nazionali debuttanti. “La manifestazione – racconta Enrico Battisti, tecnico dell’Italia Under 15 – è andata oltre il calcio. I ragazzi hanno avuto l'opportunità di confrontarsi con altre abitudini, nuovi modi di vivere, giocare, prepararsi e approcciare la partita. Un’esperienza unica poter affrontare realtà così lontane da noi geograficamente e culturalmente”.

L’avventura…

Il giro del mondo in sette giorni. L’U15 World Cup and Festival, concluso in Azerbaigian il 30 ottobre, ha riunito a Baku per una settimana i calciatori di domani: ha vinto, anche qui, la Spagna, in finale contro la Repubblica Ceca. L’Italia è arrivata dodicesima in questo Mondiale del tutto speciale: 189 Paesi qualificati direttamente alla fase finale del torneo con 78 nazionali debuttanti. “La manifestazione – racconta Enrico Battisti, tecnico dell’Italia Under 15 – è andata oltre il calcio. I ragazzi hanno avuto l'opportunità di confrontarsi con altre abitudini, nuovi modi di vivere, giocare, prepararsi e approcciare la partita. Un’esperienza unica poter affrontare realtà così lontane da noi geograficamente e culturalmente”.

L’avventura azzurrina

I ragazzi di Battisti hanno chiuso al dodicesimo posto. Un grande traguardo, anche perché gli azzurrini erano tutti sotto età. “Noi e la Francia – racconta Battisti – non abbiamo convocato i 2011. Ma loro non sono riusciti a passare la prima fase. Quindi credo che il nostro sia stato un buon percorso”. Dopo aver vinto sempre nel girone contro Turkmenistan, Qatar, Isole Cook, Benin e Hong Kong, l’Italia ha battuto ai sedicesimi il Perù. Ma poi si è dovuta arrendere alla Repubblica Ceca negli ottavi. Successivamente la vittoria con il Venezuela, seguita dalla sconfitta contro il Messico e da quella contro la Polonia per la finale dell'undicesimo. Ma contava poco il risultato. “È stata un’esperienza molto importante per avviare un percorso”.

Le regole del ritiro: il divieto di cellulari

Uno degli aspetti più interessanti è stato l’approccio alla gara delle varie squadre: “Noi europei – spiega l’allenatore dell’Italia U15 – arriviamo tesi, concentrati, attenti prima del fischio iniziale. Mentre gli africani o i caraibici entrano in campo cantando e ballando a ritmo. Una vera e propria festa, che elimina forse quella eccessiva sacralità intorno al match. Poi è stato bello perché per spostarsi tra i vari campi abbiamo condiviso il pullman con le altre delegazioni. E anche quella era un’occasione per interagire e fare due chiacchiere. Nel villaggio, oltre alla mensa dove ci siamo riuniti a turni di 45-60 squadre per mangiare, c’erano le sale giochi come altri luoghi di incontro e di scambio”. Anziché stanze separate, ogni nazionale aveva un appartamento: “I ragazzi hanno vissuto per una settimana come fratelli. L’unica regola in casa era il ritiro dei cellulari dopo le 22:30, così andavano a dormire presto. E mi è piaciuto molto quando una delle prime sere, mentre facevamo il giro delle camere, li abbiamo ritrovati tutti insieme a chiacchierare, scollati dallo schermo”.

L'Italia U15 al Mondiale di Baku (Fifa) 

Le regole del torneo e il movimento azzurro

In Italia si comincia dall’U14 a giocare a undici. Ma al Mondiale di Baku i match erano otto contro otto, con due tempi da venti minuti ciascuno: “È stato molto allenante”, ammette Battisti. “Con gli spazi ristretti ci sono più duelli, più tocchi palla, più scelte, più conclusioni, ed è richiesta più universalità nei ruoli. Tutti devono attaccare e tutti devono difendere, come vuole il calcio moderno. L’intensità, quindi, è più alta. I ragazzi dopo le prime partite erano entusiasti. Si sono divertiti molto. Tutti sono stati protagonisti, anche grazie ai cambi multipli come quelli del basket, che mi hanno permesso di coinvolgere l’intera rosa. Niente titolari e riserve, e credo che a questa età sia giusto per lo sviluppo dei ragazzi. Poi con ognuno io cerco di avere un rapporto diverso, perché c’è chi deve essere più stimolato e spronato e chi invece deve essere tenuto con i piedi per terra. Ma in generale bisogna essere pazienti. I talenti in Italia ci sono. Bisogna solo supportarli e aiutarli a rialzarsi quando cadono. Senza bruciare le tappe, un passo per volta”.

Lo scouting, il reclutamento e il settore giovanile

A Baku sono andati quattordici azzurrini. Ma i giovani monitorati dalla federazione sono molti di più: “Con i nostri osservatori – continua il ct dell’Under 15 – siamo attivi in Italia e all’estero, per vedere anche giocatori con doppio passaporto. Guardiamo moltissimi match ogni settimana. L’anno scorso con l’Attività Under 14 abbiamo visto un migliaio di ragazzi, facendo una ricerca a tappeto. Con i settori giovanili degli altri Paesi dobbiamo confrontarci, prendere spunti, ma poi elaborare una ricetta che rispetti la nostra identità. E che si possa adattare alle diverse realtà del nostro Paese, perché il talento c’è”.

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