MONACO DI BAVIERA - La Juventus ha il suo sogno che continua a ricoprire di carezze. "Capita di rado, ma qualche volta si realizzano: non poniamoci limiti" continua a ripetere Conte, che in definitiva è qui per questo: mettersi il sogno in mano, dargli una consistenza. "Noi siamo outsider. I favoriti sono loro, insieme a Real e Barcellona, anche per la vittoria finale. Però non siamo qui a fare le vittime sacrificali. Se saranno migliori di noi, ci batteranno e gli stringeremo la mano, ma un attimo dopo ci metteremo a pensare a come fare affinché la prossima volta siano loro a doverla stringere a noi".
La Juve non è Monaco di passaggio, il senso è questo. Non ha l'arroganza di che si sente migliore, ma non la timidezza di chi è impaurito dalla grandezza attorno: in un certo senso, è la posizione psicologica ideale. Conte vuole vincere sempre ma non ha l'ansia, o l'ossessione, di doverlo fare anche domani. Domani, nello splendore dell'Allianz Arena piena fino all'orlo e colorata di rosso, la Juve può permettersi di tutto, purché da questa partita riceva delle risposte. "Se qualcuno mi avesse detto che in sedici mesi saremmo arrivati a questo punto", spiega Conte, "avrei dubitato della sua salute mentale. Però siamo qui, e ce lo siamo meritato. Sono contento di questo sorteggio, perché ho bisogno di capire se e quanto ci manca per competere con i top club europei". È in quel "se" che è annidata l'ambizione bianconera: dopo tutto, non è detto che qualcosa manchi davvero.
"Io non ne ho idea, sono curioso di scoprirlo" aggiunge Buffon, anche lui con i suoi punti interrogativi in testa che sono molto più affascinanti dei punti esclamativi con i quali il Bayern lo torturò tre anni e mezzo fa, quando i tedeschi vinsero a Torino per 4-1 nell'ultima partita giocata dai bianconeri in Champions prima di questa edizione. "Scherzando, dicevo a Conte che è da quella sera che soffro di mal di schiena: mi presero a pallonate e mi capottarono. Lo spirito e la consapevolezza di adesso sono però molto diverse rispetto a quella gara".
La Juve si è allenata all'Allianz in serata, senza neve ma con appena due gradi nell'aria. Vucinic sta meglio, ma la formazione verrà provata nella rifinitura: è lì che Conte svelerà se la Juve giocherà con un sola punta (nel caso, il montenegrino, più adatto a favorire gli inserimenti dei centrocampisti) e l'aggiunta di Pogba tra gli incursori, oppure con due attaccanti tradizionali, quindi con il tandem Matri-Quagliarella, che è quello che è stato testato nell'ultima esercitazione tattica. "In fondo non è rilevante", cerca di minimizzare l'allenatore, "quello che conta è non tradire il nostro spirito, la nostra mentalità. Quando sono arrivato alla Juve ho cercato fare qualcosa di diverso dall'aspettare e sperare: credo che i ragazzi non vedessero loro di ascoltare qualcuno che gli dicesse certe cose, per questo mi seguono e per questo cerchiamo di portare ovunque il nostro calcio propositivo. Se poi gli altri saranno più bravi, amen".
La Juve non è Monaco di passaggio, il senso è questo. Non ha l'arroganza di che si sente migliore, ma non la timidezza di chi è impaurito dalla grandezza attorno: in un certo senso, è la posizione psicologica ideale. Conte vuole vincere sempre ma non ha l'ansia, o l'ossessione, di doverlo fare anche domani. Domani, nello splendore dell'Allianz Arena piena fino all'orlo e colorata di rosso, la Juve può permettersi di tutto, purché da questa partita riceva delle risposte. "Se qualcuno mi avesse detto che in sedici mesi saremmo arrivati a questo punto", spiega Conte, "avrei dubitato della sua salute mentale. Però siamo qui, e ce lo siamo meritato. Sono contento di questo sorteggio, perché ho bisogno di capire se e quanto ci manca per competere con i top club europei". È in quel "se" che è annidata l'ambizione bianconera: dopo tutto, non è detto che qualcosa manchi davvero.
"Io non ne ho idea, sono curioso di scoprirlo" aggiunge Buffon, anche lui con i suoi punti interrogativi in testa che sono molto più affascinanti dei punti esclamativi con i quali il Bayern lo torturò tre anni e mezzo fa, quando i tedeschi vinsero a Torino per 4-1 nell'ultima partita giocata dai bianconeri in Champions prima di questa edizione. "Scherzando, dicevo a Conte che è da quella sera che soffro di mal di schiena: mi presero a pallonate e mi capottarono. Lo spirito e la consapevolezza di adesso sono però molto diverse rispetto a quella gara".
La Juve si è allenata all'Allianz in serata, senza neve ma con appena due gradi nell'aria. Vucinic sta meglio, ma la formazione verrà provata nella rifinitura: è lì che Conte svelerà se la Juve giocherà con un sola punta (nel caso, il montenegrino, più adatto a favorire gli inserimenti dei centrocampisti) e l'aggiunta di Pogba tra gli incursori, oppure con due attaccanti tradizionali, quindi con il tandem Matri-Quagliarella, che è quello che è stato testato nell'ultima esercitazione tattica. "In fondo non è rilevante", cerca di minimizzare l'allenatore, "quello che conta è non tradire il nostro spirito, la nostra mentalità. Quando sono arrivato alla Juve ho cercato fare qualcosa di diverso dall'aspettare e sperare: credo che i ragazzi non vedessero loro di ascoltare qualcuno che gli dicesse certe cose, per questo mi seguono e per questo cerchiamo di portare ovunque il nostro calcio propositivo. Se poi gli altri saranno più bravi, amen".