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Monaco vs Dortmund, è la sfida tra due Germanie

La città più ricca e snob contro il cuore e la culla del movimento operaio. La finale di Champions League tra Bayern e Borussia non è solo calcio
dal corrispondente  ANDREA TARQUINI

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BERLINO  -  La città più ricca dell'Europa continentale, la più chic e snob dopo Londra, in campo contro il cuore e la culla del movimento operaio, della socialdemocrazia tedesca, di tutto quando è ancora la sinistra democratica moderna. La metropoli col più bello e comodo aeroporto d'Europa, dove chiunque tu sia se non giri in Bmw e non conosci almeno tre ristoranti italiani di qualità sembri strano, fuori posto, contro la città che tra svincoli e palazzoni s'unisce senza soluzione di continuità alle altre nel Bacino della Ruhr, cuore minerario e poi operaio dell'Impero, l'angolo d'Europa dove per primi un gruppo di metalmeccanici scrissero "Freiheit, Gleichheit Bruederlichkeit" (Liberté, egalité, fraternité) non su un tricolore francese ma su una bandiera rossa, e con le famiglie a fianco sfidavano in piazza i gendarmi del Kaiser cantando la prima, vera versione dell'Internazionale, 'Avanti, dannati della terra, avanti forzati del lavoro', prima che Lenin, Trockij e Stalin gli scippassero riscrivendolo con odio bolscevico quel bell'inno di speranza di riscatto.

La Germania della tecnodestra sociale delle multinazionali, Baviera come e meglio di Silicon Valley o Corea del Sud, contro la Germania del cuore operaio antico. Ecco, scusate se siamo stati un po'prolissi, queste due Weltanschauungen, queste due visioni del mondo, dell'Europa e del tempo in cui viviamo saranno in campo l'una contro l'altra domani sera allo Wembley Stadion. E forse renderà l'occasione ancor più carica di suggestioni della Memoria vedere magari soldati scelti in alta uniforme d'uno dei sette reggimenti del British Army cui è affidata la difesa di Buckingham Palace issare il tricolore federale e gli stendardi delle due squadre su quel campo di calcio simbolo delle glorie degli undici inglesi, e suonare con gli stessi ottoni abituati a intonare God sav the Queen, Land of hope and Glory e The march of the grenadiers un inno solo, il Deutschlandlied, l'inno degli 'unnì nemici fino a prima della guerra fredda e dei morti riportati a casa in Europa insieme fianco a fianco nelle bare amassate sui vecchi cargo Nato, nipoti dei nemici della Battaglia d'Inghilterra o di El Alamein caduti insieme contro Milosevic o in Afghanistan.

Il Muro di Berlino, la divisione delle Germanie e delle due Europe con cui crescemmo noi che allora avevamo venti o trent'anni, è caduto appunto da una generazione. In barba all'eurocrisi, ai sospetti incrociati, ai nazionalismi, europei del nord e del sud, dell'est e dell'ovest viaggiano, si conoscono, s'incontrano e si accoppiano più che mai prima in millenni di storia. Eppure è uno scontro tra due Germanie quello cui stiamo per assistere, nella cornice solenne dello Wembley Stadion. E insieme, lo scontro tra due parti diverse, due volti differenti d'un paese che però sa mantenersi diviso in opinioni e schieramenti eppure insieme sentirsi unito. Unito da quei valori della democrazia che furono proprio e soprattutto consiglieri politici e militari britannici a infondere nel Grundgesetz, la Costituzione democratica e pacifista che il democristiano padre della patria postbellico Konrad Adenauer e il suo sfidante socialdemocratico Kurt Schumacher  -  il primo reduce dalle prigioni della Gestapo, il secondo privo d'un braccio da scontri in prima linea nella guerra '14-18, firmarono insieme a Bonn in un giorno freddo del '49, con soldati delle potenze vincitrici sull'attenti alle loro spalle.

Una Germania unita, ma forte anche perché è un paese dalle molte identità dialetti e anime: a Stoccarda della Mercedes e della Porsche lo svevo medio locale non capisce il sàssone (il cittadino del più ricco degli Stati dell'Est), così come ad Amburgo dove parlata e cucina quasi evocano la Svezia si sente altra dalla Baviera ricca e lussuosa ma dai sapori, dalle voci e dalle nevi alpine. A Monaco, se ci vivi, devi saperne di struscio meglio che a Milano o Firenze. Passeggiare per farsi vedere e magari comprare qualcosa che poi si nota, qui nella splendida capitale bavarese  -  monumentale come Parigi ma ricca d'una vita giovanile trasgressiva degna della Londra di Rockers e Mods  -  è nato il neologismo locale, divenuto poi pantedesco: schwoofen, appunto. Monaco la splendida, con le torri del suo duomo e l'enorme zona pedonale d'un lusso da far impallidire via Montenapoleone o Rue de la paix, Monaco dove nascono fatti insieme alla Francia i migliori elicotteri e insieme a Uk e Italia supercaccia Eurofighter e Tornado, e fatte da soli le Bmw di sogno che hanno strappato a Mercedes la medaglia d'oro dell'auto premium, e dove ancora ogni giorno intellettuali come Hans Magnus Enzensberger scrivono ravvivando ironici il vivere quotidiano della libertà.
    Attenti alle facili etichette, tipo Monaco conservatrice e Dortmund di sinistra. Monaco è la capitale dello Stato libero di Baviera, il più fiero, autonomista, ricco e indipendente, ma nella bella Baviera 'bastione bianco'in mano dal dopoguerra alla Csu (l'iperconservatore, tecnocratico partito cristianosociale fratello della Cdu di Angela Merkel) Monaco è l'isola rossa, cioè Spd. La governa, forte e popolarissimo, il borgomastro socialdemocratico Christian Ude, bravo a promuovere occupazione, integrazione dei migranti, investimenti come a dare la prima martellata al primo barile di birra da aprire gridando 'O'zapft'is!'per inaugurare la mitica Oktoberfest.

Qualità della vita ai vertici mondiali, grandi parchi urbani all'inglese come lo Englischer Garten dove i surfers che sfidano le rapide del ruscesso locale contendono l'attenzione alle nudiste più belle. Prezzi immobiliari purtroppo spesso troppo alti persino per manager di Bmw o Siemens, musei splendidi dalla Alte Pinakothek al Technisches Museum, alta moda e gastronomia con segnalazioni Gault&Millau e Michelin, collegamenti aerei a livelli di quelli di Londra. Monaco è fiera dei suoi primati, e il Bayern Muenchen, la squadra del cuore del popolino e dei potenti, è uno dei suoi simboli. Fin da quando Franz Beckenbauer o Karl-Heinz Rummenigge erano giovani, decenni fa quando Angela Merkel era solo una timida 'pionierà nella Ddr, sognava appena di comprare i dischi bianchi dei Beatles a Mosca al mercato nero.

Fin qui la capitale del Bayern Muenchen, i favoriti come dice anche Wolfgang Schaeuble, il potentissimo ministro delle Finanze di Angela Merkel, il quale pure bavarese non è. Eppure guai a sottovalutare i 'second best', i perdenti previsti, i ragazzi del Borussia. Squadra compatta, abituata a platee sanguigne lassù nel territro della Ruhr dove il paesaggio urbano non s'interrompe mai, solo un cartello giallo t'avvisa che passi in un centimetro da una città all'altra, lassù dove il verde si nasconde sotto l'ombra di ciminiere e altiforni, anche se non poche acciaierie spente sono diventate grandi centri culturali. Lassù dove come in Giappone città dopo città un minuto dopo l'altra persino il treno ad alta velocità diventa un metrò, tra città grigie eppure allegre e piene di giovani come Bochum che Herbert Groenemeyer, un po' Lucio Dalla e Vasco Rossi tedesco in uno, canta nelle sue ballate.
    Qui la Weltanschauung è un'altra, dove non sai a che città appartenga il primo tram su cui sali, qui dove zone pedonali costruite nel dopoguerra dalle macerie dell'anno zero ti offrono tutto, ma a livelli medi, anni luce dal lusso di Monaco. Qui nel dopoguerra i metalmeccanici tedeschi doc della potente IgMetall incoraggiarono a iscriversi nel sindacato più forte del mondo i nuovi colleghi e amici italiani e poi turchi, qui nacquero le prime coppie miste. Sindaci socialdemocratici anche qui nel bacino della Ruhr, come Ullrich Sierau a Dortmund che con coraggio fa a botte con l'alto debito pubblico. Tutto o quasi qui nel Nordreno-Westfalia, lo Stato più popoloso della federazione, batte al ritmo del cuore dell'Spd e della sua visione del mondo. Ma non sottovalutate le mescolanze, in un'allegra e prospera democrazia matura: vengono da vicino a queste parti grandi democristiani come Karl Lamers, consigliere europeo di Kohl negli anni quando nacque l'euro, o Norbert Blum, il ministro che inventò la prima riforma delle pensioni, membro onorario da sempre del vertice IgMetall. E non è solo nostalgia di come eravamo a sinistra: federazioni e cooperative sostengono una cultura fiera, come il teatro che fondò la grande Pina Bausch.

Eccovi qui, in due parole, le due Germanie che s'affrontano senza odiarsi a Wembley tra poche ore. Due Germanie con squadre diverse ma non troppo. Certo più popolare il Borussia Dortmund, ma è l'unica in serie A della Bundesliga quotata in Borsa, certo più chic e snob il Bayern ma è anche, forse, l'undici più multietnico d'Europa. E'anche questo, il grande calcio che la mondovisione si prepara a darci: un gran momento d'immagini e azione, ci aiuta anche a capire come, dalle macerie dell'Anno zero che Rossellini ci narrò in pellicola bianco e nero, le due anime della democrazia tedesca hanno imparato ad amare la convivenza, a confrontarsi ritenendosi concorrenti, mai nemici. Notavo la stessa atmosfera l'altro ieri a Lipsia, la città-boom del nuovo Est (culla del dissenso contro la dittatura coloniale fino all'89, oggi polo d'eccellenze con Bmw, Porsche, elettronica e ateneo), dove la Spd ha festeggiato in gran pompa i suoi primi 150 anni. C'era anche la cancelliera democristiana Angela Merkel alla cerimonia, lo stile mutuato da Londra della nuova Germania impone anche questi must. E spesso ha battuto le mani ai rivali in festa, la donna più potente del mondo. Fino a scherzare ironica sul lapsus del presidente spd Sigmar Gabriel che salutandola l'aveva chiamata 'signora presidente'. "Troppo onore, tanto più per una cancelliera rivale, caro collega concorrente in democrazia, mai precorrere troppo i tempi", ha risposto sorridendo la zarina. Scusate se è poco, nel calcio, in politica e nel quotidiano della realtà di tutti. Specie se raffrontato con l'aria pesante che tira quasi ovunque altrove. Buon divertimento, godetevela tutta in tv questa bella sfida tra le due Germanie. Fine testo
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