TORINO - Se mai il presidente cabarettista della Fifa decidesse, dopo Cristiano Ronaldo, di imitare anche Gareth Bale, dovrebbe prima farsi prestare la frangetta da Conte e pettinarla con la riga ben scolpita, depositando un gigantesco ciuffo da una parte, qualcosa che s'alza e poi s'abbatte come un'onda oceanica. Il ragazzone sembra uscito da una puntata di Happy Days, si è pure fatto rifare le orecchie dal chirurgo (erano paurosamente a sventola) e adesso è molto simile al Bale di Londra: due gol, finalmente, nelle ultime due partite spagnole più quattro assist."Forse non ho mai avuto un attacco così forte", ammette Carlitos Ancelotti che ha rimesso Bale nell'unico posto dove il gallese deve stare, cioè all'ala. Su gentile richiesta del presidente Florentino Perez, colui che paga, dunque dispone. Fine del dibattito tattico.
C'è qualcosa di tellurico nel Real Madrid, 42 gol in 15 partite, quasi tre gol ogni volta. "Sì, una media interessante", ammette il tecnico che alla Juve visse due anni dimenticabili e che stasera torna a Torino con Zizou Zidane, il suo vice, seduto accanto, perché il passato è anche una statua d'oro che all'improvviso si anima. "Ma la difesa è un colabrodo", accenna con malizia il presidente del Barcellona, al secolo Sandro Rosell. Le due anime dei blancos, un attacco spaventoso e una difesa friabile, si offrono alla Juve, e la Juve ne faccia quello che può. Partendo da qualche numero da bridivi. Il Real ha segnato 10 volte in tre giorni, e 9 volte con la compartecipazione di Cristiano Ronaldo e Bale. Per il portoghese cinque gol, per il gallese due. Ad ogni scatto di Bale (34,7 chilometri orari ufficiali, nel mondo solo l'ecuadoriano Valencia galoppa più veloce), il tassametro del Real corre di conseguenza, solo che il pagamento è stato anticipato: i famosi 100 milioni di euro, record di tutti i tempi.
Il ragazzone che, come disse Roberto Bettega, ex vicepresidente bianconero, era già della Juve ("Ma poi Marotta scelse diversamente"), sta appena cominciando a essere degno, anche a Madrid, di cotanta gloria e pecunia. Ai lati esterni del prato, lui e Cristiano Ronaldo possono arrecare a chiunque carestia e devastazione. Più di Bale, solo Ronaldo: mai era partito così a razzo: 20 gol in 15 partite, cioè più gol che partite, è fantascienza. Per la quarta volta consecutiva vuole superare quota 50, e magari prendersi il Pallone d'Oro alla faccia del cabarettista Blatter. Chi ama lasciarsi spaventare, sappia che CR7 ha segnato 100 gol in 106 trasferte. "Però dobbiamo imparare a essere più equilibrati, più attenti", ammette Ancelotti, che nella città delle sue non molte gioie sportive dedica un affettuoso pensiero a Galliani, milanista e amico: "Un dirigente di altissimo livello, è come Cristiano Ronaldo, di un'altra categoria".
E adesso, il vero e inimitabile Ronaldo ha pure un sodale gallese, tanto per tornare all'attualità. La terribile sagoma di Bale, a quel tempo ancora al Tottenham e ancora con le orecchie come alettoni, si profilò in Italia in tutta la sua spaventosa e sinistra forza il 20 ottobre 2010: tre gol in 38 minuti all'Inter reduce dal triplete. Un terzino, o forse un'ala, o forse una punta, o magari un centometrista, cioè tutte queste cose insieme dentro un giocatore solo. Molti milioni sono passati da quel giorno, e il giovane Gareth continua a correre sui binari, ignorando le ironie altrui e gli scherzi del destino. Ironie come quelle dell'emittente catalana TV3, che l'ha chiamato "Forrest Bale" e l'ha messo sulla famosa panchina, con le gambe un po' a ics. Scherzi come quelli del futuro suocero che ha pensato bene di farsi arrestare negli Usa per riciclaggio di denaro, obbligando la figlia Emma e il buon Gareth a rimandare le nozze. Anche se i maggiori dolori, per Bale, sono sempre fisici: il vecchio infortunio ai legamenti del ginocchio, alla caviglia, ai muscoli delle cosce, ma soprattutto la schiena che lo tormenta come quella di un vecchietto. L'ernia del disco, al momento, pare l'unico avversario davvero capace di fermare Forrest Bale, a occhio più di Asamoah, anche se nella vita non si sa mai.
C'è qualcosa di tellurico nel Real Madrid, 42 gol in 15 partite, quasi tre gol ogni volta. "Sì, una media interessante", ammette il tecnico che alla Juve visse due anni dimenticabili e che stasera torna a Torino con Zizou Zidane, il suo vice, seduto accanto, perché il passato è anche una statua d'oro che all'improvviso si anima. "Ma la difesa è un colabrodo", accenna con malizia il presidente del Barcellona, al secolo Sandro Rosell. Le due anime dei blancos, un attacco spaventoso e una difesa friabile, si offrono alla Juve, e la Juve ne faccia quello che può. Partendo da qualche numero da bridivi. Il Real ha segnato 10 volte in tre giorni, e 9 volte con la compartecipazione di Cristiano Ronaldo e Bale. Per il portoghese cinque gol, per il gallese due. Ad ogni scatto di Bale (34,7 chilometri orari ufficiali, nel mondo solo l'ecuadoriano Valencia galoppa più veloce), il tassametro del Real corre di conseguenza, solo che il pagamento è stato anticipato: i famosi 100 milioni di euro, record di tutti i tempi.
Il ragazzone che, come disse Roberto Bettega, ex vicepresidente bianconero, era già della Juve ("Ma poi Marotta scelse diversamente"), sta appena cominciando a essere degno, anche a Madrid, di cotanta gloria e pecunia. Ai lati esterni del prato, lui e Cristiano Ronaldo possono arrecare a chiunque carestia e devastazione. Più di Bale, solo Ronaldo: mai era partito così a razzo: 20 gol in 15 partite, cioè più gol che partite, è fantascienza. Per la quarta volta consecutiva vuole superare quota 50, e magari prendersi il Pallone d'Oro alla faccia del cabarettista Blatter. Chi ama lasciarsi spaventare, sappia che CR7 ha segnato 100 gol in 106 trasferte. "Però dobbiamo imparare a essere più equilibrati, più attenti", ammette Ancelotti, che nella città delle sue non molte gioie sportive dedica un affettuoso pensiero a Galliani, milanista e amico: "Un dirigente di altissimo livello, è come Cristiano Ronaldo, di un'altra categoria".
E adesso, il vero e inimitabile Ronaldo ha pure un sodale gallese, tanto per tornare all'attualità. La terribile sagoma di Bale, a quel tempo ancora al Tottenham e ancora con le orecchie come alettoni, si profilò in Italia in tutta la sua spaventosa e sinistra forza il 20 ottobre 2010: tre gol in 38 minuti all'Inter reduce dal triplete. Un terzino, o forse un'ala, o forse una punta, o magari un centometrista, cioè tutte queste cose insieme dentro un giocatore solo. Molti milioni sono passati da quel giorno, e il giovane Gareth continua a correre sui binari, ignorando le ironie altrui e gli scherzi del destino. Ironie come quelle dell'emittente catalana TV3, che l'ha chiamato "Forrest Bale" e l'ha messo sulla famosa panchina, con le gambe un po' a ics. Scherzi come quelli del futuro suocero che ha pensato bene di farsi arrestare negli Usa per riciclaggio di denaro, obbligando la figlia Emma e il buon Gareth a rimandare le nozze. Anche se i maggiori dolori, per Bale, sono sempre fisici: il vecchio infortunio ai legamenti del ginocchio, alla caviglia, ai muscoli delle cosce, ma soprattutto la schiena che lo tormenta come quella di un vecchietto. L'ernia del disco, al momento, pare l'unico avversario davvero capace di fermare Forrest Bale, a occhio più di Asamoah, anche se nella vita non si sa mai.