TORINO - Si ferma a sei partite europee il digiuno di vittorie della Juventus. Lo Juventus stadium viene chiamato a votare la decadenza continentale dei bianconeri a scrutinio palese. E il campo dice che la Signora può restare al suo posto. Si riaggrappa alla qualificazione grazie al successo largo del Real sul Galatasaray, ora scavalcato. A Istanbul, però, sarà fondamentale non perdere.
Non c'è domani, se non si vince. E la Juventus vuole prendere a morsi l'occasione. Contro il Copenaghen era arrivato il colpo a salve, all'andata, match stregato ma fino a un certo punto, un tempo regalato ai danesi, prima di inchinarsi alla calamita Wiland, paratutto. Il primo tempo regala, come unica emozione, il rigore del vantaggio firmato dal solito Vidal. Un rigore causato da una sciocchezza di capitan Jacobsen, in versione "pallavolista" per ostacolare Pogba su un traversone spiovuto da destra a sinistra. Palese il mani, sul quale il capitano ospite è il solo a sorprendersi. Vidal infila l'angolino basso. Per il resto, 45 minuti noiosi, prevedibili, basta una rigorosa attenzione tattica in difesa a una Juventus costretta ad agire sotto ritmo dalla ragnatela difensiva ospite, dalla marcatura stressante di Jorgensen sul playmaker Pirlo. Solo dalle parti di Asamoah c'è tanto spazio per giocare, ma il ghanese non ha la necessaria fantasia "barra" agilità per sfondare. Il rigore, quindi, e prima un lancio verticale di Bonucci per Pogba, sorpreso da tanta solitudine, al punto da calciare goffamente.
Con le molle, va preso questo Copenaghen che in patria fa incetta di scudetti. Conte lo sa, non chiede ai suoi di essere belli ma pratici e concreti. Missione compiuta. Nella ripresa il Copenaghen di Solbakken mette sul tavolo la carta sorpresa, tentando di forzare il blocco bianconero in avvio. La squadra ospite gioca un calcio privo di fronzoli, regole matematiche: fai mucchio, crei superiorità, così provi a fare gol. Come all'andata, così al ritorno, fatale ai bianconeri è una di queste soluzioni confuse, davanti a Buffon. I danesi la buttano lì, qualcuno fa a sportellate, qualcun altro va a rimbalzo. Così all'11' l'ex del match, Mellberg, gela i cuori torinesi: stavolta gira in porta un pallone sospeso a due passi da Buffon anziché fare lui da sponda.
La risposta bianconera però è immediata. Senza offrire il fianco, per troppa frenesia, come era accaduto in casa con il Galatasaray. Llorente - votato a un lavoro "sporco" a sostegno di Tevez e per far salire la squadra, stavolta prova un guizzo in area, sorprendendo gli attenti centrali ospiti, Mellberg in ritardo, lo aggancia. Ancora rigore, ancora Vidal, una sentenza.
Altri tre giri di lancetta e, stavolta, la Juventus pensa bene di chiudere anzitempo la gara. Pogba, stasera un po' fumoso, mette un traversone morbido in area, Llorente attira su di sè la difesa e a rimorchio arriva il solito Vidal che piazza di testa il pallone sotto la traversa, lontano dal ragno svedese Wiland. Tre a uno. Il Copenaghen alza bandiera bianca, approfitta del viaggetto in Italia, con 2500 roolingans a sostegno per far fare esperienza ai suoi giovani, come Amankwaa. Compie la missione, la Juventus. Essenziale, senza giocate esaltanti. Come vuole Conte.
Juventus-Copenaghen 3-1 (1-0)
JUVENTUS: Buffon - Caceres, Bonucci, Chiellini - Padoin (63' Marchisio), Vidal (84' Ogbonna), Pirlo, Pogba, Asamoah - Llorente, Tevez (80' Vucinic). All. Conte
COPENAGHEN: Wiland - Jacobsen, Mellberg, Sigurdsson, Bengtsson - Claudemir, Gislason, Delaney (76' Amankwaa), Bolanos (60' Kristensen), Toutouh (80' Pourie) - Jorgensen. All. Solbakken
ARBITRO: Eriksson (Swe)
RETI: 29' (rig), 60' (rig.) e 63' Vidal; 56' Mellberg
NOTE: ammoniti: Sigurdsson, Mellberg recupero: 0' e 3'.
Non c'è domani, se non si vince. E la Juventus vuole prendere a morsi l'occasione. Contro il Copenaghen era arrivato il colpo a salve, all'andata, match stregato ma fino a un certo punto, un tempo regalato ai danesi, prima di inchinarsi alla calamita Wiland, paratutto. Il primo tempo regala, come unica emozione, il rigore del vantaggio firmato dal solito Vidal. Un rigore causato da una sciocchezza di capitan Jacobsen, in versione "pallavolista" per ostacolare Pogba su un traversone spiovuto da destra a sinistra. Palese il mani, sul quale il capitano ospite è il solo a sorprendersi. Vidal infila l'angolino basso. Per il resto, 45 minuti noiosi, prevedibili, basta una rigorosa attenzione tattica in difesa a una Juventus costretta ad agire sotto ritmo dalla ragnatela difensiva ospite, dalla marcatura stressante di Jorgensen sul playmaker Pirlo. Solo dalle parti di Asamoah c'è tanto spazio per giocare, ma il ghanese non ha la necessaria fantasia "barra" agilità per sfondare. Il rigore, quindi, e prima un lancio verticale di Bonucci per Pogba, sorpreso da tanta solitudine, al punto da calciare goffamente.
Con le molle, va preso questo Copenaghen che in patria fa incetta di scudetti. Conte lo sa, non chiede ai suoi di essere belli ma pratici e concreti. Missione compiuta. Nella ripresa il Copenaghen di Solbakken mette sul tavolo la carta sorpresa, tentando di forzare il blocco bianconero in avvio. La squadra ospite gioca un calcio privo di fronzoli, regole matematiche: fai mucchio, crei superiorità, così provi a fare gol. Come all'andata, così al ritorno, fatale ai bianconeri è una di queste soluzioni confuse, davanti a Buffon. I danesi la buttano lì, qualcuno fa a sportellate, qualcun altro va a rimbalzo. Così all'11' l'ex del match, Mellberg, gela i cuori torinesi: stavolta gira in porta un pallone sospeso a due passi da Buffon anziché fare lui da sponda.
La risposta bianconera però è immediata. Senza offrire il fianco, per troppa frenesia, come era accaduto in casa con il Galatasaray. Llorente - votato a un lavoro "sporco" a sostegno di Tevez e per far salire la squadra, stavolta prova un guizzo in area, sorprendendo gli attenti centrali ospiti, Mellberg in ritardo, lo aggancia. Ancora rigore, ancora Vidal, una sentenza.
Altri tre giri di lancetta e, stavolta, la Juventus pensa bene di chiudere anzitempo la gara. Pogba, stasera un po' fumoso, mette un traversone morbido in area, Llorente attira su di sè la difesa e a rimorchio arriva il solito Vidal che piazza di testa il pallone sotto la traversa, lontano dal ragno svedese Wiland. Tre a uno. Il Copenaghen alza bandiera bianca, approfitta del viaggetto in Italia, con 2500 roolingans a sostegno per far fare esperienza ai suoi giovani, come Amankwaa. Compie la missione, la Juventus. Essenziale, senza giocate esaltanti. Come vuole Conte.
Juventus-Copenaghen 3-1 (1-0)
JUVENTUS: Buffon - Caceres, Bonucci, Chiellini - Padoin (63' Marchisio), Vidal (84' Ogbonna), Pirlo, Pogba, Asamoah - Llorente, Tevez (80' Vucinic). All. Conte
COPENAGHEN: Wiland - Jacobsen, Mellberg, Sigurdsson, Bengtsson - Claudemir, Gislason, Delaney (76' Amankwaa), Bolanos (60' Kristensen), Toutouh (80' Pourie) - Jorgensen. All. Solbakken
ARBITRO: Eriksson (Swe)
RETI: 29' (rig), 60' (rig.) e 63' Vidal; 56' Mellberg
NOTE: ammoniti: Sigurdsson, Mellberg recupero: 0' e 3'.