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Bayern, Guardiola "Il Real resta il mio avversario speciale"

Il tecnico dei bavaresi torna al Bernabeu, dove non ha mai perso, ma ammette che il Real è una delle squadre più difficili che potevano capitare ai suoi. E sulle vicende del "suo" Barcellona non si sbottona. "Preferisco pensare che abbiamo una semifinale da giocare"
di GIORGIO BARATTO

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MADRID - Non accetta confronti con la sua imbattibilità tra le mura del Santiago Bernabeu, Pep Guardiola. A chi gli ricorda che con il Barcellona giocando nello stadio del Real Madrid non ha mai perso risponde semplicemente che "È solo una statistica. Era un'altra situazione, altri tempi. La mia imbattibilità al Santiago Bernabeu l'ho ottenuta con un'altra squadra, altri giocatori. Non ha niente a che vedere con quel che succederà domani." E insiste spronando i suoi. "Per vincere domani dovremo fare una partita perfetta, e questo succede sempre quando incontri il Real e soprattutto in una semifinale di Champions."

REAL AVVERSARIO SPECIALE -
E Pep lo sa bene perché proprio in una semifinale di Champions nel 2011 incontrò il Real di José Mourinho con il suo Barcellona (vincendo due a zero), ma anche in questo caso erano altre sensazioni. "Questa semifinale la sto vivendo in maniera molto più tranquilla, - ammette l'allenatore catalano - In Germania non è come in Spagna, lì si parla di calcio molto meno, ci sono meno televisioni o radio che se ne occupano. C'è la vigilia, il giorno della partita e il giorno dopo il match, se giochi bene bene, altrimenti ti criticano, ma poi finisce lì. Quindi è tutto molto più rilassato, ma 'Il Real rimane il Real, e per me tornare in Spagna e ritrovarlo da avversario e' un'emozione speciale."

CRISTIANO RONALDO -
C'è il rischio che CR7 non faccia parte della sfida di Madrid, ma su quello che piacerebbe a Guardiola non ci sono dubbi. "Spero che Cristiano possa giocare, - dice Pep - siamo qui per far divertire la gente, per far loro vedere un grande spettacolo, e lui è uno dei migliori in questo senso." Sì, "uno" dei migliori, perché Messi rimane sempre il numero uno per il tecnico del Bayern. "Non è facile per me parlare del Barcellona, sono in semifinale di Champions e non voglio distrarmi o distrarre. Visto da fuori non so cosa gli stia accadendo, ma per me rimane il più grande. Non ho mai visto un giocatore come lui e non credo che lo vedrò mai più."

SFIDA INEDITA -
Oltre che un confronto tra Real Madrid e Bayern è la prima sfida tra Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. "Il Real è sempre una squadra speciale, indipendentemente dall'allenatore, - spiega - avrete visto giocare il Real di Carlo più di me, io dico solo che è una delle squadre più difficili che ci poteva capitare in semifinale." Soprattutto perché nelle ultime partite, il Bayern "schiacciasassi" della Bundesliga non si è visto. Troppo rilassati? "Io sono felice della mia squadra, - risponde Pep tranquillo - abbiamo vinto la Bundesliga a marzo, siamo in finale di coppa di Germania e in semifinale di Champions. Che avessimo un calo è normale e l'ultima partita non abbiamo giocato bene, ma abbiamo recuperato lo spirito di squadra, la nostra mentalità, ed è quello che ci servirà domani."

TANTO LAVORO -
Che la panchina del Manchester United si sia improvvisamente liberata sembra aver aperto un valzer di papabili allenatori, un gioco delle parti da cui Guardiola non poteva essere escluso. "Io sto benissimo a Monaco, e ho ancora due anni di contratto, - esordisce - ma soprattutto anche se abbiamo vinto fin dal primo anno, sento che ho ancora molto lavoro da fare con il Bayern. Sono sicuro che possiamo ancora migliorare." Poi un pensiero a quel che è successo a Moyes e alla burrasca del suo collega Tata Martino che a detta di molti probabilmente a fine anno se ne andrà. "Nelle grandi squadre succede ormai da diversi anni. Se non vinci sei in strada. Io perché ho vinto subito, altrimenti chissà se avrei concluso i miei tre anni di contratto." Il giornalista inglese insiste: "Allora vuoi dire ai tifosi inglesi che non andrai ad allenare il Manchester?" Storce la bocca Pep, c'è da pensare al Real, a un'imbattibilità da mantenere e a una semifinale da giocare.
 
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