LISBONA - Che finale, che vigilia. Si è disposti a tutto pur di esserci. E’ il “derbi madrileno” che vale una Champions, la Decima per il Real o la Primera per l’Atletico, in ogni caso sarà una cosa leggendaria. E a suo modo storica, almeno per l'ultimo scorcio della Champions League. Questa è infatti la prima finale in sette edizioni completamente “debarcellonizzata”. Già, perché dal 2008 fino al 2013 la Coppa è andata o al Barcellona (due volte) o a chi aveva eliminato il Barcellona in semifinale (Manchester 2008, Inter 2010, Chelsea 2012 e Bayern 2013). Da oggi inizia un nuovo capitolo, anche se l’Atletico il Barça l’ha eliminato nei quarti. Ma intanto sono ore di tensione pazzesca.
Karim Benzema accetta un’infiltrazione all’adduttore sinistro, con tutti i rischi che la cosa comporta, e col Mondiale che inizia solo fra tre settimane. Ci sarà. Diego Costa avrebbe una lesione di primo grado al bicipite femorale ma in settimana è andato da una misteriosa guaritrice serba, la “doctora milagro” Marijana Kovacevic, che gli ha applicato una pomata taumaturgica alla placenta di cavallo (sì, e noi ci chiamiamo Napoleone Bonaparte) che ha permesso al futuro giocatore del Chelsea di gettare le stampelle e di disputare tutta la rifinitura di ieri sera, sul terreno del Da Luz, persino piazzando tre allunghi potenti. Nemmeno Lazzaro. Lui sarà in campo. E intanto Cristiano Ronaldo ha ancora dolori muscolari, non sta per niente bene ma fa finta di sì, stasera andrà in campo ma c’è da pensare che sia al 50% delle sue potenzialità. Fuori gioco per l'undici titolare anche Pepe e Arda Turan, lui che in settimana ha fatto venire ben due diversi medici turchi, molto amici suoi, per rimetterlo in piedi dopo una terribile botta all’ anca rimediata sabato scorso.
E’ una vigilia piena di dubbi, di equilibrismi dialettici degli allenatori, di febbrili consulti con medici, fisioterapisti, guaritori, maghi, stregoni e speriamo soltanto queste categorie. Né Ancelotti né Simeone potranno schierare la migliore formazione possibile, anzi molto dell’esito finale dipenderà proprio dagli allenatori: chi avrà trovato la migliore alchimia tra giocatori sani, malati, malaticci o in calo di forma, stanotte festeggerà. Solo un’ora prima del via conosceremo la verità. Tra poco sapremo. Poco prima di andare allo stadio, i tecnici terranno la riunione tecnica in hotel e comunicheranno l’undici titolare. Entrambi, stando alle indiscrezioni che arrivano dai ritiri, proietteranno video particolari, di un certo trasporto emotivo, per dare ai giocatori l’ ultima carica, per cercare di alleggerire la tensione. Intanto Lisbona, come previsto, è invasa. Ma da un’orda pacifica, festante. Le maglie biancorosse dei tifosi dell’Atletico e quelle biancomalva di quelli del Real si mescolano allegramente in città, prendono d’assalto negozi e trattorie, sciamano verso le sponde del Tago che sta per tuffarsi nell’oceano, e intanto tracannano torrenti di birra. E canti, balli, cori, ma tutti insieme, ognuno col proprio inno o il proprio slogan, anche a pochi metri di distanza, magnificamente mescolati. Sembrano cronache marziane, viste da noi italiani, ma vi assicuriamo che nel resto del mondo le cose vanno proprio così. Anche a poche ore da una finale di Champions League.
Karim Benzema accetta un’infiltrazione all’adduttore sinistro, con tutti i rischi che la cosa comporta, e col Mondiale che inizia solo fra tre settimane. Ci sarà. Diego Costa avrebbe una lesione di primo grado al bicipite femorale ma in settimana è andato da una misteriosa guaritrice serba, la “doctora milagro” Marijana Kovacevic, che gli ha applicato una pomata taumaturgica alla placenta di cavallo (sì, e noi ci chiamiamo Napoleone Bonaparte) che ha permesso al futuro giocatore del Chelsea di gettare le stampelle e di disputare tutta la rifinitura di ieri sera, sul terreno del Da Luz, persino piazzando tre allunghi potenti. Nemmeno Lazzaro. Lui sarà in campo. E intanto Cristiano Ronaldo ha ancora dolori muscolari, non sta per niente bene ma fa finta di sì, stasera andrà in campo ma c’è da pensare che sia al 50% delle sue potenzialità. Fuori gioco per l'undici titolare anche Pepe e Arda Turan, lui che in settimana ha fatto venire ben due diversi medici turchi, molto amici suoi, per rimetterlo in piedi dopo una terribile botta all’ anca rimediata sabato scorso.
E’ una vigilia piena di dubbi, di equilibrismi dialettici degli allenatori, di febbrili consulti con medici, fisioterapisti, guaritori, maghi, stregoni e speriamo soltanto queste categorie. Né Ancelotti né Simeone potranno schierare la migliore formazione possibile, anzi molto dell’esito finale dipenderà proprio dagli allenatori: chi avrà trovato la migliore alchimia tra giocatori sani, malati, malaticci o in calo di forma, stanotte festeggerà. Solo un’ora prima del via conosceremo la verità. Tra poco sapremo. Poco prima di andare allo stadio, i tecnici terranno la riunione tecnica in hotel e comunicheranno l’undici titolare. Entrambi, stando alle indiscrezioni che arrivano dai ritiri, proietteranno video particolari, di un certo trasporto emotivo, per dare ai giocatori l’ ultima carica, per cercare di alleggerire la tensione. Intanto Lisbona, come previsto, è invasa. Ma da un’orda pacifica, festante. Le maglie biancorosse dei tifosi dell’Atletico e quelle biancomalva di quelli del Real si mescolano allegramente in città, prendono d’assalto negozi e trattorie, sciamano verso le sponde del Tago che sta per tuffarsi nell’oceano, e intanto tracannano torrenti di birra. E canti, balli, cori, ma tutti insieme, ognuno col proprio inno o il proprio slogan, anche a pochi metri di distanza, magnificamente mescolati. Sembrano cronache marziane, viste da noi italiani, ma vi assicuriamo che nel resto del mondo le cose vanno proprio così. Anche a poche ore da una finale di Champions League.