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Schalke 04, i ragazzini terribili che hanno fatto tremare Ronaldo

Leroy Sane (afp)
Dietro la gara del Bernabeu che per un soffio non è costata al Real Madrid una incredibile eliminazione dalla Champions, c'è un progetto giovani che riguarda non solo il club di Gelsenkirchen, ma tutta la Germania campione del mondo
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 ROMA - I ragazzini terribili che hanno fatto tremare il grande Real Madrid. Quella  che stava per consumarsi al Bernabeu sarebbe stata una delle più grandi sorprese nel calcio, in generale in tutto lo sport, degli ultimi venti annni. La squadra di Gelsenkirchen, battuta in casa 2-0, che vince 4-3 al Bernabeu e sfiora il sogno di eliminare i campioni d'Europa e del mondo dalla Champions League. E tutto grazie ad una squadra molto giovane: basta pensare che dei 14 che hanno toccato il prato del sacro stadio madrileno, solo uno era sopra i 30 anni, quel Klaas Jan Huntelaar che al Milan giudicarono inadeguato... Entrando nel merito, il tecnico Roberto Di Matteo, l'ex nazionale azzurro nonché ex centrocampista della Lazio, si è dimostrato un eclettico. Quando c'era da vincere una Champions League (Chelsea nel 2012) affidandosi a glorie vecchie ma ancora efficienti (Drogba su tutti) non si era fatto problemi. Al tempo stesso però non esita quando c'è da lanciare un ragazzo nella mischia.

Ha fatto così con il portiere Timon Wellenreuther (19 anni), al quale magari saranno anche tremate le gambe, ma che al cospetto del celebrato 'miedo escenico' di Gabriel Garcia Marquez,  pur non abituato al profumo di quell'erba, non ha fatto danni. E che dire di Max Meyer (19), un centrocampista che la fiducia l'aveva ripagata già nel girone eliminatorio segnando la rete decisiva a Maribor. E poi ancora, Leroy Sané, che la Champions l'aveva giocata, ma quella dei primavera... Di Matteo lo manda in campo e lui, sfrontato, si inventa il gol del 3-3 e poi, una volta passati avanti i tedeschi, costringe Casillas ad un prodigio per salvare la qualificazione. E non finisce qui: detto del camerunense Matip (23 anni, un pensionato), quando si è trattato di mettere fosforo a centrocampo, Di Matteo ha puntato su Leon Goretzka (20 anni), che ha giocato una mezz'ora abbondante con la freddezza di un veterano. In pratica l'unico giovane con tanta esperienza era Nastasic, 21 anni ma alle spalle Fiorentina e Manchester City. Certo, dal City allo Schalke... Tanto male nella Ruhr non si dovrebbe comunque stare visto che il serbo, riscattato a titolo definitivo, ha subito firmato un bel contratto fino al 2019: "Sono orgoglioso e felice di restare allo Schalke".

Nel caso poi Di Matteo avesse voluto fare altre scelte, la linea sarebbe stata ugualmente verde: in panchina c'erano Ayhan (20), Sobottka (20) e Keher (18). E pensare che mancava la stella Julian Draxler, uno di cui si fantastica da quando aveva 17 anni (ora ne ha 21) e attualmente fuori per infortunio.

Fenomeno Schalke dunque. Il club è strutturato in stile Barcellona, con oltre centomila soci, ed il rapporto tra squadra e tifosi è strettissimo. Caso contrario, parte dell'amore non sarebbe sopravvissuto ad amarezze tremende. Tra queste il titolo tedesco perso nel 2001 per un gol del Bayern in quel di Amburgo all'ultimo secondo del campionato mentre il pubblico già festeggiava sul prato del vecchio Parkstadion. Per non parlare dell'astinenza da successi in campionato: il Meisterschale manca dal lontanissimo 1957/58. Fu il settimo titolo: i precedenti 6, dal 1933 al 1942, alimentarono una leggenda (se poi c'è verità è difficile appurarlo) che il primo tifoso del club fosse Adolf Hitler. Se non altro, in fatto di sostenitori eccellenti, la situazione fu 'equilibrata' da Papa Giovanni Paolo II, socio onorario del club dopo una messa celebrata al Parkstadion nel 1987.

Realtà Schalke dunque, ma in Italia una cosa del genere? Difficile, per due motivi: il primo è una certa paura dei tecnici nel lanciare i giovani in partite chiave, il secondo è che probabilmente molti ragazzi non sono pronti al grande salto. E qui bisogna parlare di tutto il calcio tedesco. C'era una volta la Germania dei Fritz Walter, dei Franz Beckenbauer, dei Lothar Matthaeus, quella che mieteva titoli mondiali ed europei. Poi però, dopo il disastro della spedizione agli Europei del 2000, la federazione si accorse che i talenti ormai scarseggiavano, e che quel modello aveva fatto il proprio tempo. Quindi, obbligo per tutte le società di dare impulso al settore giovanile, a partire dalla categoria esordienti, dando spazio dagli allievi in poi ad almeno una dozzina di giocatori eleggibili dalle rispettive nazionali tedesche di categoria. Il tutto condito da investimenti importanti, resi possibili da un marketing di primo livello (Bayern inarrivabile in tal senso), da bilanci in attivo (anche qui il club bavarese sugli scudi) e da un fondo federale per i club meno abbienti, capaci di trasformare il prestito in oro con la gestione e la vendita seguente di giovani talenti. Quella stessa federazione ha anche investito in ben 20 centri federali (!), ulteriore impulso ad un movimento già rivitalizzato da un altro elemento decisivo, la multiculturalità. Neuer e Lahm non sono i soli tedeschi ad aver alzato la coppa del mondo a Rio: con loro anche il 'turco' Oezil, il 'tunisino' Khedira, il 'polacco' Klose. E la Germania va.


 
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