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Champions, Barcellona: Iniesta stringe i denti, a Berlino a tutti i costi

Il centrocampista si è allenato duramente in palestra per tre giorni per il riacutizzarsi del problema al polpaccio, ma la finale non la salterà: 'l'uomo dei gol decisivi' nelle grandi occasioni non manca mai

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BARCELLONA -  Il manchego c'è. Non poteva mancare. Sull'aereo per Berlino salirà anche lui, ovvio. Si è allenato in palestra per tre giorni, per il riacutizzarsi di un vecchio problema al polpaccio, ma da subito aveva fatto capire che a Berlino sarebbe andato, in un modo o nell'altro. Perché sarà la sua quarta finale di Champions League, e nessuno di quelli che saranno in campo potrà dire di averne giocate quanto lui. E perché Andres Iniesta dalla Mancha nelle grandi occasioni non manca mai, anzi è proprio necessario. Non per niente è uno dei migliori centrocampisti d'Europa dell'ultimo decennio, nonché l'uomo dei gol che rimangono nella storia. A uno gli hanno dato proprio il suo nome, ed è "el Iniestazo", il gol che lui segnò al 93' di un celebre Chelsea-Barcellona, semifinale di ritorno della Champions 2009, destro volante sotto l'incrocio su assist di Messi: rete decisiva per spedire il Barça alla finale di Roma, poi vinta 2-0 sul Manchester United, e che aprì l'epopea del grande Barcellona di Guardiola. L'altro gol è il più importante di tutti, il più importante che un calciatore possa segnare nella sua vita, cioè quello nella finale mondiale di Johannesburg, 2010, l'1-0 all'Olanda nel supplementare e Spagna campione del mondo per la prima volta nella sua storia. Insomma una rete di un certo peso, senza dimenticare che sono solo tre i giocatori al mondo che possono dire di aver segnato l'unico gol in una finale mondiale: lui, Andreas Brehme (rigore decisivo nella finale del 1990) e Mario Götze (finale di Rio, 2014).

Ma Iniesta punta a un altro record nella finale contro la Juventus: vuole entrare nel ristrettissimo circolo di quelli che hanno segnato almeno un gol in una finale di Champions e in una finale mondiale. Finora ci sono riusciti in quattro: gli ungheresi Ferenc Puskas e Zoltan Czibor, in gol nella finale mondiale del 1954 e nella finale di Coppa Campioni 1961 (Czibor, Barcellona) e in quelle del 1960 e 1962 (Puskas, Real Madrid); il tedesco Gerd Muller, che decise la finale mondiale del 1974 e due finali di Coppa Campioni per il Bayern (1974 e 1975); il francese Zinedine Zidane, che ha segnato in due finali mondiali (1998 e 2006) e nella finale di Champions League del 2002 (col Real Madrid). Dei quattro fuoriclasse in questione, solo Zidane era un centrocampista, e Iniesta aspira a diventare il secondo di questa specialissima lista. Non sarà affatto facile, comunque, almeno stando alle statistiche di questa stagione: Iniesta non ha mai segnato, né in  Liga né in Champions, solo 3 gol nelle eliminatorie di Copa del Rey. Quest'anno interpreta il suo ruolo di centrocampista sinistra con più rigore in ripiegamento, dato che bisogna sostenere il tridente pesante Messi-Suarez-Neymar e soprattutto Neymar, che gioca dal suo lato, quindi il manchego ha lavorato più in ripiegamento che negli inserimenti, da sempre il suo punto di forza. Si è imbruttito, insomma, per esigenze di squadra, e i risultati che il Barça ha ottenuto fin qui premiano la sua interpretazione. Ed è proprio perché non ha mai segnato in stagione che la cabala, secondo molti barcelonisti, potrebbe sorridergli nella finale di Berlino. 
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