BERLINO - Il Barcellona ha vinto perché dietro ai tre fenomeni ha una squadra di campioni in grado di fare sempre la cosa giusta al momento giusto. E anche se sono stati loro a risolvere la partita, la Champions del Barcellona porta il nome di capitan Iniesta.
IL FENOMENO DELLA PARTITA - Rakitic ha segnato subito, ma a fare la differenza è stato ancora lui, Andres Iniesta. Ha ispirato ogni azione, ha dato il via praticamente a ogni giocata, ha dettato tempi e ritmi. E non ha praticamente mai sbagliato un passaggio. L'uomo dei gol decisivi stavolta non ha segnato, ma dai suoi piedi sono partiti e passati tutti i pericoli per la porta di Buffon. Poi ha alzato bandiera bianca: ha retto 77' (era reduce dal problema al polpaccio che lo aveva fatto uscire malconcio dalla finale di Coppa del Re e aveva stretto i denti per esserci comunque all'Olympiastadion) e poi ha ceduto posto e fascia a Xavi, all'ultima esibizione in blaugrana e alla partita n.900 da professionista.
I GIOCATORI DECISIVI - Non si puó non partire da Ivan Rakitic, l'uomo che ha spaccato la partita dopo appena 4', pronto a farsi trovare sull'invitante tocco di Inesta. E non è neanche un caso che tra gli uomini decisivi - non sembri un paradosso - ci sia anche Gianluigi Buffon. Se non ci fosse stato lui, con gli interventi su Neymar e Suarez, probabilmente il passivo bianconero dei primi 45' sarebbe stato più pesante. Soltanto una leggerezza in un rinvio con i piedi, ma per il resto ha incitato i compagni a non mollare, li ha invitati a mantenere la calma. Il migliore tra gli uomini di Allegri. Ed è stato decisivo anche sul contropiede in avvio di ripresa, lanciato da Rakitic e finalizzato da Suarez, che poteva chiudere il match. E poi ovviamente Morata, già positivo nel difficile primo tempo insieme a Marchisio che ha dato il via all'azione del gol del pareggio con un tacco per Lichtsteiner, azione conclusasi con lo spagnolo pronto a mettere in rete la respinta di Ter Stegen sulla conclusione di Tevez. Ma alla fine a rimettere la partita sui binari blaugrana ci hanno pensato loro: possono nascondersi, si fanno vedere poco, entrano in partita di fatto al 45' del primo tempo - come ha fatto Messi - ma quando accendono la luce la sfida cambia di nuovo. Il raddoppio ha la firma di Messi e Suarez, al tris - ma ormai la gara era al tramonto, è arrivato il sigillo di Neymar.
LE DELUSIONI - L'aveva detto anche Allegri: "La partita la possiamo vincere con il nostro centrocampo". Ecco, proprio lì sono arrivate le note dolenti: Pirlo e soprattutto Vidal hanno fatto troppo poco. Tanti errori di misura il primo, troppo nervoso il secondo, vicino al rosso nel primo tempo e poi sostituito da Pereyra nella ripresa. Insufficiente anche la partita di Tevez, spesso assente, riscattata almeno in parte dal tiro respinto da Ter Stegen e poi corretto in rete da Morata.
LA CHIAVE - Il possesso palla del Barcellona. Il Barça con la sua manovra avvolgente ha di fatto dominato la partita. Ha solo avuto il torto di sprecare troppo e di non chiuderla dopo il vantaggio iniziale, ha tremato per un quarto d'ora dopo il gol di Morata ma ha controllato sempre il pallino del gioco.
IL FENOMENO DELLA PARTITA - Rakitic ha segnato subito, ma a fare la differenza è stato ancora lui, Andres Iniesta. Ha ispirato ogni azione, ha dato il via praticamente a ogni giocata, ha dettato tempi e ritmi. E non ha praticamente mai sbagliato un passaggio. L'uomo dei gol decisivi stavolta non ha segnato, ma dai suoi piedi sono partiti e passati tutti i pericoli per la porta di Buffon. Poi ha alzato bandiera bianca: ha retto 77' (era reduce dal problema al polpaccio che lo aveva fatto uscire malconcio dalla finale di Coppa del Re e aveva stretto i denti per esserci comunque all'Olympiastadion) e poi ha ceduto posto e fascia a Xavi, all'ultima esibizione in blaugrana e alla partita n.900 da professionista.
I GIOCATORI DECISIVI - Non si puó non partire da Ivan Rakitic, l'uomo che ha spaccato la partita dopo appena 4', pronto a farsi trovare sull'invitante tocco di Inesta. E non è neanche un caso che tra gli uomini decisivi - non sembri un paradosso - ci sia anche Gianluigi Buffon. Se non ci fosse stato lui, con gli interventi su Neymar e Suarez, probabilmente il passivo bianconero dei primi 45' sarebbe stato più pesante. Soltanto una leggerezza in un rinvio con i piedi, ma per il resto ha incitato i compagni a non mollare, li ha invitati a mantenere la calma. Il migliore tra gli uomini di Allegri. Ed è stato decisivo anche sul contropiede in avvio di ripresa, lanciato da Rakitic e finalizzato da Suarez, che poteva chiudere il match. E poi ovviamente Morata, già positivo nel difficile primo tempo insieme a Marchisio che ha dato il via all'azione del gol del pareggio con un tacco per Lichtsteiner, azione conclusasi con lo spagnolo pronto a mettere in rete la respinta di Ter Stegen sulla conclusione di Tevez. Ma alla fine a rimettere la partita sui binari blaugrana ci hanno pensato loro: possono nascondersi, si fanno vedere poco, entrano in partita di fatto al 45' del primo tempo - come ha fatto Messi - ma quando accendono la luce la sfida cambia di nuovo. Il raddoppio ha la firma di Messi e Suarez, al tris - ma ormai la gara era al tramonto, è arrivato il sigillo di Neymar.
LE DELUSIONI - L'aveva detto anche Allegri: "La partita la possiamo vincere con il nostro centrocampo". Ecco, proprio lì sono arrivate le note dolenti: Pirlo e soprattutto Vidal hanno fatto troppo poco. Tanti errori di misura il primo, troppo nervoso il secondo, vicino al rosso nel primo tempo e poi sostituito da Pereyra nella ripresa. Insufficiente anche la partita di Tevez, spesso assente, riscattata almeno in parte dal tiro respinto da Ter Stegen e poi corretto in rete da Morata.
LA CHIAVE - Il possesso palla del Barcellona. Il Barça con la sua manovra avvolgente ha di fatto dominato la partita. Ha solo avuto il torto di sprecare troppo e di non chiuderla dopo il vantaggio iniziale, ha tremato per un quarto d'ora dopo il gol di Morata ma ha controllato sempre il pallino del gioco.