BERLINO - E stasera tutti a festeggiare per le vie diagonali di Barcellona, su e giù tra il Tibidabo e la Barceloneta, per rendere onore ai campioni di tutto, o di tutti i tempi. Appuntamento alle 7 de la tarde: il pullman scoperto, con a bordo i giocatori del Barça, girerà per due ore dentro la città, dentro un corridoio umano che si prevede festante a livelli orgasmici. Poi il pullman si infilerà nel Camp Nou e lì, con lo stadio pieno, con centomila "culé" in delirio, intorno alle 10 di sera il Barcellona di Luis Enrique celebrerà la sua coppa. La Quinta. Dopo la serata perfetta di Berlino, dove tutto è andato alla perfezione, compresa la sofferenza. E' stato infatti quando la Juventus ha pareggiato, rovesciando d'un colpo gli equilibri psicologici della finale, che il Barça ha dimostrato di potersi riconfermare a pieno titolo la squadra più forte d'Europa, quindi del mondo.
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Lo scrollone di Messi, il gol di Suarez, poi la difesa del 2-1 e infine il 3-1 di Neymar hanno regalato al Barça il record dei record: nessun club al mondo aveva mai vinto due Triplete nella sua storia, e loro ci sono riusciti. Dopo quello del 2009 con Guardiola, ecco questo. In cima a una stagione straordinaria, irripetibile, e snocciolarne i numeri fa impressione: 50 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte in 60 partite; 176 gol segnati, 38 incassati; 122 gol segnati dal tridente Messi (58)-Neymar (39)-Suarez (25). E non finisce qui. Vincendo la finale di Berlino, quattro giocatori del Barça hanno raggiunto Clarence Seedorf, finora recordman di Champions League vinte da un solo giocatore (4): sono Xavi, Iniesta, Messi e Piqué. Ed è stato l'addio perfetto anche per Xavi, che dopo 17 anni in prima squadra saluta la compagnia alzando la Coppa, prima di andarsene a giocare in Qatar: tornerà, e vedrete che diventerà l'allenatore del Barça, prima o poi. Serata perfetta anche per Iniesta: miglior giocatore della finale, per acclamazione.
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In tanta perfezione, stona solo la vicenda di Luis Enrique: "Non ho ancora deciso il mio futuro", e detto dall'allenatore campione d'Europa per giunta con un contratto in scadenza nel 2016, fa un certo effetto. Perché Luis non ha ancora mandato giù il trattamento ricevuto dal presidente Bartomeu a gennaio, quando Messi si ribellò al tecnico, colpevole di averlo mandato in panchina per la prima volta in stagione a Saragozza, e pretese provvedimenti. Quello più doloroso per Luis Enrique fu il licenziamento di Zubizarreta, il ds che l'aveva portato al Barça, e che era per lui una guida e un amico.
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Subito dopo aver vinto la Champions Luis Enrique non a caso ha ricordato proprio Zubizarreta, ringraziandolo per il contributo che ha offerto a questo Barcellona perfetto, non spettacolare come quello di Guardiola ma comunque straordinario per la sua capacità di andare in porta con pochi passaggi. La cacciata di Zubi non è mai stata digerita da Luis, ed è anche per questo che nella notte della finale l'asturiano ha tenuto il punto, e non ha voluto rivelare cosa sarà del suo futuro. L'aria che tira è che alla fine rimarrà, o si farà un po' implorare, e in quello consisterà la sua personalissima rivincita su un ambiente micidiale, che spesso appare perfetto dall'esterno ma non lo è affatto, prigioniero com'è di odi mortali al suo interno, di strani bizantinismi, di rendite di posizione, di clan rivali. Tutte cose che esploderanno nelle attesissime elezioni presidenziali del prossimo luglio, quando però l'attuale presidente Bartomeu (il precedente, Rosell, è a processo per la frode fiscale sul caso-Neymar: per lui sono stati chiesti sette anni di prigione) dovrebbe vincere, sbaragliando il campo, perché la stagione perfetta del Triplete avrà il suo peso. Poi si ripartirà con un'altra stagione, forse ancora con Luis Enrique e Messi, i grandi nemici che si guardano in cagnesco, comunicano raramente e non si stimano granché sul piano umano. Però, insieme, a Berlino hanno fatto la storia del club. Mes que un club.
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Lo scrollone di Messi, il gol di Suarez, poi la difesa del 2-1 e infine il 3-1 di Neymar hanno regalato al Barça il record dei record: nessun club al mondo aveva mai vinto due Triplete nella sua storia, e loro ci sono riusciti. Dopo quello del 2009 con Guardiola, ecco questo. In cima a una stagione straordinaria, irripetibile, e snocciolarne i numeri fa impressione: 50 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte in 60 partite; 176 gol segnati, 38 incassati; 122 gol segnati dal tridente Messi (58)-Neymar (39)-Suarez (25). E non finisce qui. Vincendo la finale di Berlino, quattro giocatori del Barça hanno raggiunto Clarence Seedorf, finora recordman di Champions League vinte da un solo giocatore (4): sono Xavi, Iniesta, Messi e Piqué. Ed è stato l'addio perfetto anche per Xavi, che dopo 17 anni in prima squadra saluta la compagnia alzando la Coppa, prima di andarsene a giocare in Qatar: tornerà, e vedrete che diventerà l'allenatore del Barça, prima o poi. Serata perfetta anche per Iniesta: miglior giocatore della finale, per acclamazione.
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In tanta perfezione, stona solo la vicenda di Luis Enrique: "Non ho ancora deciso il mio futuro", e detto dall'allenatore campione d'Europa per giunta con un contratto in scadenza nel 2016, fa un certo effetto. Perché Luis non ha ancora mandato giù il trattamento ricevuto dal presidente Bartomeu a gennaio, quando Messi si ribellò al tecnico, colpevole di averlo mandato in panchina per la prima volta in stagione a Saragozza, e pretese provvedimenti. Quello più doloroso per Luis Enrique fu il licenziamento di Zubizarreta, il ds che l'aveva portato al Barça, e che era per lui una guida e un amico.
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Subito dopo aver vinto la Champions Luis Enrique non a caso ha ricordato proprio Zubizarreta, ringraziandolo per il contributo che ha offerto a questo Barcellona perfetto, non spettacolare come quello di Guardiola ma comunque straordinario per la sua capacità di andare in porta con pochi passaggi. La cacciata di Zubi non è mai stata digerita da Luis, ed è anche per questo che nella notte della finale l'asturiano ha tenuto il punto, e non ha voluto rivelare cosa sarà del suo futuro. L'aria che tira è che alla fine rimarrà, o si farà un po' implorare, e in quello consisterà la sua personalissima rivincita su un ambiente micidiale, che spesso appare perfetto dall'esterno ma non lo è affatto, prigioniero com'è di odi mortali al suo interno, di strani bizantinismi, di rendite di posizione, di clan rivali. Tutte cose che esploderanno nelle attesissime elezioni presidenziali del prossimo luglio, quando però l'attuale presidente Bartomeu (il precedente, Rosell, è a processo per la frode fiscale sul caso-Neymar: per lui sono stati chiesti sette anni di prigione) dovrebbe vincere, sbaragliando il campo, perché la stagione perfetta del Triplete avrà il suo peso. Poi si ripartirà con un'altra stagione, forse ancora con Luis Enrique e Messi, i grandi nemici che si guardano in cagnesco, comunicano raramente e non si stimano granché sul piano umano. Però, insieme, a Berlino hanno fatto la storia del club. Mes que un club.