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Champions, Real Madrid; Zidane: "Finalisti o sarà fallimento"

Il tecnico dei Blancos, alla vigilia del ritorno contro il Manchester City (0-0 all'andata), non usa mezzi termini per presentare la sfida: "Ma sarà più complicato rispetto a una settimana fa. E scordatevi la partita con il Wolfsburg, stavolta non segneremo tre gol in un quarto d'ora"
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MADRID - Da allenatore, Zinédine Zidane non ha perso la timidezza che aveva quando giocava, e che scioglieva solamente se aveva un pallone tra i piedi. Alla vigilia della partita che può cambiargli la carriera, o insegnarci se ha gli strumenti per fare una grande, parla a voce bassa, distoglie lo sguardo, accenna sorrisi, ammette che i giocatori non avranno bisogno della sua carica ("Sono tutti esperti e sanno cosa ci giochiamo domani, non devo spiegargli nulla") e soprattutto che "se non andremo i finale sarà un fallimento. Sì, un fallimento". In spagnolo si dice fracaso ed è una parola che qui a Madrid ricorre ciclicamente, che ronzò nelle orecchie di Ancelotti un anno fa, che ha seppellito Rafa Benitez (e a suo tempo anche Manuel Pellegrini, il rivale di domani) e che già tormenta lui, che pure è solamente un novizio e in teoria non avrebbe poi tutte queste responsabilità, se il Real chiudesse la sta…
MADRID - Da allenatore, Zinédine Zidane non ha perso la timidezza che aveva quando giocava, e che scioglieva solamente se aveva un pallone tra i piedi. Alla vigilia della partita che può cambiargli la carriera, o insegnarci se ha gli strumenti per fare una grande, parla a voce bassa, distoglie lo sguardo, accenna sorrisi, ammette che i giocatori non avranno bisogno della sua carica ("Sono tutti esperti e sanno cosa ci giochiamo domani, non devo spiegargli nulla") e soprattutto che "se non andremo i finale sarà un fallimento. Sì, un fallimento". In spagnolo si dice fracaso ed è una parola che qui a Madrid ricorre ciclicamente, che ronzò nelle orecchie di Ancelotti un anno fa, che ha seppellito Rafa Benitez (e a suo tempo anche Manuel Pellegrini, il rivale di domani) e che già tormenta lui, che pure è solamente un novizio e in teoria non avrebbe poi tutte queste responsabilità, se il Real chiudesse la stagione nello stesso modo in cui l'ha prima cominciata e poi proseguita: indecifrabile, ma con punte altissime di strapotere.

Al Bernabeu, per esempio, in Champions ha vinto cinque volte su cinque, ha segnato diciotto gol e non ne ha subìto neanche uno. "Ma sarà più complicato che all'andata. Scordatevi la partita con  il Wolfsburg, stavolta non segneremo tre gol in un quarto d'ora. Sappiamo che soffriremo, la tranquillità e la pazienza saranno fondamentali". È una semifinale nata in mezzo ai guai, lasciata in sospeso dallo 0-0 di Manchester e appesa ai muscoli dolenti di Cristiano Ronaldo. "E' al cento per cento", giura Zizou: le stesse identiche parole dette alla vigilia della partita d'andata, che poi CR7 guardò dalla tribuna, con la sua coscia lesionata. Stavolta però al Real non bluffano e le parole di Zidane fanno testo. Cristiano, che in questa stagione non aveva ancora perso un minuto, ha saltato le ultime tre partite ma da almeno un paio di giorni si allena come si deve, al contrario di Benzema, ancora ko.

La brutta notizia riguarda il giocatore meno appariscente, ma per certi versi più importante: a causa di una botta all'anca non ci sarà nemmeno Casimiro, il medianucolo brasiliano attorno al quale Zidane ha costruito un centrocampo meno frou frou e più solido. Ci sono delle assurdità, tipo il fatto che il club con il alto fatturato al mondo (577 milioni di euro: per avere un ordine di grandezza, la Juve è attorno ai 350) non ha un centravanti né un centrocampista difensivo di riserva, cosicché dovranno giocare un'ala (Vazquez) e un fantasista (Isco, con Kroos accentrato), a meno che Zidane non ripeschi dal passato le idee che vennero a Mourinho e Ancelotti, che avanzarono a centrocampo l'uno Pepe e l'altro Sergio Ramos. Il portoghese funzionò piuttosto bene, lo spagnolo (impiegato fuori ruolo a Torino contro la Juventus, un anno fa) fu un disastro, ma è da questi particolari che  si valuta l'insensatezza di un colosso argilloso come il Real, che a volte viene gestito come una squadra di paese. Oltre al fatto che non esistono riserve decenti, adesso impazza la polemica contro il medico sociale, il dottor Olmo, giudicato un incapace dai giocatori stessi che vanno a curarsi altrove. Il valore degli individui è però talmente elevato che la finale è un passo: basta vincere una partita, e qui Zidane ha l'unico momento di spavalderia: "Loro hanno attaccanti molto forti però noi diamo importanza agli avversarsi, ma non più di tanto. È più importante quello che facciamo noi". E in genere fanno di tutto, nel bene e nel male.