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Champions, Zidane: "Il Real è pronto, sapremo soffrire"

Il francese assicura che i Blancos contro l'Atletico daranno tutto anche dal punto di vista caratteriale: "Sarebbe disastroso solo se non mettessimo in campo quello che abbiamo dentro". Su Ronaldo: "Ha un po' di dolore, ma sta bene. Giocherà al massimo"

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MILANO - Il passato è passato. Mourinho è fresco di Manchester, Ancelotti s'è accasato in Germania, Benítez è in B con il Newcastle. Davanti alla seconda finale in tre anni c'è invece l'allenatore che fino a cinque mesi fa pareva un clandestino, un contratto a termine. Zidane è l'ultimo dei mistici della panchina. Negli occhi ha una luce. Quando si muove, si vede la luce. Ma la luce è ancora un riflesso di ciò che è stato in campo, non come per Klopp, non come per Mou. Seduto accanto a Sergio Ramos e Marcelo, neppure si capisce che non gioca più. Accigliato, si gratta la guancia rasata. Non esiste lo zidanismo, esiste lui. Non un nome astratto, ma un nome proprio di persona. Porta a spasso la sua aria troppo grande, spesso serrata dentro abiti troppo stretti, e la folla si scopre più propensa a perdonare. È stato questo carisma a scuotere la squadra in inverno. È un incanto che non ha bisogno di troppe parole da spendere in pubblico. Simeone ha sempre un tuono da scatenare, Zidane è uomo da pioggerellina lieve. Simeone addormenta il gioco e scuote a parole, Zidane vive di lampi in campo e culla la normalità fuori. Per questo le sue parole prima della finale diventano un rullo di quasi sole evidenze, con il pilota automatico, di fronte a domande arrendevoli in partenza. Una in francese viene respinta dall'Uefa. "Solo spagnolo e inglese, per favore".

Come sta Ronaldo?
"Ha un po' di dolore, ma sta bene, una finale trasforma. Se hai qualcosa che ti fa male, giochi lo stesso. Giocherà al massimo".
Se potesse togliere un giocatore all'Atlético?
"Non credo che la questione riguardi un giocatore da togliere o no. Quello che fa l'Atlético, lo fa di squadra. Non gli toglierei nessuno. Si gioca 11 contro 11".
Si aspetta una partita dura?
"Dura no, non mi piace questa parola. Può significare: cattiva. Partita difficilissima, ecco. Ma siamo preparati".
Qual è la differenza tra una finale da calciatore e una da allenatore?
"Non è facile arrivare a una finale, i ragazzi sono stati fenomenali e in francese si dice che adesso manca la ciliegina sulla torta (anche in italiano, ndr). Sono un poco stressato perché devo rispondere a tanta gente e fa caldo. Mi piace la pressione. Ma da allenatore non ha niente a che vedere con quella da giocatore. Ancelotti me lo ripeteva sempre, lo disse anche a Lisbona: un giorno vedrai cosa significa. Eccomi qua".
Se il Real non vincesse, sarebbe un anno disastroso?
"Non credo. Sarebbe disastroso solo se non mettessimo in campo quello che abbiamo dentro".
Cosa è cambiato rispetto alla finale di due anni fa?
"Il club cambia ma l'idea è la stessa: essere all'altezza della storia, unità, impegno, compañerismo. Dovremo mettere qualità e tutto quel che si ha dentro".
Simeone ha citato spesso Casemiro come chiave della gara. Si aspetta una partita complicata?
"Certo, lo sappiamo, siamo preparati a soffrire. Ma in una finale è normale avere difficoltà. Se vuoi vincere, devi passare dalla sofferenza".
Materazzi ha detto che tiferà per lei.
(Risponde in italiano) "Ha detto questo? Bene. Non posso dire niente. Faccio il mio lavoro".
Quando perdeste in Liga tre mesi fa contro l'Atlético, correste molto meno di loro.
"Corremmo molto meno? Sì? Sono passati tre mesi. Stiamo meglio, ma non significa niente. Il lavoro con i ragazzi è stato enorme. Credo moltissimo nel lavoro. Vediamo che cosa succede. Non c'è un favorito. 50 e 50.
È una finale che si vince difendendo o attaccando?
"Prima si deve difendere. Quando non hai il pallone, è l'unica cosa che puoi fare. Abbiamo le nostre armi per attaccare. Ma c'è solo una cosa che non dovremo smettere di fare. Correre, correre, correre".
Poi avvolge la sua luce e se ne va.
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