Lo sciamano vestito in nero che vince, tra rituali, superstizioni e manie. Diego Simeone è uno che divide. Tendenzialmente piace, è l'incarnazione del nuovo corso del pallone, grinta, difesa e contropiede, con crisi di rigetto da tiki taka, palleggio e ali larghe che saltano l'uomo. L'ultimo ritocco al suo capolavoro è atteso il 28 maggio a San Siro contro il Real Madrid. In Italia piovono prime pagine su di lui, così nel resto d'Europa mentre in Inghilterra il Telegraph qualche giorno fa lo apostrofava con la delicatezza tipica usata dagli inglesi agli argentini (contributo decisivo alla causa per la poca reciproca simpatia, la questione delle Isole Falkland e la mano de Dios di 30 anni fa) "il più brillante farabutto del calcio", con accurata analisi delle provocazioni a David Beckham ai Mondiali 1998 da calciatore e la quasi rissa con Raphael Varane nella finale di Champions League 2014 e del suo abbigliamento, sempre nero, definito macabro. Lo stesso outfit mostrato da Simeone anni fa a Catania, per tutto il campionato, di sicuro diverso da quello brit di Pep Guardiola con pullover rosso sulla panca del Bayern Monaco, oppure da Arsene Wenger, impeccabile con giacca blu e cravatta rossa all'Emirates, anche quando l'Arsenal arriva in fondo e poi non vince mai, o quasi.
Il Cholo invece alza trofei. Si gioca una Champions e si è giocato la Liga sino alla penultima giornata. E anche se è ormai una star mediatica e il Cholismo una religione itinerante, con il tecnico che arriva a declinare le basi della sua idea di calcio su un treno per uno sponsor, c'è ancora materiale per piccoli segreti, rituali, superstizioni, forse ancora poco conosciuti del tecnico dell'Atletico Madrid. La recente scena del Vicente Calderon, con un pallone finito in campo dalla panchina dell'Atletico a fermare il contropiede del Siviglia (tre turni di stop per il Cholo) non è in realtà la prima scorrettezza del genere attribuita al Cholo. A 11 anni, nel 1982 il ragazzino Diego Simeone, raccattapalle del Velez Sarfield, lanciava un pallone in campo alcuni metri più avanti rispetto al punto indicato dall'arbitro per favorire una ripartenza della sua squadra del cuore, contro il Boca Juniors. Anche in quel caso, espulsione.
Ma c'è altro, tipo l'attenzione maniacale per i dettagli. Tre anni fa, per la finale di Copa del Rey contro il Real Madrid al Santiago Bernabeu scendevano in campo anche alcuni raccattapalle dell'Atletico. Il Cholo non si fidava dei ragazzini a bordocampo dei blancos, voleva che metà fossero colchoneros. Poi, il peso dell'oroscopo. Simeone chiede sempre il segno zodiacale dei calciatori che tratta il club (Gemelli il suo preferito), come confessava al settimanale Jot Down Magazine, due anni fa. Mentre su altri spunti del Simeone B-side ha lavorato qualche settimana fa Marca, raccontando della routine mattutina pre lavoro, da una tazza di mate (bevanda preferita dagli argentini) a un toast, prima dei quotidiani, della mania del pallone anche a casa, telecomando alla mano con zapping finché non ricompare un rettangolo verde, oppure il divieto a scattare foto in campo al tecnico argentino, ai suoi tweet motivazionali (un cinguettìo a inizio stagione, poi stop), sino al bando di quesiti su politica ed economia in conferenza stampa. Mentre tutti all'Allianz Arena hanno potuto notare il suo gesto scaramantico precedente alla sfida con il Bayern: stretta agli attributi a uso di flash e tv e corsa all'incasso. E il gesto ha funzionato..
Il Cholo invece alza trofei. Si gioca una Champions e si è giocato la Liga sino alla penultima giornata. E anche se è ormai una star mediatica e il Cholismo una religione itinerante, con il tecnico che arriva a declinare le basi della sua idea di calcio su un treno per uno sponsor, c'è ancora materiale per piccoli segreti, rituali, superstizioni, forse ancora poco conosciuti del tecnico dell'Atletico Madrid. La recente scena del Vicente Calderon, con un pallone finito in campo dalla panchina dell'Atletico a fermare il contropiede del Siviglia (tre turni di stop per il Cholo) non è in realtà la prima scorrettezza del genere attribuita al Cholo. A 11 anni, nel 1982 il ragazzino Diego Simeone, raccattapalle del Velez Sarfield, lanciava un pallone in campo alcuni metri più avanti rispetto al punto indicato dall'arbitro per favorire una ripartenza della sua squadra del cuore, contro il Boca Juniors. Anche in quel caso, espulsione.
Ma c'è altro, tipo l'attenzione maniacale per i dettagli. Tre anni fa, per la finale di Copa del Rey contro il Real Madrid al Santiago Bernabeu scendevano in campo anche alcuni raccattapalle dell'Atletico. Il Cholo non si fidava dei ragazzini a bordocampo dei blancos, voleva che metà fossero colchoneros. Poi, il peso dell'oroscopo. Simeone chiede sempre il segno zodiacale dei calciatori che tratta il club (Gemelli il suo preferito), come confessava al settimanale Jot Down Magazine, due anni fa. Mentre su altri spunti del Simeone B-side ha lavorato qualche settimana fa Marca, raccontando della routine mattutina pre lavoro, da una tazza di mate (bevanda preferita dagli argentini) a un toast, prima dei quotidiani, della mania del pallone anche a casa, telecomando alla mano con zapping finché non ricompare un rettangolo verde, oppure il divieto a scattare foto in campo al tecnico argentino, ai suoi tweet motivazionali (un cinguettìo a inizio stagione, poi stop), sino al bando di quesiti su politica ed economia in conferenza stampa. Mentre tutti all'Allianz Arena hanno potuto notare il suo gesto scaramantico precedente alla sfida con il Bayern: stretta agli attributi a uso di flash e tv e corsa all'incasso. E il gesto ha funzionato..