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Roma, metà missione compiuta: ma ancora troppi errori

Giallorossi ancora senza vittorie esterne in Champions (non arrivano da quasi sei anni) ed in sofferenza nella gestione del pari nella ripresa anche per l'inferiorità numerica. Il risultato di 1-1 è buono, ma la difesa concede troppo

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OPORTO - La Roma ha fatto un altro passettino verso i gironi di Champions, ma è servita una nottata lunga e sudata per uscire indenni dall'Estádio do Dragão. Il pareggio con gol mette Spalletti nelle condizioni ideali per affrontare il ritorno, all'Olimpico, martedì, quando sarà disponibile anche il nuovo acquisto Bruno Peres. Considerato una specie di bestia nera dal Porto, per i suoi trascorsi allo Zenit, il tecnico di Certaldo ha prolungato la sua tradizione favorevole: in cinque confronti diretti non ha mai perso. E stavolta ha anche accarezzato quella vittoria esterna che alla Roma in Champions manca dal 23 novembre 2010 (3-2 a Basilea) e in Europa da un anno e mezzo (col Feyenoord in Europa League a febbraio 2015). La squadra giallorossa però non è riuscita a gestire il clamoroso cadeau dell'autorete di Felipe a metà del primo tempo, che le ha consentito di legittimare la migliore partenza. Il gol divorato da Dzeko sullo 0-0, dopo che l'irriconoscibile Casillas ha rilasciato una palla bloccata a terra, è il rimpianto più grande. Poi l'espulsione per doppia ammonizione di Vermaelen prima dell'intervallo ha mutato radicalmente i piani della serata e costretto De Rossi e soci a una seconda parte di sacrificio e sofferenza, in cui almeno hanno limitato i danni. La qualificazione non è scontata, ma la prima parte della missione, forse la più difficile, è stata completata con successo.

Risulta difficile giudicare la prova senza tener conto degli eventi che hanno cambiato  la situazione psicologica e il quadro tattico della partita. Almeno in avvio, è stato il Porto a temere la Roma, e non viceversa. Nuno Espirito Santo, il tecnico di casa, ha preferito abbottonarsi in un 4-4-1-1 con Adrian insieme ad André Silva (escluso Corona, in panca), con il risultato di consegnare il centrocampo ai giallorossi. Più efficaci le scelte di Spalletti, che è partito con Nainggolan vertice alto del centrocampo, praticamente un 4-2-3-1 in cui ora il belga ora Strootman hanno trovato ampie praterie per esprimersi e per esaltare la velocità di Salah nei suoi inserimenti. L'egiziano ha sfiorato due volte il gol, l'autorete goffa di Felipe su corner ha premiato una superiorità comunque evidente nel gioco e nel fiato.  La cacciata prematura di Vermaelen (inevitabile il secondo giallo per un calcio ad André Silva lanciato a rete) non permette di sapere se il calo fisico evidente della ripresa si sarebbe verificato anche in condizioni di parità numerica. Di certo c'è che la Roma, tolto Perotti e inserito Emerson, poi autore del fallo di mano del rigore, ha arretrato subito il suo baricentro, perdendo tutto lo smalto di inizio sera, e ha atteso i colpi del ko all'angolo. Il pari di Adrian, annullato per fuogioco. Il rigore di André Silva, buono. I gol annunciati che lo stesso André Silva ha fallito da due passi, graziando ripetutamente Alisson (da rivedere nelle uscite il portiere brasiliano, che ha vinto per ora il ballottaggio con Szczesny). Sorride la Roma, alla fine, e conta questo: ha il muso avanti, per ora. Ma nel suo lento percorso di crescita, dovrà riflettere anche sugli ultimi errori.
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